(Foto ANSA/SIR)

“Procurare la morte, in forma diretta o tramite il suicidio medicalmente assistito, contrasta radicalmente con il valore della persona, con le finalità dello Stato e con la stessa professione medica”.

Lo ribadiscono i vescovi della Conferenza episcopale dell’Emilia-Romagna (Ceer), presieduta da mons. Giacomo Morandi, vescovo di Reggio Emilia-Guastalla, dopo l’approvazione, il 23 luglio, della legge regionale che disciplina l’accesso al suicidio medicalmente assistito (Sma): l’Emilia-Romagna diventa così la terza regione in Italia, dopo Toscana e Sardegna, a dotarsi di una normativa specifica in assenza di una legge nazionale. Richiamando una propria nota del febbraio 2024, i vescovi ribadiscono che “il valore della vita umana si impone da sé in ogni sua fase, specialmente nella fragilità della vecchiaia e della malattia”. Pur riconoscendo l’obiezione di coscienza per gli operatori sanitari e l’importanza delle cure palliative, ritengono che la legge “non è la risposta al vero problema che la malattia e la sofferenza pongono all’essere umano” e apra la strada a “prevedibili allargamenti”, favorendo una cultura della “inutilità” della vita della persona sofferente. In comunione con i vescovi toscani, la Ceer ribadisce che “non c’è un ‘diritto di morire’ ma il diritto di essere curati”. I presuli esprimono “vicinanza, amore e preghiera” per le persone fragili e i familiari, notando che la legge è stata approvata nel giorno della festa di sant’Apollinare, patrono della regione, mentre si celebrava la Giornata mondiale dei nonni e degli anziani.

Entra a far parte della Community de L'Ancora (clicca qui) attraverso la quale potrai ricevere le notizie più importanti ed essere aggiornati, in tempo reale, sui prossimi appuntamenti che ti aspettano in Diocesi.

0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Social Media Auto Publish Powered By : XYZScripts.com