(Foto diocesi di Benevento)

Di Gigliola Alfaro

Leggi l’articolo: Zuppi chiude a Benevento l’Incontro dei Vescovi delle Aree Interne. Presente anche il Vescovo Palmieri

Dare continuità a un cammino nato dal basso, rafforzare il confronto tra i vescovi e mettere a fuoco proposte capaci di incidere concretamente sulla vita dei territori.Sono le prospettive emerse dall’incontro dedicato alle Aree interne, conclusosi il 1° settembre, a Benevento, presso il Centro “La Pace”, con la riflessione del card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei. I vescovi, tra cui Mons. Gianpiero Palmieri, si sono confrontati sul modo in cui dare continuità ed efficacia al ricco percorso, che ha assunto, nel corso degli anni, uno spessore nazionale. È stato designato un gruppo di tre vescovi (mons. Felice Accrocca, vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e di Foligno; mons. Benoni Ambarus, arcivescovo di Matera-Irsina e vescovo di Tricarico; mons. Marco Prastaro, vescovo di Asti), in rappresentanza delle diverse aree geografiche del Paese, con il compito di individuare, insieme alla Cei, temi, forme e luoghi del prossimo convegno. Ad accogliere nel capoluogo sannita la trentina di presuli provenienti da tutti Italia è stato mons. Michele Autuoro, arcivescovo di Benevento da pochi mesi.

(Foto TSTV Benevento)

Lei è da poco arcivescovo di Benevento, come ha vissuto sul piano personale questo Incontro?
Sul piano personale a me è molto servito l’Incontro, perché sono arrivato da appena due mesi e non vengo da un’area interna, ma da un’area metropolitana. Questo Incontro mi è servito ad approfondire alcune questioni, anche sul fronte dell’approccio, della lettura delle aree interne, con le loro particolarità e dinamiche.Il clima dell’Incontro tra noi vescovi è stato molto fraterno.Inoltre, l’ascolto e lo scambio delle buone prassi, messe in atto in alcune diocesi, sono stati molto arricchenti.

Che quadro è emerso dal vostro incontro delle aree interne?
L’idea di fondo che ci ha suggerito l’intervento di mons. Mariano Crociata è che innanzituttol’annuncio cristiano ha un’intrinseca dimensione sociale, quindi dobbiamo mettere sempre insieme questi due aspetti.Abbiamo parlato anche di far crescere la formazione, di sacerdoti e laici, perché questo ci dà una prospettiva non solo nuova, ma ci aiuta ad affrontare anche le questioni con una dimensione un po’ più globale. Si è detto di impegnare anche i nostri istituti teologici, con nuove prospettive di corsi da allargare a tutti, e di avviare sinergie con l’Università.

Il secondo aspetto che è emerso è la necessità di fare rete.

A Benevento prossimamente si svolgerà anche il Forum delle aree interne, che mette in campo di più la dimensione sociale, coinvolgendo le realtà sociali, le istituzioni, i sindaci, con una riflessione che da questo punto di vista aiuta a fare in modo che ciascuno di noi possa impegnarsi ad essere generativo per i nostri territori.

In che modo il Forum e il lavoro dei vescovi delle aree interne possono rapportarsi?
Il Forum ci aiuta a calare in una realtà locale certe prospettive, certe idee, certe intuizioni che in questi giorni abbiamo condiviso come vescovi in modo da essere ulteriormente generativi nelle nostre realtà, anche con più soggetti che prendono parte a questo impegno per il bene comune.

Durante l’Incontro sono state condivise delle buone pratiche per le aree interne…
L’arcivescovo di Cagliari e segretario generale della Cei, mons. Giuseppe Baturi, ci ha raccontato, ad esempio, l’esperienza di una cooperativa nata con il sostegno della diocesi ma senza fare assistenzialismo, che ha per protagonisti i giovani e i prodotti di territori delle aree interne.È stato molto interessante ascoltare questa proposta, che impegna un’area particolarmente interna e anche difficile, perché ha mostrato un’economia capace di coniugare sostenibilità ambientale, inclusione sociale e sviluppo locale, mettendo al centro la dignità del lavoro.Per tutti rappresenta uno spunto per avviare anche nei nostri territori percorsi con i giovani. Ogni territorio ha le sue caratteristiche, peculiarità, originalità, quindi ogni buona pratica deve essere poi calata nelle diverse realtà locali.

Come proseguirà il cammino?
Si è parlato di incontri da tenere anche con gli altri vescovi a livello regionale, anche con un coordinamento. Gli Incontri dei vescovi delle aree interne sono nati qui a Benevento ma adesso, proprio perché hanno assunto una prospettiva più nazionale, con vescovi da tutta Italia, ci sarà un coordinamento con tre vescovi, uno del Nord, uno del Centro e uno del Sud, che insieme con alcuni uffici della Segreteria generale della Cei inizieranno a definire il percorso futuro. L’iniziativa è nata all’interno della metropolia beneventana, poi si è allargata ad altri vescovi ma con una dimensione di spontaneità, potremmo dire anche carismatica, quindi con un aspetto anche profetico.

Adesso il cammino è diventato più maturo ed esige di fare anche qualche passo in avanti.

L’intervento conclusivo del card. Matteo Zuppi è stato sulle “Nuove prospettive per continuare il cammino”: cosa vi ha indicato il presidente della Cei?
La prima prospettiva è che il cammino deve continuare; la seconda riguarda la formazione; la terza è la necessità di fare rete,anche a più livelli, alcuni livelli la Cei li ha già avviati; ci sono già alcuni tavoli anche con le istituzioni. Ci sono, poi, cammini, come lo stesso Progetto Policoro che adesso si sta rinnovando.

Quale può essere il ruolo della fede in questi territori delle aree interne?
È importante perché partiamo da contesti in cui c’è ancora tanta fede, almeno al Sud, c’è una forte pietà popolare.

La fede ci ricorda, che siamo chiamati ad occuparci dell’altro, a prenderci cura, a vivere la fraternità, a combattere l’individualismo, affinché nessuno rimanga indietro.

Per rispondere alla domanda che ci viene posta anche dalla Bibbia “Dove è tuo fratello?”, la fede dà a questo impegno sostanza, una base molto forte.

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