SAN BENEDETTO DEL TRONTO – La recente passeggiata al Paese Alto (si veda QUI) ha avuto inizio nel cortile parrocchiale di San Benedetto Martire dove è presente un’opera realizzata da Francesco Pompei nel 2004 in occasione del 17º centenario della morte di San Benedetto. Si tratta di una serie di sei raffigurazioni ricche di pathos e spiritualità, capace di restituire con intensità le fasi del martirio del Santo che ha dato il nome alla Città.

Tutto ha inizio il 13 ottobre del 304 a Cupra, quando il giovane e valoroso soldato, reo di essersi opposto all’ordine del prefetto Grifo di bruciare incenso in onore dell’imperatore elevato a divinità, affronta il proprio destino. Nel primo quadro lo scorgiamo inginocchiato, a torso nudo, con le mani giunte sul petto in segno di incrollabile fede e accettazione del martirio. Dietro di lui un soldato romano stringe l’elsa della spada con cui a breve verrà eseguita la decapitazione, mentre in basso una figura velata stende un drappo rosso pronto a raccogliere il sangue versato. Sullo sfondo, il calmo paesaggio marino contrasta con la ferocia della scena.

Compiuto il supplizio, la tragedia prosegue nel secondo pannello, dominato dal trambusto e dal furore degli esecutori: il corpo esanime del martire viene spinto a capofitto da un ponte di pietra per essere gettato nelle acque del fiume Menocchia. Gli sguardi cupi e le armature dei legionari coronano la drammatica caduta dell’uomo, nudo e inerme, destinato nell’intento dei suoi persecutori a essere inghiottito dall’oblio.

Tuttavia, la natura stessa si fa strumento divino nel terzo riquadro, ambientato in un fiabesco scenario sottomarino: le acque del Menocchia trasportano il santo fino al mare, dove dei delfini accolgono con inaspettata dolcezza la salma, adagiandola sulle proprie dorsali per scortarla delicatamente tra i flutti, immersa in un vivido fondale popolato da pesci, stelle marine e conchiglie.

Il prodigio si compie appieno nella quarta maiolica, che ritrae la spiaggia bagnata dalle onde. Qui avviene il miracolo della ricomposizione: la testa decapitata del martire si ricongiunge perfettamente al resto del corpo, disteso intatto sulla sabbia. Un umile contadino, giunto fin lì con la sua pariglia di buoi e il gregge, scorge stupefatto la salma affiorata dal mare, arrestandosi in un gesto di reverente meraviglia sotto la fronda di un albero.

L’emozione e il senso del sacro pervadono il quinto pannello, nel quale una piccola comunità di fedeli cristiani si stringe attorno alle spoglie di Benedetto. Uomini e donne, dai volti segnati da profonda commozione, sollevano reverenti il corpo avvolto in un sudario bianco per adagiarlo delicatamente su un carro di legno ricoperto di paglia, preparando il solenne viaggio finale.

Nel sesto e ultimo riquadro della narrazione, la salita del carro trainato dai buoi diventa l’atto fondativo della città. Guidati da una forza invisibile, gli animali avanzano lungo il pendio mentre una processione di fedeli reca croci e preghiere. Sullo sfondo svetta la rocca e il borgo del Paese Alto, illuminato da una luce celeste, mentre in alto la figura trasfigurata di San Benedetto, in veste da soldato e con la palma del martirio tra le mani, veglia dall’alto su quel luogo in cui sorgerà il suo santuario e la città che ancora oggi ne porta il nome.

Essendo noto il valore dell’immagine nella veicolazione dei contenuti, sarebbe bello se queste potessero essere utilizzate, tanto nella catechesi quanto nelle nostre scuole, per far conoscere ai giovani uno dei momenti fondativi della nostra Città.

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