ASCOLI PICENO – “L’amore reciproco è il luogo concreto in cui Dio appare“: si può riassumere con questa frase semplice, ma ricca di implicazioni, l’omelia che il vescovo Gianpiero Palmieri ha tenuto oggi, 29 Luglio 2026, durante la Celebrazione Eucaristica da lui presieduta alle ore 11:00 presso il Villaggio Santa Marta, ad Ascoli Piceno, in occasione della festività di Santa Marta.
La Santa Messa, che è stata concelebrata anche da don Lino Arcangeli, direttore della struttura, si è trasformata in un momento di intensa comunione tra ospiti, operatori e volontari della residenza per anziani che da trent’anni rappresenta un presidio di cura e prossimità.
Presenti anche don Basilio Marchei e don Alfredo Massetti, ospite della struttura.
Presenti inoltre suor Rosa Kolattukudy e suor Lissy Mavely, Ancelle Francescane del Buon Pastore, che si prendono cura degli ospiti della struttura, insieme agli operatori infermieristici, al personale sociosanitario e agli operatori che si occupano della mensa e della pulizia dei locali, guidati dall’infermiera Carla Nepi, responsabile operativa del centro da oltre 12 anni.
Presente infine anche Giorgio Rocchi, direttore della Caritas diocesana della Chiesa di Ascoli Piceno.
Come si vede Dio oggi?
Durante l’omelia, il vescovo Gianpiero ha riflettuto sulla Prima Lettera, che ha definito “molto bella per la sua capacità di mostrare come Dio diventi visibile nel mondo”:
“Giovanni afferma che «Dio nessuno l’ha mai visto», ma il Figlio, «che è nel grembo del Padre», lo ha rivelato. Da qui nasce la domanda decisiva: ‘Come si vede Dio oggi?’“.
Palmieri ha risposto seguendo l’intuizione dell’apostolo: «Se noi ci amiamo gli uni gli altri, Dio si rende visibile nel mondo». L’amore reciproco diventa così il luogo concreto in cui Dio appare, perché — come scrive Giovanni — «Dio è amore»“.
Da cosa si riconosce l’amore cristiano?
Il vescovo Gianpiero ha quindi proseguito l’omelia, soffermandosi su due caratteristiche dell’amore cristiano:
“La prima è che prende l’iniziativa. Non è semplicemente riconoscenza, perché qualcuno mi ama: l’amore ama per primo.
La seconda è che paga un prezzo. L’amore a parole non funziona. Dio stesso ha mostrato il suo amore, dando il Figlio, pagando con la croce“.
Da questa rivelazione nasce la conseguenza inevitabile:
“Se noi accogliamo questo amore, impariamo ad amarci gli uni gli altri – ha detto mons. Palmieri -. L’amore per Dio, infatti, non può essere separato dall’amore reciproco. L’amore si vede dal fatto che ci amiamo.
Giovanni arriva persino a dire che «chiunque ama, per il fatto solo che ama, conosce Dio ed è generato da Dio», anche se non ne è consapevole o ha una fede incerta”.
L’insegnamento di Marta
Il vescovo Gianpiero ha quindi collegato questa logica evangelica alla figura di Marta, che, insieme a Maria e Lazzaro, fu amica di Gesù:
“Marta aveva ascoltato molte volte il cuore del Maestro, e per questo, davanti alla morte del fratello, pronuncia una professione di fede limpida, fortissima, bellissima: «Qualunque cosa tu chiederai al Padre, io lo so che te la concederà»”.
Da qui nasce l’invito alla comunità: chiedere non solo la fede di Marta, ma soprattutto la grazia di volersi bene.
Ha detto mons. Palmieri: “Bisogna riconoscere, con realismo, che, quando le persone vivono insieme, succede di tutto! Ma proprio per questo, è necessario domandare al Signore la capacità di non avvelenare le giornate, bensì di renderle più belle, attraverso la cura reciproca“.
La gratitudine di don Lino Arcangeli
Durante la Messa, il direttore don Lino Arcangeli ha ricordato tutti i vescovi, i presbiteri e le suore che hanno accompagnato gli ospiti del Villaggio Santa Marta in questi trent’anni.
Tra loro, ricordiamo il vescovo Marcello Morgante, che ha voluto e realizzato la struttura, il vescovo Pierluigi Mazzoni, che nel 1996 l’ha inaugurata e il vescovo Silvano Montevecchi, tutti e tre defunti. Dopo di loro, la struttura ha ricevuto il sostegno anche del vescovo Giovanni D’Ercole e dal 2021 anche del vescovo Gianpiero Palmieri.
Proprio a quest’ultimo, al termine della Messa, don Lino Arcangeli ha rivolto un ringraziamento speciale, insieme a suor Lissy, suor Rosa e a tutto il personale, che – ha detto – “accompagnano gli anziani con attenzione costante, cura quotidiana e grande amore”.
Come una grande famiglia
Al termine della Messa abbiamo chiesto una testimonianza all’infermiera Ilaria Cappelli, la quale ha affermato:
“La presenza del vescovo Gianpiero porta sempre nella nostra struttura una ventata di freschezza: Egli, che è una guida salda della nostra Diocesi, è per noi fonte di gioia e di speranza. Siamo molto grati al Signore per la sua presenza“.
Per quanto concerne il Villaggio di Santa Marta, l’infermiera ha aggiunto:
“Il servizio che svolgiamo qui è faticoso ed impegnativo, come in tutti i centri che accolgono le persone con qualche fragilità. Qui, però, a differenza delle strutture ospedaliere in cui ho lavorato in precedenza, le relazioni acquistano una rilevanza diversa. Trascorriamo molto tempo insieme e abbiamo stretto legami. Per noi operatori, gli ospiti sono come dei nonni e delle nonne: loro conoscono noi e noi conosciamo loro. Se non stanno bene, ce ne accorgiamo già da uno sguardo. Ieri ho portato i miei bambini per la prima volta e gli ospiti sono stati molto contenti. Siamo come una grande famiglia: è questo il valore aggiunto di questa struttura“.
La festa di Santa Marta si è rivelata così un appuntamento che ha guardato al passato con gratitudine e, al contempo, ha rilanciato per il futuro il senso di una missione: costruire ogni giorno una comunità che si ama, che mette al centro la persona e che opera per il bene di tutti, soprattutto dei più fragili.