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FOTO e VIDEO Asia Francesca Brucciolo (AC Cristo Re) ci racconta la gioia dell’incontro con Papa Leone a Pavia

In occasione della visita pastorale di Papa Leone a Pavia, proponiamo due testimonianze che raccontano l’esperienza vissuta da alcuni giovani presenti all’incontro. Attraverso il loro sguardo emergono l’entusiasmo, la gioia e le emozioni vissute.

Le riflessioni di Asia Francesca Brucciolo, responsabile giovani dell’Azione Cattolica della parrocchia Cristo Re e studentessa fuorisede a Pavia, e di Michele Pettoruso, ci aiutano a cogliere uno sguardo diverso di questa visita pastorale di Papa Leone.

Testimonianza di Asia Francesca Brucciolo

Ci sono giornate che si attendono a lungo e che anche quando arrivano, riescono comunque a sorprendere. Ci sono poi incontri che nonostante durino pochi istanti, lasciano un segno capace di accompagnarci nel tempo. La visita di Papa Leone XIV alle spoglie di sant’Agostino, custodite nella basilica di San Pietro in Ciel d’Oro, è stata una di quelle giornate.

Pur essendo un evento tanto atteso dalla Chiesa pavese, come ha ricordato il vescovo Corrado Sanguineti, il suo arrivo ha colto la città con una gioiosa sorpresa. Insieme ad Ada Coluccia, Asia Casuccio e Angelica Calia del Collegio Castiglioni Brugnatelli, Francesco Curcio, Gaia Rancan, Michele Pettoruso e Mita Maggi del Collegio Lorenzo Valla, Emma Corgnati del Collegio Cardano e Matteo Vercelli, abbiamo scelto di metterci al servizio di una comunità più grande, perché la fede, prima ancora di essere annunciata, si vive e si testimonia.

C’è una parola che ha accompagnato ogni momento di quella giornata: condivisione.

Condividere il tempo, le fatiche, l’entusiasmo e persino l’emozione. Abbiamo trascorso ore intense e ciascuno di noi si è impegnato nel proprio servizio, dall’organizzazione pratica all’accoglienza delle autorità e delle tante persone giunte a Pavia per vivere un pomeriggio di fede e fraternità.

Senza che me ne rendessi conto, proprio quel servizio mi ha regalato qualcosa che non avrei mai osato immaginare. Mentre correvamo da una parte all’altra, impegnati nei nostri compiti, non avrei mai pensato che poche ore dopo mi sarei ritrovata sotto il palco dal quale il Santo Padre avrebbe salutato la cittadinanza e, ancor meno, che avrei avuto la possibilità di stringergli la mano e scambiarci qualche parola.

In quell’istante il tempo sembrava essersi fermato. È difficile trovare parole adeguate per raccontare la gioia, la gratitudine e lo stupore provati davanti alla consapevolezza di essere testimone di un evento tanto significativo. Da questo giorno memorabile il dono più grande non è stato quel breve incontro, ma ciò che da esso ho ricevuto.

Nelle parole rivolte alla città, e in particolare ai giovani e agli studenti, Papa Leone XIV ha richiamato l’esempio di sant’Agostino e quella «sana inquietudine» che accompagna chi ricerca, studia e si interroga sul senso della propria esistenza. Un’inquietudine che non è smarrimento, ma desiderio di verità; non è paura, ma sete di giustizia e di bene. Da studentessa ho sentito particolarmente vicina l’esortazione del Santo Padre quando ha ricordato che i saperi che coltiviamo non sono soltanto strumenti per comprendere il mondo, ma anche occasioni per conoscere noi stessi e per rispondere alle tante crudeltà e parole d’odio che sembrano abitare il nostro tempo. In una società in cui prevale spesso l’indifferenza, la conoscenza può diventare cura e forse aveva proprio questo significato la frase che più mi ha colpita: «Ogni sapere è una forma di cura». È il prendersi cura di sé, degli altri, della comunità che, nel nostro piccolo, abbiamo cercato di fare attraverso il servizio prestato insieme. Perché le grandi cose nascono quasi sempre da gesti semplici e condivisi. Quando tanti giovani accomunati dagli stessi ideali decidono di mettersi a disposizione, allora anche un giorno di volontariato può trasformarsi in una testimonianza di speranza.

Al termine di questa lunga giornata, ho portato con me certamente l’emozione di aver visto il Papa da vicino e di avergli stretto la mano, ma più ancora custodisco la gratitudine per aver condiviso questa esperienza con tanti altri ragazzi e ragazze, uniti dalla stessa disponibilità e dallo stesso desiderio di esserci.

Perché in fondo, sono proprio questi i momenti che ci ricordano chi siamo. E forse aveva ragione sant’Agostino quando scriveva che «inquieto è il nostro cuore finché non riposa» in qualcosa di più grande di noi. E quella sera, nel servizio, nella fraternità e nella gioia semplice di esserci stati, abbiamo potuto intravedere, almeno per un istante, qualcosa di quella pienezza.

Testimonianza di Michele Pettoruso

Servire. Questo siamo chiamati a fare nella nostra vita. In un’epoca in cui se non c’è remunerazione non c’è nulla, in cui siamo abituati ad avere tutto e subito, come ci ha insegnato Papa Leone nella sua prima enciclica, servire è ciò che ci fa tornare nella nostra dimensione umana e ci insegna, per l’ennesima volta che “c’è più gioia nel dare che nel ricevere”.

E in questa giornata calda di giugno, noi, venuti da ogni parte d’Italia, ciascuno con una storia diversa, da Collegi diversi, abbiamo scelto di rispondere presente all’appello lanciato dalla Diocesi di Pavia: fare i volontari.

Ci sono tre parole fondamentali nelle righe precedenti: scelta, presenza, volontariato.

La scelta è ciò che ci caratterizza come esseri umani: è un dono che ci è stato dato, testimonianza della nostra umanità.

Siamo tutti artefici del nostro destino, è nella scelta che ci definiamo e prestando servizio in questo giorno abbiamo partecipato a quel processo che ci costituisce come studenti, come cittadini, come fedeli, come persone.

“Ti farò pescatore di uomini” disse Gesù a Simone, che poi diventò Pietro.

Anche noi, pescati dalle mura dei nostri collegi, scegliamo di servire per amore, nella nostra umanità.

Proprio il termine “umanità” condivide l’etimologia con umiltà: siamo “humus”, e solo prendendoci cura di noi stessi e del prossimo possiamo essere fertili, crescere e sbocciare.

Questa è l’eredità lasciata dal comandamento più bello della storia dell’uomo: “ama il prossimo tuo come te stesso”.

Prima di amare il prossimo, dobbiamo amare noi stessi; scegliere è un atto di amore che compiamo nei nostri confronti.

La presenza invece è arricchimento. Essere presenti significa urlare “io sono con te” a chi ci chiede una mano, con la fierezza di ciò che si sta facendo ma soprattutto con l’orgoglio di farlo insieme, in comunità.

Abbiamo trascorso un’intera giornata con chi qualche ora prima non conoscevamo e oggi è qualcuno con cui raccontarsi qualcosa di indimenticabile. Una data che per una ragione o per un’altra ricorderemo per sempre.

Ultimo, ma non per importanza, c’è il volontariato. La volontà di chi ha lavorato instancabilmente dalla mattina, reinventandosi in mille modi senza accusare la minima fatica e che a coronamento di quel giorno si è visto ripagare tutto, forse con qualcosa di più.

Perché non capita a tutti, in deroga a ogni protocollo o qualsiasi programma, di stringere la mano alla persona per cui migliaia di fedeli erano radunati in Piazza Vittoria: Papa Leone XIV .

Nell’incredulità di chi neanche lontanamente avrebbe immaginato un momento simile e nell’emozionedi chi il Pontefice lo ha visto, anche più volte, ma solo da lontano, in quella stretta di mano, e in quelleparole fugaci c’è tutto.

Le persone incontrate, gli aiuti prestati indistintamente a chi lo chiedeva, i sorrisi dei colleghi volontari, l’onore di diventare per un solo giorno la nipote o il nipote preferito della famiglia. Questa è la vera remunerazione, oltre al momento magnifico che ricorderemo per sempre, perché dopo questa giornata ciò che realmente rimarrà sarà la soddisfazione di aver scelto di dare senza aspettarsi nulla in cambio, questa è la Magnifica Umanità.

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