MARCHE – Vent’anni fa nessuno avrebbe potuto intuire che una piccola festa di contrada, nata quasi per gioco, sarebbe diventata una delle sagre più celebri ed amate delle Marche. Eppure la storia ha preso questa direzione: gli Spinosini, la pasta marchigiana dal formato sottile ed inconfondibile, sono diventati il cuore pulsante della Festa di Sant’Anna a Monteprandone, un appuntamento che ogni sera richiama migliaia di persone, attratte da un sapore che è ormai memoria condivisa.
Per comprendere davvero come tutto sia iniziato, abbiamo incontrato il dott. Marco Spinosi, terza generazione dell’azienda fondata dal nonno nel 1933, custode appassionato di una tradizione che continua a fiorire.
“Erano quattro amici ed avevano un’idea che ci ha cambiato la vita”
Marco sorride, mentre rievoca gli inizi della sagra. Ha quel sorriso incredulo e al contempo compiaciuto di chi non avrebbe mai immaginato la crescita esponenziale che la sagra e i suoi Spinosini hanno avuto in questi due decenni:
“Vent’anni fa vennero a trovarci in azienda quattro amici – all’epoca, infatti, non esisteva ancora l’associazione – e ci chiesero: «Perché non proviamo a fare una festa con gli Spinosini?». Per noi fu un onore. Gli Spinosini erano nati da pochi anni e quella proposta informale ci sembrò un’occasione preziosa per far conoscere un prodotto unico del territorio marchigiano. Da lì è iniziata un’avventura che oggi vanta numeri impressionanti: migliaia di persone ogni sera. Credo che questa sia la sagra più conosciuta delle Marche, forse anche la più grande”.
Il segreto della ricetta che ha conquistato tutti
La ricetta simbolo della sagra non è nata per caso: è un’eredità familiare.
“La ricetta che proponiamo è la stessa che ha inventato mio padre nel 2000, quando sono nati gli Spinosini. Aveva una fantasia straordinaria nell’abbinare il prodotto a ricette capaci di esaltarlo. Pensò a qualcosa di fresco, estivo: olio, prosciutto e limone. Una ricetta che portava in giro per il mondo per far conoscere gli Spinosini, e che decidemmo di far diventare il fulcro della sagra abbinata alla festa di Sant’Anna”.
Quella che un tempo era un’idea innovativa, oggi è diventata tradizione: “Nei primi anni 2000 era una novità assoluta; oggi, dopo vent’anni, è quasi una ricetta di casa. I bambini sono cresciuti con questi sapori: per loro è la normalità”.
La forza della ricetta – spiega Marco – sta nella sua immediatezza: “È una ricetta espressa: tutto avviene a vista. Le persone vedono come una preparazione semplice possa esaltare un prodotto straordinario. È facile da riproporre e gustosa da mangiare!
Ma il vero ingrediente segreto non è in cucina, rivela Marco: Il successo della sagra nasce dalla passione dell’associazione ‘Sant’Anna’ e di tutte le donne e gli uomini che da vent’anni cucinano questa ricetta nei gazebi. È solo grazie a loro che la festa è diventata ciò che è oggi!”.
Un ricordo speciale
A proposito di Sant’Anna e del suo rapporto con la spiritualità, Marco si fa più raccolto e non nasconde la sua fede:
“Credo che esista un sodalizio naturale tra territorio, religione e promozione dei prodotti. Queste tre dimensioni, unite, aiutano un territorio ad emergere e a farsi conoscere. Ma non è solo questo che mi lega alla festa di Sant’Anna. C’è molto di più: io sono credente e questo legame con la festa di Sant’Anna per me ha un valore profondo“.
Poi racconta con emozione quando ha fatto assaggiare ad un papa i suoi Spinosini:
“Nel 2004, Giovanni Paolo II venne alla Giornata Mondiale della Gioventù a Loreto. In quell’occasione la Scuola Alberghiera gli propose gli Spinosini con prosciutto e limone. È stato uno dei momenti più belli della mia vita. Un episodio che custodisco come un ricordo prezioso e che non dimenticherò mai”.
Una storia di famiglia lunga quasi un secolo
Prima di entrare in azienda, Marco ha percorso strade diverse. “Ho studiato Economia all’Università Commerciale Bocconi a Milano, specializzandomi in Strategia per Piccole e Medie Imprese – spiega – Ma, dopo aver lavorato in aziende internazionali, ha scelto di tornare a Campofilone: alla fine è prevalsa la passione per la continuità“.
La sua voce si fa più calda quando parla della sua famiglia: “Sono nato e cresciuto nell’azienda. Siamo una ventina di persone: per me è come una grande famiglia allargata. Nel quotidiano condividiamo tutto, sia gli aspetti positivi che quelli negativi. La passione per il nostro prodotto è passata in modo naturale da mio nonno a mio padre e poi da mio padre a me. Io rappresento la terza generazione dell’azienda e forse, in un domani non troppo lontano, i miei figli saranno la quarta. Chissà!“.
Gli Spinosini, dunque, non sono solo un piatto, ma un filo che unisce generazioni, territori e comunità.
Conclude Marco: “Risiede in questa passione per il nostro lavoro, l’eccellenza del nostro prodotto: se non ci fosse la passione, non ci sarebbe continuità. E senza continuità, non ci sarebbe stata questa storia”.






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