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Ripatransone, chiesa di San Filippo Neri, quale futuro?

Di Pietro Pompei

RIPATRANSONE – Negli editoriali precedenti avevo lasciato un interrogativo molto importante: dopo la pandemia, quale futuro?

Non può essere una domanda destinata a rimanere senza risposta. In una realtà segnata da tante incertezze, una riflessione è doverosa. Ripatransone, a differenza di molte altre città, possiede un grande vantaggio: una storia ricca e prestigiosa, unita a un vasto patrimonio culturale e religioso. Separare questi due aspetti significa privarsi di una parte essenziale della nostra identità.

Dobbiamo partire da questa convinzione e da quanto di bello i nostri padri ci hanno lasciato per guardare al futuro con fiducia e speranza.

Riprendo un pensiero del Cardinale Carlo Maria Ravasi, espresso oltre dieci anni fa, quando invitava l’Europa a ripartire dalla bellezza: «C’è un suggestivo gioco di parole coniato dai giovani dei vari Paesi europei in occasione dei loro incontri di matrice religiosa: essi parlano di Eur-Hope, cioè Europa e speranza».

Mi permetto di adattarlo alla nostra realtà e parlare di “Ripa-Hope”: una Ripatransone da costruire nella speranza, sostenuta dalla memoria del passato e dall’impegno del presente.
Ci sono poi figure sacerdotali che hanno segnato profondamente la vita della nostra comunità: don Guerino, don Antonio e quanti hanno dedicato energie e passione alla Chiesa di San Filippo Neri, il santo della gioia. Resta vivo il ricordo delle celebrazioni solenni, delle iniziative religiose e culturali, della valorizzazione delle chiese rurali e della devozione mariana che ha accompagnato intere generazioni di ripani.

Penso alla Chiesa di San Filippo, uno dei luoghi più belli e significativi di Ripatransone. Non fermiamoci alla sua facciata incompiuta; guardiamo piuttosto ai tesori che custodisce e alle tante persone che, nel corso del tempo, si sono impegnate per renderla sempre più accogliente e viva.

Il pensiero corre a don Guerino, all’appassionato don Antonio, ma anche allo scultore dottor Uno Gera, che per oltre trent’anni ha lavorato alle opere del Battistero, della Via Crucis, della Natività e della Crocifissione. All’interno della chiesa sono conservate inoltre sei tele di Ubaldo Ricci (XVIII secolo), una preziosa Immacolata del XVII secolo e un altare barocco che custodisce numerose reliquie di San Filippo Neri.

Oggi possiamo guardare al futuro con rinnovata fiducia. Le maestranze sono al lavoro con impegno e professionalità per restituire alla città questo straordinario luogo di fede, arte e storia. I lavori di recupero procedono e l’auspicio condiviso è che possano consentire la riapertura della Chiesa di San Filippo entro il 2027.

È una speranza che appartiene non soltanto ai fedeli della parrocchia, ma a tutta la comunità ripana, che vede in questo edificio un simbolo della propria identità culturale e spirituale. Ogni intervento compiuto rappresenta un passo avanti verso il recupero di un patrimonio che merita di essere nuovamente vissuto e valorizzato.

In occasione di un mio compleanno ho avuto modo di comunicare con un illustre cittadino ripano, oggi Abate di Montecassino, Sua Eccellenza Dom Luca Fallica, appartenente alla famiglia Cellini. Mi sono permesso di rivolgergli un invito: essere presente nel giorno della riapertura della Chiesa di San Filippo.

La risposta è stata positiva. Uno dei suoi desideri è infatti quello di poter celebrare nella città dove è nato e ha vissuto a lungo. La sua presenza rappresenterebbe un momento di grande significato per l’intera comunità e un evento destinato a rimanere nella memoria collettiva.

L’augurio è che il lavoro in corso possa giungere felicemente a compimento e che il 2027 possa segnare il ritorno della Chiesa di San Filippo alla piena fruizione dei cittadini e dei visitatori. Sarebbe il modo migliore per rendere omaggio a quanti, nel passato e nel presente, hanno dedicato tempo, passione e sacrificio alla sua conservazione.

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