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FOTO Villa Rosa, festa dell’Assunta. Vescovo Palmieri: “Le tre esperienze che ci segnano”

MARTINSICURO – La comunità di Villa Rosa ha celebrato la solennità dell’Assunta nella serata di ieri, 15 Agosto 2026, con una partecipazione ampia e sentita: alle ore 21:00, infatti, residenti, turisti e famiglie hanno riempito il piazzale antistante la chiesa San Gabriele dell’Addolorata, dando vita a una celebrazione che, come ogni anno, rappresenta uno dei momenti di fede e di culto più significativi dell’estate.

La Santa Messa, presieduta dall’arcivescovo Gianpiero Palmieri, è stata concelebrata dal parroco don Francesco Ciabattoni, dal collaboratore parrocchiale don Albert Kalafula e dal presbitero fidei donum don Juvénal Mukamba Lukumbusho, originario della diocesi di Uvira, nella Repubblica Democratica del Congo. Presente anche il diacono Emanuele Imbrescia che ha servito l’altare.

La celebrazione è stata animata dal canto del coro parrocchiale dei giovani, diretto da Arianna Di Pietro ed accompagnato da 
Francesco Lucchetti alla chitarra acustica. Il coro, che è stato fondato molti anni fa da don Claudio Marchetti, all’epoca seminarista e oggi rettore del Pontificio Seminario Regionale Marchigiano “Pio XI” , vanta oggi 25 coristi e di recente, dopo l’oratorio estivo, si è arricchito della presenza di alcuni giovani musicisti, che anche ieri hanno accompagnato il canto: Anna De Berardinis al cajon, Jacopo Di Sabatino alla chitarra elettrica e Vincenzo Grasso alla chitarra classica.

Ad impreziosire ulteriormente la celebrazione è stata la presenza di alcuni tappeti all’uncinetto, magnifiche opere artigianali realizzate in occasione del Corpus Domini dai parrocchiani che hanno  partecipato al laboratorio parrocchiale di uncinetto promosso dal precedente parroco don Alfonso Rosati.

Tra i parrocchiani presenti, una menzione speciale va ai volontari dell’Unitalsi che per l’occasione hanno allestito un banchetto per la vendita di prodotti dolciari fatti in casa: il ricavato verrà utilizzato per finanziare il viaggio degli ammalati della parrocchia a Lourdes.

La maternità di Maria: un amore che cresce fino ad abbracciare tutta l’umanità

Il cuore della serata è stata l’omelia del vescovo Gianpiero, un intervento appassionato che ha saputo coniugare profondità dottrinale, sensibilità pastorale e capacità di parlare alla vita concreta delle persone.

Mons. Palmieri ha proposto una riflessione articolata sulla figura di Maria come donna in cammino, che si muove con slancio verso Elisabetta, portando con sé la presenza del Figlio. Questo cammino, però, non inizia solo con la Visitazione: affonda le sue radici nel disegno eterno di Dio, che ha voluto Maria preservata dal peccato e segno di speranza per l’umanità. La vita di Maria è un percorso continuo: dall’Annunciazione alla visita ad Elisabetta, dalla sequela di Gesù fino alla croce, passando per la gioia silenziosa della risurrezione e la preghiera nel cenacolo.

Il cammino di Maria finisce nella vita stessa di Dio, nel cuore della Trinità, nell’eternità di Dio. Maria trova lì il suo posto definitivo – ha detto mons. Palmieri -, ma lungo questo cammino, il cuore di Maria si allarga a dismisura e la sua maternità diventa universale, una maternità che coinvolge tutti, anche noi. Il cammino di Maria plasma il suo cuore e lo rende sempre più il cuore di una madre. E man mano che la Parola del Signore – il Figlio fatto carne – entra dentro di lei, nel suo grembo e nel suo cuore, la sua maternità s’allarga e, sulla croce, coinvolge tutti gli uomini”.

Il cammino di Maria è, dunque, un cammino di amore che cresce, di disponibilità totale a Dio e di apertura verso l’umanità.

Le tre esperienze che segnano la vita dell’uomo

Il vescovo ha poi sviluppato una parte centrale dell’omelia, dedicandola alle tre esperienze che segnano profondamente la vita di ogni persona: il peccato, le ferite e la spogliazione. Tre realtà che lasciano un segno nel corpo e nell’anima, ma che possono diventare luoghi di luce, se incontrano la misericordia di Dio.

Ha detto mons. Palmieri: “La festa di oggi dice che Maria vive in Dio in anima e corpo. E perché questa sottolineatura? Perché il corpo? Anima e corpo significa tutta la nostra realtà umana, ma il corpo sottolinea in modo particolare la nostra dimensione fragile. Maria entra in Dio con tutto ciò che è stata, anche con la sua umanità fragile, rappresentata dal corpo. Nella nostra vita quotidiana, infatti, tutte le vicende – belle o tristi – lasciano un segno sul nostro corpo”.

Ha poi proseguito: “Ci sono tre situazioni umane che rappresentano la fragilità e, allo stesso tempo, sono luoghi in cui il Signore ci viene incontro e ci dona tanta luce”.

Il peccato

La prima, che Maria non ha vissuto, è il peccato, che mons. Palmieri ha definito una realtà “brutta”, che “non può piacere a Dio” e che lascia un segno negativo nella vita dell’uomo. Ma – ha aggiunto- il peccato è il luogo in cui il Signore fa entrare tanta luce: la sua misericordia.

«E proprio mentre ero ripiegato tristemente sul mio peccato, il Signore, con il suo amore, ha ridonato luce e pace al mio cuore.»“.

Le ferite

La seconda esperienza è quella delle ferite della vita. Il vescovo Gianpiero ha ricordato che molte persone portano ferite antiche o recenti: “un genitore che si è preso poca cura di noi, un trauma, un abbandono, una violenza, un fallimento. Tante situazioni ci possono aver ferito da bambini o da adulti. Ma in queste situazioni il Signore ci è venuto incontro e forse abbiamo sperimentato una profonda guarigione”. Ha quindi sottolineato che Gesù, con i suoi miracoli, guarisce non solo nel corpo, ma anche nell’anima, e ci dice:

«Tu non sei solo le tue ferite. Tu sei mio figlio, un figlio che io amo, un figlio che ho creato libero, un figlio che anche nelle situazioni difficili può rialzare la testa e vivere».

La spogliazione

“La terza esperienza, infine, è quella in cui il Signore ci spoglia – ha detto mons. Palmieri -: quando invecchiamo, quando gli occhi non brillano più, quando facciamo fatica a camminare, quando ci ammaliamo, quando si avvicina la morte. Tutte queste situazioni, in cui il Signore ci spoglia, sono esperienze dolorose. Ma anche in queste situazioni, il Signore ci viene incontro e ci dice:

«Ci sto, ci sono. Anche in questa situazione, puoi scoprire ciò che è essenziale: essere amati e amare»“.

L’esempio di Marco (malato di SLA) e la trasfigurazione di Maria

A questo proposito, il vescovo Gianpiero ha raccontato la testimonianza di Marco Marini:

“Qui vicino, a Martinsicuro, c’è un caro amico malato di SLA. È a letto e muove solo gli occhi. Marco è il miglior catechista di Cresima che abbiamo in Diocesi: grazie alla tecnologia, attraverso gli occhi, scrive ai ragazzi e gli comunica la voglia di vivere, l’amore per la vita“.

Mons. Palmieri ha quindi concluso:

“Queste tre esperienze – peccato, ferite, spogliazione – lasciano il segno sul corpo, ma non è solo un corpo affaticato: è un corpo che può diventare luminoso. Se queste esperienze diventano appuntamenti con l’amore di Dio, tanta luce si sprigiona e il corpo diventa glorioso, trasfigurato, come quello di Gesù risorto e come quello di Maria.

La festa di oggi, allora, dice una cosa bellissima:
«Coraggio, fratello! Coraggio, sorella! Il tuo cammino umano, anche quello più doloroso, anche quello che lascia più segni sul tuo corpo, può diventare un cammino di trasfigurazione e preparare il tuo corpo al Paradiso, anticipandolo un po’ di quella luce: la luce che si vede nei tuoi occhi, nel tuo sguardo, nel tuo cuore»”. 

L’appello a far sentire i bambini parte della comunità cristiana

Durante i saluti finali, il vescovo ha richiamato con tono affettuoso un episodio avvenuto durante la celebrazione: una mamma che cercava di calmare la figlia piccola.

“Voi forse non ve ne siete accorti, ma qui davanti, durante la Messa, si è consumata una lotta permanente tra una mamma e la sua bambina. Facciamo un applauso a tutte le mamme e i papà che vengono strenuamente vengono a Messa, perché sono dei veri eroi!”, ha detto mons. Palmieri, sottolineando l’importanza che “i bambini crescano sentendosi parte della comunità cristiana“. Il vescovo Gianpiero ha quindi concluso la celebrazione, ringraziando “chi mette al mondo dei bambini e chi li porta nella comunità cristiana”.

La Messa dell’Assunta si è confermata anche quest’anno un appuntamento centrale dell’estate villarosana, capace di unire residenti e turisti attorno alla figura di Maria e alla vita della comunità parrocchiale. L’omelia del vescovo Palmieri, intensa e ricca di contenuti, ha lasciato un segno profondo nei presenti.

Leggi qui l’omelia integrale: Omelia Vescovo Palmieri per solennità Assunta

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Carletta Di Blasio: