Di Eva Maria Capriotti
Prosegue la rubrica che, attraverso la poesia e la prosa, ci auguriamo possa scaldare il cuore degli ascoltatori.
Tra iniziative di vario genere, balli in piazza, karaoke, serate disco, tornei vari, sagre, cercate anche quei bei momenti di ascolto, viaggi della fantasia che non lasciano pattume alla fine della fiera, solo leggerezza, letizia, pacificazione: eventi destinati allo spirito, ad una interiorità bullizzata e messa da parte che reclama il suo momento di relax. In luoghi magici che bene si prestano, lontani dal roboante baccanale di ogni giorno, lasciarsi afferrare dai versi che fluttuano nel silenzio o, in amplessi fecondi di armonia, si uniscono e sposano alle note d’uno strumento, esperienze di una ritrovata dimensione che ci è propria e che va scemando in questo tempo che tende a somigliarci più a robot che a umani dotati di intelletto e sentimenti. Attraverso sentieri tappezzati di speranza e soavità protendersi verso il mistero che staglia sopra le vite di ciascuno e che molto ha da raccontarci su ciò che siamo e dei miracoli che accadono e spesso non vediamo; simboli, visioni, sensazioni che vanno accolte non comprese, in un ritrovato stupore che non è esclusiva di pochi ma necessità di tutti. Persone dotate di intelletto e leggiadria oltre che di forza e disponibilità materiali, consumatori imbambolati da uno scrollate compulsivo disabituati al pianto e alla misericordia; lasciarsi cullare e lasciarsi curare questa follia di un correre perverso per raggiungere… non ricordiamo più neppure cosa.
Convinti che la felicità ci venga dall’esterno, quando quella duratura, fonte inesauribile, è in noi, bullizzata e messa da parte reclama il suo relax.
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