
Nello scorso mese di agosto il villaggio cristiano di Taybeh, in Cisgiordania, è stato ancora interessato da un susseguirsi di incursioni, intimidazioni e danneggiamenti attribuiti a coloni israeliani, con effetti diretti sulla sicurezza, sui mezzi di sostentamento e sulla permanenza della popolazione sul territorio. È quanto emerge dal rapporto mensile sui diritti umani e la protezione della comunità locale, diffuso dal parroco latino di Taybeh, padre Bashar Fawadleh, e rivolto a rappresentanze diplomatiche, organizzazioni internazionali e Chiese. Il rapporto evidenzia che la documentazione presente nel report si fonda su un apparato di verifiche indipendenti particolarmente ampio. Tra le fonti utilizzate figurano, infatti, agenzie e istituzioni palestinesi, tra cui Wafa, Al-Baidar, il Comune di Taybeh e il ministero dell’Agricoltura; media israeliani come Times of Israel e Jerusalem Post; testate internazionali quali Reuters, Al Jazeera, Osv News e Upi; organizzazioni per i diritti umani, tra cui Human Rights Watch; fonti delle Nazioni Unite, in particolare Ocha; oltre a documentazione ecclesiale proveniente dalle Chiese locali e dalla piattaforma mediatica “Nabd Al-Hayat”, collegata alla parrocchia latina di Taybeh. Secondo il documento, pervenuto al Sir, gli episodi registrati durante il mese non sarebbero isolati ma parte di un “modello ricorrente” caratterizzato da intrusioni in proprietà private e terreni agricoli, danneggiamenti a infrastrutture, furti, pascolo di bestiame su coltivazioni palestinesi, molestie ai residenti e crescente pressione nei pressi delle abitazioni. Nello specifico il rapporto documenta 14 episodi principali tra aggressioni, incursioni, danneggiamenti, furti e intimidazioni attribuiti a coloni israeliani nell’area di Taybeh. Tra questi, almeno 3 aggressioni fisiche, 6 incursioni in abitazioni o aree residenziali, 5 episodi di danneggiamento di proprietà e infrastrutture e numerose intrusioni di bestiame nei terreni agricoli palestinesi. Il caso più grave è quello della famiglia cristiana di Bashir Naeem Kouna, costretta il 31 agosto ad abbandonare la nuova abitazione dopo ripetute minacce e attacchi. Il rapporto sottolinea inoltre che altre famiglie hanno rinunciato a trasferirsi nelle nuove case a causa della persistente insicurezza. Documentate anche aggressioni contro la comunità beduina Kaabneh, danni a terreni agricoli, recinzioni e infrastrutture idriche ed elettriche, oltre a restrizioni nell’accesso ai campi. Gli agricoltori riferiscono un calo della produzione e crescenti difficoltà nel raggiungere le proprie terre. Tra gli elementi evidenziati nel rapporto vi è il divario tra le misure di protezione annunciate e la loro effettiva applicazione. Pur dopo la dichiarazione dell’area come zona militare chiusa ai non residenti, decisa dall’esercito israeliano a luglio a seguito delle violenze, le incursioni sarebbero continuate per tutto il mese di agosto. Il rapporto richiama infine l’attenzione della comunità internazionale sulla necessità di assicurare protezione ai civili, salvaguardare il diritto delle famiglie a vivere nelle proprie case e garantire condizioni che permettano alla presenza cristiana di Taybeh di continuare a vivere nella propria terra.




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