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Salvato dall’oblio. La curiosa storia di un dipinto di Alfred Chatelain

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – È proprio vero che le cose crescono facendole. Durante la passeggiata dedicata ai villini liberty di San Benedetto del Tronto, svoltasi il 28 luglio, uno dei temi affrontati è stato quello delle numerose ville storiche demolite nel corso del Novecento. Raccontando la loro storia, il loro valore architettonico e ciò che purtroppo è andato perduto, è accaduto un episodio tanto inatteso quanto significativo.

Durante una delle soste, un signore si è avvicinato raccontando una vicenda straordinaria. Nella propria abitazione conserva un pannello sottile di legno dipinto da Alfred Chatelain – pittore svizzero che soggiornò dal 1908 al 1920 nella nostra Città – trovato casualmente circa dieci anni fa durante il mercato “L’Antico e le Palme”. Il pannello era esposto in maniera piuttosto insolita: appoggiato al tronco di una palma, tra gli oggetti messi in vendita da un rigattiere. Colpito dall’opera, decise di acquistarla, venendo a conoscenza della sua singolare e curiosa storia.

Il venditore gli raccontò infatti che quel pannello era rimasto per molti anni nel suo magazzino fino al giorno che doveva liberare dello spazio. Ancora più sorprendente era però la sua origine. Il rigattiere ricorda che negli anni ‘70 si era avvicinato al cantiere di una villetta in demolizione nella via della stazione ferroviaria della nostra S. Benedetto. Lui era solito fare questo quando sapeva che da qualche parte c’era qualcosa da prendere. In mezzo a quel mucchio di materiali destinati alla discarica notò un paio di pannelli dipinti, uno in migliori condizioni e chiese agli operai se potesse prenderlo assieme ad altre cianfrusaglie. Così un’opera che rischiava di essere perduta venne salvata quasi per caso.

Il dipinto del pannello presenta caratteristiche particolarmente interessanti. Raffigura alcuni uccelli intenti a posarsi su fiori ed arbusti di canne, un soggetto decisamente inconsueto nella produzione di Alfred Chatelain. L’artista è infatti conosciuto soprattutto per le sue vedute di San Benedetto del Tronto e per le scene di vita della gente di mare: pescatori, imbarcazioni, scorci del porto e atmosfere della costa adriatica costituiscono il nucleo principale della sua opera.

Anche dal punto di vista stilistico il quadro appare originale. La composizione, la scelta del soggetto e l’impostazione decorativa sembrano richiamare il gusto del giapponismo, quella corrente artistica che, tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, influenzò profondamente molti pittori europei attraverso l’ammirazione per le stampe giapponesi. L’opera rappresenterebbe dunque una testimonianza ancora più preziosa della versatilità di Chatelain e della sua capacità di confrontarsi con linguaggi artistici diversi da quelli per cui è oggi maggiormente è ricordato.

Come tanti artisti di fine ‘800 la curiosità verso l’Oriente, verso “l’étranger” in generale, era molto forte. È normale che Chatelain – essendosi formato a Parigi in un clima molto attento alle istanze esotiche – possa averle in qualche modo assorbite e portate nella sua opera. 

Questa storia dimostra come la ricerca storica non si svolga soltanto negli archivi, ma anche camminando tra le strade, ascoltando i racconti delle persone e creando occasioni di incontro. Una semplice passeggiata culturale ha permesso di far emergere un’opera creduta perduta e di ricostruirne in parte la storia. È il valore più autentico della divulgazione: quando la conoscenza viene condivisa, genera altra conoscenza. Le cose, davvero, crescono facendole.

Nicola Rosetti: