
Di Alberto Baviera
“Se non partiamo da chi ancora oggi sparge il proprio sangue a causa di un’economia del saccheggio, un’economia che uccide e se non teniamo quel dolore e quel ‘preziosissimo sangue’ nel nostro cuore, come lo custodiva Maria, non credo ci sarà un reale cambio di rotta verso un’economia di pace. Cambio di rotta che coinvolge tutti ma in particolare chi ha più responsabilità di continuare con le proprie scelte o peccati di omissione personali e comunitari questo modello economico liberista”. Ne è convinta Cecilia Dall’Oglio, Global Movement Advisor e Responsabile Programmi italiani del Movimento Laudato si’, che con il Sir riflette a 25 anni dal G8 di Genova quando anche da parte del mondo cattolico si è rimarcata l’urgenza di stili di vita più equi e solidali, rispettosi della dignità delle persone e dell’ambiente. Le sue parole rimandano all’assassinio di mons. Osório Citora Afonso, il vescovo di Quelimane e amministratore apostolico di Beira in Mozambico avvenuto lo scorso 6 giugno, che ha denunciato la “maledizione delle risorse” per via del fatto che le zone più ricche di gas, petrolio e minerali sono spesso anche quelle più esposte a violenza e scontri per il controllo del territorio.
Impegnata da sempre sui temi al centro del vertice, anche Lei fu molto attiva nelle diverse iniziative promosse dall’associazionismo cattolico in occasione del G8. Con quale attenzione?
Ho dedicato la mia vita a cercare di far maturare la coscienza, innanzitutto di noi cattolici, sui temi della giustizia sociale entrando nel 1994 in Focsiv e coordinando la campagne di sensibilizzazione per provare a dare insieme una testimonianza forte che “Un altro mondo è possibile”, come recitava lo slogan del movimento che nel luglio 2001 contestò il vertice a Genova. Sarebbero troppe da nominare, ma negli ultimi 25 anni abbiamo promosso diverse iniziative con cui abbiamo provato e riprovato ad alzare la voce, probabilmente con troppa frammentazione e poca convinzione nello stesso mondo cattolico troppo preso a portare avanti i propri progetti “nel si è sempre fatto così” senza tenere nella giusta priorità, nei propri piani, la sinodalità e la giustizia sociale per tutti.
Quale messaggio oggi per la Chiesa che si mobilita per il clima, la pace e i diritti sociali?
Dopo 32 anni di impegno, credo che bisogna partire innanzitutto dal cuore!
Per tutte le nostre realtà è necessaria una profonda “conversione ecologica”
fondata sulla fiducia che il Signore creatore e redentore è sempre con noi per spingere con amore e misericordia sempre verso “nuovi inizi”. In questa conversione custodiamo anche il “grido dei poveri e della terra” sempre camminando con fiducia e pregando sinodalmente di mostrarci i prossimi passi da compiere con serietà e competenza per essere annunciatori di un regno di amore dove il bene comune e i principi dell’impegno sociale della Chiesa siano le tracce che orientano le nostre decisioni; e con la dedizione totale dei profeti che sono stati coerenti fino al sangue a spronarci per non essere mai tiepidi anche nel nostro fondamentale impegno di dialogo e di ricerca di ciò che è possibile. Il “cuore” ci porta alla missione, la missione alla sinodalità.
Diverse critiche e istanze emerse nel 2001 si sono rivelate lungo questi 25 anni prese di posizione lungimiranti. Ritiene che oggi ci sia un’analoga consapevolezza delle sfide da affrontare per rendere il mondo un posto migliore in cui vivere anche per le future generazioni?
Quello che sto sperimentando con lo stupore di una “pesca miracolosa” è molto di più… Mi riferisco al programma Animatori Laudato si’ a livello globale, una risposta alla chiamata della Chiesa a prendersi cura del Creato da parte di tutti i fedeli unendosi in una comunità globale di preghiera e azione, per incoraggiare le proprie parrocchie, comunità locali e associazioni e movimenti a
impegnarsi nella spiritualità ecologica, negli stili di vita sostenibili e nella difesa della giustizia climatica ed ecologica.
In tantissimi anni di campagne con la Focsiv
non avevo mai sperimentato tutta questa comunione e unità nella diversità verso una direzione comune ed integrale che coinvolge non soltanto i vertici delle realtà cattoliche ma gli aderenti sui territori. Lì dove c’è tanta vitalità e collaborazione.
Come si è sviluppata questa realtà?
Gli Animatori Laudato si’ in tutto il mondo sono più di 18mila, in Italia il programma è stato avviato nel 2019 e la rete conta più di 3.500 Animatori. Si è creata una comunità nella quale lavoriamo insieme perché ciascuno e ciascuna organizzazione – sia una congregazione religiosa, un’associazione laicale o un movimento – possa essere
un “tassello” per alzare una voce profetica unica che vada a ristabilire il diritto e la giustizia.
Abbiamo bisogno che tutte le persone di buona volontà si uniscano alla grande famiglia mondiale degli Animatori Laudato si’, non sostituendo ma rafforzando le proprie specifiche appartenenze in un cammino sinodale di rinnovamento della Chiesa e della società.
Grazie anche alla pubblicazione nel 2015 dell’enciclica Laudato si’ che Papa Francesco ha dedicato alla cura della Casa comune e all’attivismo soprattutto giovanile rispetto al riscaldamento globale e al cambiamento climatico, il tema della Custodia del Creato negli ultimi 10 anni si è fatto largo nel dibattito pubblico. Su quali fronti è necessario continuare l’impegno?
Viviamo un periodo di profonda incertezza globale e di conflitti che mettono in luce i crescenti rischi della dipendenza dai combustibili fossili.
È fondamentale continuare nell’impegno per una transizione fuori dai combustibili fossili.
Recentemente in Europa una coalizione di oltre 170 organizzazioni cristiane provenienti da 20 Paesi dell’Ue ha lanciato, per la prima volta insieme, un appello urgente alle istituzioni dell’Unione europea: “Europa, sii fedele alla nostra casa comune”. Promossa in occasione della Settimana Laudato si’, l’iniziativa vede tra i firmatari il Movimento Laudato si’, Caritas Europa, Cidse, Acli, Federazione Acli Internazionali, Azione Cattolica italiana, Focsiv, diverse province gesuite, Pax Christi International, la Rete ambientale cristiana europea (Ecen) e organismi come Uisg e Usg, in rappresentanza di oltre 600mila religiosi e religiose.
Cosa viene chiesto?
I firmatari esprimono profonda preoccupazione per il fatto che l’Ue stia smantellando la propria legislazione ambientale, abdicando al ruolo di leader climatico globale. I firmatari chiedono quattro azioni immediate: eliminazione graduale dei combustibili fossili; tassa sui profitti fossili e stop ai sussidi; investimenti in energia pulita e sufficienza energetica; finanza climatica e giustizia sociale nel bilancio Ue.
Il ruolo dell’Europa nel mondo è fondamentale per custodire la pace e la giustizia. Come cittadini europei attivi e solidali dobbiamo continuare far sentire la nostra voce per un’Europa unita e solidale.
Quali altre priorità i grandi del mondo dovrebbero mettere in cima alle agende globali?
Il Movimento Laudato si’ sta già riflettendo sulla prima enciclica di Papa Leone XIV dedicata alla magnificenza dell’umanità. Stiamo tutti partecipando a una discesa accelerata che ci allontana dal riconoscimento di questa magnificenza, per cercare soluzioni, risposte e benessere attraverso mezzi tecnologici, in particolare attraverso la corsa al ribasso nello sviluppo dell’Intelligenza artificiale. Sebbene questo strumento apra indubbiamente incredibili possibilità, non è neutrale, come afferma Papa Leone.
L’IA sta diventando onnipresente, e a quale prezzo, come dimostrano l’aumento di divisioni, isolamento, apatia e problemi di salute mentale.
Quali azioni non sono più differibili?
Questo sviluppo dell’IA non si limita ai soli dispositivi tecnologici. Per soddisfare la crescente domanda di potenza di calcolo, i data center vengono costruiti a un ritmo insostenibile, spingendoci verso l’esaurimento delle risorse naturali.
Siamo sull’orlo della bancarotta idrica (Onu), intere comunità sono colpite da continui blackout, l’inquinamento sta causando un aumento dei casi di asma e i rumori sono così forti che chi vive nelle vicinanze non riesce più a sentire il canto degli uccelli.
Nel frattempo, nel Sud del mondo, l’attività mineraria procede a ritmo serrato per costruire questi centri tecnologici, distruggendo comunità ed ecosistemi. Anche il peso umano derivante dal controllo dell’intelligenza artificiale sta alimentando la disperazione.
Gli impatti tangibili di questa tecnologia sono nascosti, ma devastanti. Riconoscere e affrontare questa crisi sta diventando sempre più urgente, poiché ci troviamo a un punto di non ritorno.




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