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Ascoli, 20 anni davanti all’Eucaristia, 29 anni d’amore: la storia di una coppia ascolana

ASCOLI PICENO – «In questi vent’anni, questo luogo ha sempre visto la presenza del Signore, dell’Eucaristia e di un popolo che era qui ad adorare. Adesso noi possiamo vivere la gioia di ringraziare il Signore per questo segno della fede nella nostra città».

Con queste parole il vescovo Palmieri ha introdotto la celebrazione del ventennale dell’Adorazione Eucaristica Perpetua, che si è tenuta lunedì 1° giugno, a partire dalle ore 19, presso la chiesa di Santa Maria della Carità, nota anche come chiesa della Scopa, ad Ascoli Piceno.

Il rito è stato presieduto dal vescovo Gianpiero Palmieri e concelebrato da padre Fedele Salvadori, fondatore della Comunità dei Volontari del Vangelo, da don Luigi Nardi, parroco della Cattedrale di Ascoli Piceno, e da altri sacerdoti della diocesi.

Molti i fedeli presenti alla celebrazione, in particolare i membri della Confraternita del Santissimo Sacramento e il loro priore, Giuliano Ciccolini.

Momento di adorazione

Prima dell’inizio della Messa si è svolto un momento di adorazione, presieduto da padre Fedele e animato da altri sacerdoti, durante il quale è avvenuta l’esposizione del Santissimo Sacramento, seguita dall’adorazione eucaristica.

Omelia del vescovo Palmieri: «Dio agisce nel silenzio, nell’intimo e nel cuore delle persone»

Concluse le letture e proclamato il Vangelo, il vescovo Gianpiero Palmieri ha preso la parola per l’omelia:

«Lo Spirito Santo, quando agisce nella storia umana, pone dei segni di contraddizione e, quanto più la nostra società si adatta a un ritmo di vita accelerato, tanto più sente il bisogno di porre segni che richiamino ciò di cui abbiamo realmente bisogno. Considero questo luogo e l’intuizione di padre Fedele e del compianto vescovo Montevecchi di collocarvi la pratica dell’Adorazione Eucaristica Perpetua uno di questi segni.

Gesù sa benissimo che noi abbiamo bisogno di pane: abbiamo bisogno di un cibo buono, solido e nutriente, proprio come il profeta Elia che, in un momento molto complesso della sua vita, era tentato di abbandonare tutto. La crisi del profeta è molto profonda e lo porta a dire: “Lasciami andare, Signore, non sono migliore dei miei padri”. Elia è convinto di aver fallito, è convinto che non ci siano più profeti e che il popolo abbia ormai abbandonato i comandamenti; pertanto, chiede di morire.

In questo desiderio di morte si può cogliere un sottile rimprovero rivolto a Dio, come a dire: “Io ho fatto la mia parte, ma tu hai fatto la tua?”. Allora Dio si rivela a Elia e gli dice che non è vero che è rimasto solo, che ci sono altri cento profeti e migliaia di persone che non hanno mai piegato le ginocchia agli idoli. Lo sguardo di Elia, infatti, era troppo corto, troppo offuscato dal proprio dolore per riuscire a vedere la realtà nella sua interezza. A Dio non resta che manifestare la propria presenza attraverso il silenzio, come a dire: “Io ci sono. Agisco nel silenzio, ma ci sono e opero. A te, Elia, è chiesto di credere”.

Nel pane cotto sulla pietra rovente e nell’acqua che Dio offre a Elia lungo il suo cammino è come se si preannunciasse il mistero dell’Eucaristia. Anche noi, nel celebrare l’Eucaristia, siamo chiamati a guardare la realtà con occhi diversi, quelli di Dio, e a comprendere che Egli agisce nel silenzio, nell’intimo e nel cuore delle persone.

Nel Vangelo di oggi Gesù dice: “Voi mi cercate perché avete una profonda fame di vita piena. Io sono il Pane vivo disceso dal cielo. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue non avrà più fame”. Questo è ciò che sperimentiamo: veniamo qui ad adorare nel silenzio, il tempo si ferma e noi siamo davanti al Signore, davanti alla presenza sacramentale del suo amore. Come Elia, possiamo affidargli la tristezza del nostro cuore ed è qui che il Signore ci dice: “Figlio mio, tu hai fame. Io posso saziare questa fame di bellezza e di vita. Mettiti in ascolto, partecipa all’Eucaristia e lascia che io venga ad abitare in te, perché tu possa comprendere quanto è grande l’amore di Dio e rendere grazie”.

Così, quando riceviamo l’Eucaristia, diventiamo voce dell’intero creato.

La vita cristiana è questo splendore dell’amore che ci sostiene fino al momento del nostro incontro definitivo con il Signore. Chiediamo pertanto al Signore di farci entrare sempre più profondamente nel mistero dell’Eucaristia. Chiediamo che ci apra il cuore e ringraziamo, inoltre, padre Fedele, il compianto vescovo Montevecchi e le sorelle che da vent’anni custodiscono questo luogo di adorazione».

Rinnovo del mandato degli adoratori

Prima della benedizione finale, il vescovo Gianpiero Palmieri ha rinnovato, come ogni anno, il mandato degli adoratori.

C’era inoltre un ulteriore motivo di festa: una coppia di adoratori celebrava 29 anni di matrimonio e, di questi, 20 vissuti proprio nell’esperienza dell’adorazione Eucaristica. Il vescovo li ha quindi chiamati accanto a sé per rivolgere loro gli auguri e per rinnovare le promesse matrimoniali.

 

 

Alessandro Palumbi: Nato ad Ascoli Piceno il 05/11/2001. Diplomato presso il Liceo Classico "Francesco Stabili" di Ascoli Piceno nel 2020. Laurea Triennale in Lettere Classiche ottenuta presso UNIMC nel 2023 Laurea Magistrale in Filologia Classica ottenuta presso UNIMC nel 2026