
ARQUATA DEL TRONTO – Prosegue la nostra rubrica di approfondimento in vista del decimo anniversario del terribile sisma che nel 2016 colpì la popolazione di Arquata del Tronto.
Dopo la testimonianza dei coniugi Vinicio Paradisi e Vincenza Pala (leggi qui l’articolo: https://www.ancoraonline.it/2026/08/12/pescara-del-tronto-vinicio-e-vincenza/), l’intervista al sindaco Michele Franchi (leggi qui l’articolo: https://www.ancoraonline.it/2026/08/17/arquata-10-anni-dal-terremoto-intervista-al-sindaco-michele-franchi-non-ci-aspettavamo-di-essere-ancora-cosi-indietro/) e la testimonianza dei giovanissimi Ambra Trenta e Andrea Firmani (leggi qui l’articolo: https://www.ancoraonline.it/2026/08/19/arquata-i-sogni-di-ambra-e-andrea/), oggi è la volta di Emanuele Santori, il fotografo sambenedettese che, a dieci anni dal terremoto, torna sulle pagine de “La Freccia”, il magazine di bordo edito da Ferrovie dello Stato Italiane, con un reportage dedicato ai luoghi feriti dal sisma e ai segni di una vita che lentamente riprende il proprio cammino.
“Dove il silenzio parla” è il titolo del servizio che porta la firma di Santori sia per le immagini che per i testi e che è stato pubblicato nel numero di Agosto 2026 della rivista che Trenitalia offre in omaggio ai propri clienti da oltre 10 anni.
Edizione sfogliabile: https://issuu.com/edizionilafreccia?ps=24
Il viaggio parte da Arquata del Tronto e attraversa il cuore dei Sibillini, passando per le frazioni di Piedilama e Pretare, salendo verso Forca di Presta e arrivando a Pian Grande, Castelluccio e Norcia. Un itinerario che diventa anche un percorso nella memoria, tra ferite ancora evidenti e segnali di rinascita. Come recita il sommario del reportage, si tratta di “un’esperienza dal sapore mistico, tra paesaggi sospesi in cui le ferite del sisma si mescolano con i segni della rinascita”.
Per Santori, però, il ritorno in quei luoghi ha avuto prima di tutto un significato personale. “Dopo il terremoto non ero più andato a fotografare tra Arquata e Castelluccio. Sono posti che amo tantissimo e che sento come parte di me. La ferita lasciata dal sisma era, e in parte è ancora, troppo profonda”. Poi, lo scorso marzo, il ritorno quasi per seguire una suggestione: “Il giorno prima aveva nevicato e mi è venuta voglia di vedere il bianco dell’ultima neve mescolarsi ai primi colori della primavera”.
Ad attenderlo ha trovato anche un’immagine inattesa: “Sono arrivato ed era pieno di motociclisti, e così ho percepito qualcosa di nuovo: la vita stava rinascendo tra le ferite del sisma come la primavera avanzava nonostante l’ultima neve”. Da quel momento sono tornate la macchina fotografica e la voglia di raccontare. Una prima visita, poi una seconda e un’altra ancora, “stregato da quei paesaggi che vedevo sotto una nuova luce”. Le sensazioni raccolte durante il percorso venivano registrate sullo smartphone attraverso dei “vocali”, per essere poi trascritte e organizzate in studio.
“Dove il silenzio parla” nasce così dall’incontro tra fotografia, scrittura, viaggio e memoria. “Sono un fotografo a cui piace scrivere, non sono un giornalista”, precisa Santori, spiegando anche l’idea alla base del lavoro: “La rivista La Freccia, penso, non avrebbe avuto una rubrica adeguata a commemorare il terremoto, così ho pensato di unire viaggi e sisma in un servizio che raccontasse quel ‘percorso mistico’ che facevo ogni volta tra Arquata e Castelluccio passando per Forca di Presta. L’ho proposto ed è piaciuto!”.
Nel reportage la montagna è protagonista attraverso il vento, il silenzio, la luce e gli spazi dei Sibillini. Ma le fotografie non cercano soltanto di documentare: provano a restituire l’atmosfera di territori nei quali la memoria del terremoto convive con la ricostruzione, con le attività che ripartono e con il ritorno di visitatori, turisti e sportivi.
Il nuovo servizio segna anche il terzo reportage di Santori per “La Freccia”, dopo “Il Piceno a ritmo slow”, pubblicato nel settembre 2023, e “All’ombra dei Sibillini”, apparso nel dicembre dello stesso anno. Un percorso autoriale nel quale immagini e parole procedono insieme e il paesaggio diventa un modo per parlare di persone, memoria e trasformazioni.
A dieci anni dal sisma, Santori sceglie dunque di guardare oltre la distruzione. Nel silenzio dei Sibillini restano le tracce di ciò che è accaduto, ma si fanno spazio anche i segnali di ciò che torna a vivere. Ed è proprio lì che quel silenzio, attraverso le immagini e le parole, comincia a parlare.





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