“Nella schiavitù, Cristo è liberazione. Sotto il flagello della guerra, Cristo è speranza. Nell’ora del peccato, Cristo è perdono”. Lo ha detto Papa Leone XIV all’Angelus di ieri, in piazza San Pietro.

Il Pontefice ha meditato sul Vangelo di Matteo, nel quale Gesù loda il Padre, “Signore del cielo e della terra”, rivelandosi “ai piccoli” mentre resta nascosto “ai sapienti e ai dotti”. Leone XIV ha osservato che “l’umana sapienza diventa allora arroganza e la dottrina degrada in superbia”, mentre la vera sapienza di Dio “si rivela invece nell’umiltà della carne” e si rivolge a quanti fanno più fatica: “Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi” (v. 28). Il Papa ha spiegato che il “giogo” di Gesù è “il dono di sé per amore”, sintesi del suo insegnamento. Leone XIV ha aggiunto che “da autentico maestro, Gesù si fa carico dell’umanità ferita dal male, per prendersene cura”, precisando che la sequela di Cristo “non è dunque un’ascesi che mortifica: è una scuola di libertà”.

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