A dodici giorni dai violenti terremoti che hanno colpito il Venezuela, migliaia di persone continuano a vivere in tende e accampamenti di fortuna senza un accesso regolare ad acqua potabile e servizi igienici, con un crescente rischio di infezioni e malattie, soprattutto per i bambini. A lanciare l’allarme è Save the Children, che chiede un intervento urgente per “garantire acqua sicura, bagni mobili e assistenza sanitaria nelle aree colpite”. Negli insediamenti informali, denuncia l’organizzazione, centinaia di sfollati condividono uno o due servizi igienici, spesso danneggiati dal sisma, mentre molte persone sono costrette a espletare i propri bisogni all’aperto o a rientrare nelle abitazioni lesionate per utilizzare i bagni. Particolarmente critica la situazione di donne e ragazze, prive di privacy, acqua pulita e prodotti per l’igiene mestruale. Secondo Fatima Andraca, direttrice di Save the Children in Venezuela, “migliaia di bambini sono esposti a una nuova emergenza sanitaria per la mancanza di acqua potabile, docce e servizi igienici”. Il bilancio dei due terremoti del 24 giugno, di magnitudo 7,2 e 7,5, supera i 3.340 morti, mentre, secondo le Nazioni Unite, circa 680mila bambini sono stati colpiti dal disastro. Save the Children, presente nel Paese dal 2018, sta distribuendo kit igienici e beni essenziali, garantendo cure attraverso cliniche mobili e predisponendo spazi sicuri per il supporto psicologico ai minori.

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