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Le voci di arte, politica, sport, economia della Spagna al Papa: serve dialogo sociale

Di Alessandro Di Bussolo – Città del Vaticano, Vatican News

La vitalità della società civile spagnola si esprime nelle voci ascoltate alla Movistar Arena di Madrid nell’incontro di Papa Leone con il mondo della cultura, dell’arte, dell’economia e dello sport. Prima dell’intervento del Pontefice, davanti a circa 15 mila persone presenti nella struttura del quartiere di Salamanca, che ospita incontri di basket ma anche concerti ed eventi culturali, la parola d’ordine degli interventi è il dialogo sociale dell’umanità con la Chiesa e la dignità della persona umana, nel cambiamento d’epoca causato dalle nuove tecnologie e dall’intelligenza artificiale.

Un commosso Banderas e la Settimana Santa di Malaga

L’attore Antonio Banderas, il primo a salire sul palco, che ha portato la compagnia del suo musical Godspell, l’”incantesimo di Dio”, ad esibirsi nel corso della veglia del Papa con i giovani di sabato sera, ricorda di essere stato vittima di quell’incantesimo. E racconta, con forte commozione, la sua esperienza di bambino alla Settimana Santa di Malaga, un “un rituale maestoso di arte e di fede, di radici e di devozione”, nel quale ha trovato risposta alla sua domanda su Dio negli occhi della madre che fissavano la Vergine della Speranza e nelle “persone umili e buone” della sua città, che portandosi sulle spalle le statue, cercano Dio mentre cercano sé stesse.

L’arte ci fa recuperare l’anima sottratta dall’IA

L’attore sottolinea che l’arte che nella storia ha rappresentato Gesù Cristo come icona di “amore, pace e sacrificio, avvolta da un mistero inesauribile”, deve “sempre essere un’alternativa alla violenza, A tutte le violenze”. Come fece Gesù, l’artista, per Banderas, “deve agire con coraggio e non rinunciare a essere istanza critica nei confronti della società, dell’arte stessa e della religione stessa”. In un mondo che “a volte semplifica troppo”, l’arte “ci aiuta a recuperare la profondità e l’anima che ci vengono sottratte dall’intelligenza artificiale, che deve stare al servizio dell’essere umano e non il contrario”. E in questa ricerca di un qualcosa di più, nell’interrogarsi in profondità, “comincia un cammino che può condurci verso lo spirituale”, che altro non è che “la fraternità che pulsa nel cuore di ogni essere umano e nel misterioso cuore di Dio”.

Il rettore: atenei rispettosi della diversità e della verità

Il rettore dell’Università Complutense, José María Coello de Portugal, a nome della comunità educativa e culturale di Madrid, rivolge a Leone XIV due domande. Come può “l’educazione contribuire a edificare una società pacifica e a migliorare una convivenza frequentemente minacciata da un clima sterile di scontro che a volte permea le nostre società” e come “guidare, attraverso l’educazione e la ricerca, i cambiamenti scientifici propri della rivoluzione tecnologica nella quale siamo immersi”? Il rettore ribadisce che c’è bisogno, oggi, di università “rispettose della diversità ma anche della verità”, come “centri all’avanguardia della conoscenza ma nel pieno rispetto dell’etica della ricerca”. Che siano “spazi accademicamente eccellenti ma socialmente inclusivi” e “ambienti nei quali si sviluppi la cultura dell’impegno e della competitività, ma sempre guidati dal pieno rispetto della dignità di ogni persona”.

I rappresentanti del mondo del lavoro insieme sul palco

I rappresentanti del mondo economico e del lavoro, dall’imprenditoria ai sindacato, fino alle piccole aziende, insieme sul palco (?) sottolineano che quella di oggi non è un’epoca di cambiamenti, ma “un cambiamento d’epoca”, perché “l’intelligenza artificiale, l’automazione avanzata e l’interconnessione globale stanno ridefinendo il modo in cui produciamo, lavoriamo e competiamo”. La domanda che interpella il mondo dell’economia è se “stiamo costruendo un mondo più efficiente o un mondo più umano”. E la conclusione comune, enunciata da Ángela de Miguel, presidente della Confederación Española de la Pequeña y Mediana Empresa (CEPYME), è che “quanto più avremo tecnologia, tanto più avremo bisogno di umanità”. Servono quindi dirigenti e professionisti “con uno sguardo umanistico, che pongano la tecnologia al servizio delle persone”. Il dialogo sociale, concordano, “è un buon strumento per costruire soluzioni equilibrate”, e il “Bene Comune” deve “essere la nostra bussola”.

L’imprenditore e i sindacalisti: la forza del dialogo sociale

L’imprenditore Antonio Garamendi, presidente della Confederación Española de Organizaciones Empresariales (CEOE) spiega che c’è bisogno di una visione dell’impresa “che sia al tempo stesso trasformativa e profondamente umanistica”. Un’impresa “che difende il lavoro come massima espressione della dignità umana, dello sviluppo integrale e del contributo al bene comune”. Perché il futuro si potrà costruire solo “mettendo sempre la persona al centro del progresso”. Il sindacalista Unai Sordo, segretario generale delle Comisiones Obreras, ritiene che la sfida dell’intelligenza artificiale nel mondo del lavoro richiede “che la formazione e l’acquisizione di competenze raggiungano l’insieme dei lavoratori e delle lavoratrici, soprattutto quanti sono più vulnerabili e maggiormente esposti”. Dopo di lui, il collega sindacalista Pepe Álvarez, segretario generale dell’Unión General de Trabajadores (UGT), si dice convinto che attraverso il dialogo sociale, “l’intelligenza artificiale cessa di essere uno strumento di sostituzione del lavoro e diventa un progetto collettivo, di valori condivisi, sulla trasparenza degli algoritmi, utile a una transizione giusta e al rispetto della dignità dei lavoratori”. E che una “transizione giusta alla digitalizzazione, concordata con le parti sociali, consente ai lavoratori e alle lavoratrici di concentrarsi su attività ad alto valore aggiunto, più creative e innovative, e di avanzare verso economie più inclusive che generano società più felici”.

Le due atlete: lo sport ponte di inclusione e pace

Le ultime voci della società civile spagnola alla Movistar arena sono quelle di due atlete, Carolina Marín, campionessa olimpica di badminton a Rio de Janeiro 2016 e Teresa Perales, campionessa paralimpica di nuoto, plurimedagliata. Quest’ultima cita la lettera del Papa sullo sport La vita in abbondanza, quando sottolinea che la pratica sportiva “non è soltanto uno spettacolo di massa, ma un’attività comune, salutare per il corpo e per lo spirito”. Marín aggiunge che lo sport, “quando si vive con integrità, è una vera scuola di vita”, e che gli sportivi vogliono difendere “la gioia autentica di giocare per il piacere di giocare” con l’entusiasmo dei bambini, perché la cosa più importante, su qualsiasi campo di gioco, “deve essere sempre la persona”. Per le due sportive, i pilastri per mantenere vivo questo spirito sono “la resilienza di fronte alle avversità”, ma anche l’”autodisciplina”  e infine “l’umiltà del successo”. E concludono ringraziando il Pontefice perché ci ricorda che “lo sport è un ponte di solidarietà, inclusione e pace”.

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