DIOCESI – Pubblichiamo la Lectio delle Sorelle Clarisse del Monastero Santa Speranza di San Benedetto del Tronto.
La prima lettura che la liturgia, oggi, ci propone è tratta dal libro dell’Esodo e ci presenta una delle prime parole di alleanza che Dio rivolge al suo popolo mentre cammina nel deserto: «Voi stessi avete visto ciò che io ho fatto all’Egitto e come ho sollevato voi su ali di aquila e vi ho fatti venire fino a me. Ora, se darete ascolto alla mia voce e custodirete la mia alleanza, voi sarete per me una proprietà particolare tra tutti i popoli; mia infatti è tutta la terra! Voi sarete per me un regno di sacerdoti e una nazione santa».
Dio dice: è mia tutta la terra, però voi siete mia proprietà particolare; è mia tutta la terra, ma in voi c’è tutto il mio cuore, il mio affetto, la mia storia, la mia gioia.
Infatti, nel Vangelo di questa domenica leggiamo che «Gesù, vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore». Dio si commuove quando guarda la folla, quando ci guarda e non dimentica che siamo la sua proprietà particolare. Anche consapevole della nostra infedeltà, dei nostri limiti lui ci custodisce sempre nel più intimo del suo cuore, come nel sacchetto delle cose più care!
È un amore viscerale, ostinato, che quasi non vede ragione, che prescinde da ogni nostro merito.
Ed è questa sua stessa modalità di apostolato che Gesù affida ai discepoli.
Innanzitutto li chiama per nome a significare la loro esistenza concreta; sono uomini del loro tempo, non uomini speciali, tantomeno immaginari o ideali; sono pure uomini del tutto diversi tra loro: pescatori abituati alla concretezza come Pietro, intellettuali, tradizionalisti come Giacomo, pubblicani, terroristi come Simone del gruppo degli Zeloti. C’è l’intero Israele in questo gruppo, l’intera umanità nella sua vivace diversità.
E li fa operai di un lavoro che descrive con sei verbi: «Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demoni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date».
Predicate, guarite, risuscitate, sanate, liberate, donate.
Il lavoro nel campo del Signore si esprime in gesti concreti, gesti che mostrano come il Regno dei cieli si fa vicino a chi ha il cuore ferito.
E’ il paradosso di Dio: all’umanità ferita e fragile che necessita di una guida, alla sua proprietà particolare, Gesù propone un pezzo di umanità, altrettanto fragile e ferita ma trasfigurata dal suo Amore!
Allora, certi di questo amore, rivolgiamoci a lui con le stesse parole del salmista: «Riconoscete che solo il Signore è Dio: egli ci ha fatti e noi siamo suoi, suo popolo e gregge del suo pascolo. Buono è il Signore, il suo amore è per sempre, la sua fedeltà di generazione in generazione».