Identità di genere e orientamento sessuale e affettivo: è il titolo del documento approvato dal Consiglio generale Agesci 2026 “Vie di fraternità” (dal 24 al 27 aprile, a Bracciano) e reso noto il 28 maggio. Il documento, si legge, nell’Introduzione, “nasce dalla volontà di offrire ai capi e alle capo dell’Agesci una sintesi chiara e accessibile del cammino associativo maturato” in questi anni. Circa le strategie di approccio alla realtà, alle proposte formative per le Comunità capi, alle costruzioni di ambienti sicuri e inclusivi, il documento ribadisce che “il capo e la capo in quanto educatori cristiani sono chiamati a vivere le relazioni con autenticità, maturità e gratuità, riconoscendo nell’incontro con il prossimo uno spazio privilegiato in cui Dio parla e opera. La dimensione affettiva e relazionale – viene rimarcato – non è un ambito accessorio del cammino di crescita e formazione, ma il luogo in cui prende forma la capacità di ascoltare, riconoscere e accompagnare. Coltivare il proprio mondo interiore, imparare a leggere le emozioni, riconoscere i propri limiti e le proprie fragilità, costruire relazioni fondate sul rispetto e sulla cura reciproca: tutto questo – sostiene l’Agesci – fa parte della vocazione educativa del capo e della capo e sostiene la qualità del suo servizio. Riconoscere chi ci sta accanto è sempre un processo, mai un gesto isolato”. Tale processo si articola attraverso “tre posture fondamentali”: “Lo sguardo, che riconosce la presenza dell’altra persona nella sua interezza e nella sua dignità”; “l’ascolto, che permette alla storia personale di emergere senza esserne forzata o interpretata prematuramente”; “la presenza, che dà continuità alla relazione, sostenendola nel tempo”. “Anche in un tempo segnato da fragilità, polarizzazioni e incomprensioni – si legge nel documento – noi capi e capo siamo chiamati a testimoniare uno stile di prossimità evangelica, capace di unire verità e misericordia.

La capacità di essere in relazione – tra persone adulte e nella relazione educativa – diventa snodo cruciale per interpretare i bisogni, leggere i segnali di disagio, accompagnare la crescita e prevenire situazioni di esclusione o sofferenza”. Per questo “la formazione non può ridursi a un insieme di competenze tecniche, ma richiede sguardi e posture rinnovate, capaci di leggere la profondità dei vissuti e di accogliere la complessità delle storie personali”.

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