(Foto Vatican Media/SIR)

Di M.Michela Nicolais

“La logica della piccolezza è la vera forza della Chiesa”, che “non risiede nelle sue risorse e nelle sue strutture, né i frutti della sua missione derivano dal consenso numerico, dalla potenza economica o dalla rilevanza sociale”. Lo ha detto Leone XIV, incontrando i vescovi italiani al termine dell’82ª Assemblea generale della Cei. “Abbiamo il coraggio dell’essenziale!”, l’invito del Papa : “Il coraggio di comunità meno preoccupate di conservare tutto e più libere di annunciare Cristo. Il coraggio di una catechesi che sia cammino di iniziazione e formazione permanente alla vita cristiana. Il coraggio di parrocchie accoglienti e missionarie, in cui le famiglie si ritrovano e si rinnovano con la linfa del Vangelo. Il coraggio di organismi di partecipazione vivi. Il coraggio di ascoltare i giovani senza addomesticarne le domande. Il coraggio di lasciarci evangelizzare dai poveri. Il coraggio di una struttura nazionale sempre più al servizio della comunione missionaria delle Chiese in Italia”

In un tempo come il nostro, “segnato dalla complessità”, ”molti segni ci parlano di stanchezza, di frammentazione, di solitudine”,

ha esordito Leone XIV: “Nelle nostre comunità possiamo talvolta avvertire la fatica di trasmettere la fede, la difficoltà di coinvolgere le nuove generazioni”. “Fare nostro lo sguardo del Signore”, il “primo compito” affidato ai vescovi: “Non lamentarci soltanto dei terreni induriti né soffermarci semplicemente ai dati statistici, ma saper vedere, con gli occhi del Risorto, il raccolto che Dio stesso ci prepara”.

“La priorità è il Vangelo”,

la prima indicazione pastorale: “ce lo dice San Francesco d’Assisi, a ottocento anni dal suo transito al Cielo; ce lo ricordano la Evangelii nuntiandi di San Paolo VI e la Evangelii gaudium di Papa Francesco.  “Perché è dal Vangelo che nasce la fede, come incontro vivo con Cristo, morto e risorto, presente nella sua Chiesa!”, ha spiegato Leone. “Oggi, nel contesto in cui siamo chiamati a operare, confrontandoci con altre prospettive di vita e con sfide antropologiche inedite, riportare al centro il Vangelo è il dono che dà entusiasmo alla nostra vita di escovi e l’urgenza che ci spinge”, ha garantito Leone XIV. Poi le domande esigenti affidate alla Chiesa italiana:

“quale volto di Dio lasciamo trasparire nella predicazione, nella catechesi, nella liturgia, nella carità, nella vita delle nostre comunità? In che modo favoriamo l’incontro con Cristo e che cosa significa oggi, per noi e per le nostre Chiese, iniziare altri alla vita cristiana?

Sono domande che, come pastori, dobbiamo sempre porci, senza mai darle per scontate”.

L’iniziazione cristiana “non può essere pensata solo come preparazione ai sacramenti”, il monito sul vissuto concreto delle nostre comunità. “Non è possibile comprendere pienamente il battesimo se non all’interno dell’iniziazione cristiana”, ha affermato il Pontefice, secondo il quale ”è una sottolineatura molto importante, questa della più recente Assemblea del Sinodo dei Vescovi, perché colloca il cammino che si apre con il battesimo all’interno di una Chiesa che crede, celebra, accompagna, genera. Una Chiesa che, mentre gioisce stupita di fronte ai catecumeni giovani e adulti, è poi capace di sostenere la loro perseveranza dopo lo slancio iniziale”.

“La fede viene trasmessa e cresce dove ci sono comunità vive e ospitali, capaci di pregare e di ascoltare”,

ha detto il Papa tracciando una sorta di profilo ideale delle comunità cristiane: “comunità nelle quali la Parola di Dio non resta ai margini, ma illumina le scelte, dove l’Eucaristia è davvero fonte e culmine, dove i poveri non sono destinatari esterni di un servizio, ma fratelli e sorelle nei quali il Signore ci parla; dove i giovani sono volti e voci e storie con cui dialogare; dove le famiglie non sono lasciate sole e le ferite non vengono nascoste, ma portate davanti al Signore con umiltà; dove la fede diventa impegno effettivo nella società, nella politica, nella cultura”.

“Ascoltare la Parola di Dio, ascoltare il popolo di Dio, e quindi ascoltare i segni dei tempi, ascoltare anche ciò che mette in discussione le nostre abitudini pastorali”,

la missione affidata ai vescovi: “È questo il senso del Cammino sinodale che avete portato a compimento e che, come avete sottolineato, ora deve diventare stile permanente”. Una Chiesa sinodale, come insegna il Concilio, “è quella in cui ciascuno, secondo la propria vocazione, può offrire il dono ricevuto dallo Spirito per l’edificazione comune”. In quest’ottica,

“la partecipazione non è una concessione:

è un’esigenza della comunione e della missione e, perciò, deve diventare metodo, responsabilità, verifica, nel coinvolgimento dei diversi carismi e ministeri e nel rispetto del compito proprio del vescovo”. Il Documento di sintesi del Cammino sinodale delle Chiese in Italia “richiama il valore degli organismi di partecipazione”: per il Papa, tuttavia, “non basta che questi strumenti esistano, occorre verificare che funzionino davvero”.

“Le varie strutture della Cei sono chiamate a continuare a svolgere il loro servizio di comunione, coordinamento, discernimento e sostegno alle Chiese che sono in Italia”,

le indicazioni per la riforma. “Proprio perché ha questo ruolo, l’organizzazione della Conferenza Episcopale va modellata alla luce delle esigenze della missione e delle mutate condizioni storiche”: “Non si tratta di imitare schemi organizzativi esterni, né di ridurre tutto a efficienza amministrativa, ma di domandarsi quale fisionomia aiuti oggi i pastori e le chiese locali ad annunciare meglio il Vangelo, a camminare insieme, a rendere possibile una partecipazione effettiva, ordinata e feconda. Quando è vissuta nello Spirito, questa verifica non indebolisce la comunione ma la purifica”.

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