Di Don Francesco Mangani
DIOCESI – La Magnifica Humanitas, la prima enciclica di Papa Leone XIV, si colloca pienamente nel solco della Dottrina sociale della Chiesa. Come Leone XIII, con la Rerum novarum, aveva chiamato la Chiesa a confrontarsi con le trasformazioni epocali della rivoluzione industriale, così oggi Leone XIV invita il cristianesimo a misurarsi con la nuova rivoluzione tecnologica e digitale, segnata soprattutto dall’avvento dell’intelligenza artificiale. Una Chiesa quindi che sceglie di abitare le frontiere dell’oggi e con senso critico ed apertura al “nuovo”, si confronta con le sfide della modernità. Una Enciclica che se da un lato mette in risalto il potenziale positivo delle nuove frontiere della tecnica, d’altro lato non esita a presentarne i rischi, quando non vi è alla base una matura comprensione delle conseguenze umane e sociali.
Babele o Gerusalemme? L’AI e i rischi del dominio tecnocratico
L’enciclica nasce dalla consapevolezza che il progresso tecnico non sia mai neutrale. La tecnica modifica il modo di vivere, di comunicare, di lavorare, di pensare e persino di concepire l’essere umano. Per questo la Chiesa non può rimanere spettatrice passiva delle trasformazioni del proprio tempo, ma è chiamata ad abitare le “frontiere” dell’oggi con discernimento evangelico.
Già San Giovanni Paolo II aveva intuito il rischio di una riduzione economicistica e tecnocratica della persona; Papa Benedetto XVI aveva approfondito il rapporto tra tecnica, globalizzazione e carità nella verità; Papa Francesco, soprattutto nella Laudato si’, aveva denunciato il paradigma tecnocratico e il dominio sull’uomo e sul creato. Ora Leone XIV raccoglie questa eredità e la sviluppa ulteriormente, collocando l’intelligenza artificiale dentro l’orizzonte della Dottrina sociale della Chiesa come nuova “questione sociale” del XXI secolo.
Non a caso l’enciclica insiste anche sul rischio che la concentrazione di capitali, chip, competenze tecnologiche, brevetti e dati nelle mani di pochi soggetti economici possa svuotare gli stessi processi democratici, trasformando la dipendenza digitale in una nuova forma di dominio globale. Se la conoscenza rimane nelle mani di pochi, avverte implicitamente il Papa, la libertà degli altri rischia di diventare sempre più fragile. L’intelligenza artificiale non è soltanto uno strumento tecnico: è ormai una questione antropologica, politica ed etica.
L’enciclica si apre con una grande domanda: l’umanità userà la tecnica per edificare una nuova Babele oppure per costruire una nuova Gerusalemme? Attraverso le immagini bibliche della torre di Babele e della ricostruzione di Gerusalemme guidata da Neemia, il Papa mostra le due possibilità che stanno davanti al mondo contemporaneo: da una parte una tecnica assolutizzata, che genera uniformità, dominio e disumanizzazione; dall’altra una civiltà della comunione, fondata sulla corresponsabilità, sul dialogo e sulla dignità della persona.
Nel primo capitolo, Leone XIV ripercorre il cammino storico della Dottrina sociale della Chiesa, mostrando come essa sia una realtà dinamica, capace di confrontarsi continuamente con le “res novae” della storia. Da Leone XIII fino ai papi contemporanei, la Chiesa ha progressivamente sviluppato una lettura evangelica delle trasformazioni sociali, economiche e culturali. Oggi la nuova frontiera è l’intelligenza artificiale, che interpella radicalmente il modo di comprendere il lavoro, la libertà, la verità e persino l’identità umana.
Il secondo capitolo presenta i fondamenti della Dottrina sociale della Chiesa. Al centro vi è la dignità della persona umana, creata a immagine del Dio trinitario. Da qui derivano i grandi principi del bene comune, della solidarietà, della sussidiarietà, della giustizia sociale e della destinazione universale dei beni. L’enciclica insiste sul fatto che nessuna tecnologia può essere autenticamente umana se dimentica i poveri, i fragili e coloro che rischiano di essere esclusi dai processi economici e digitali.
Nel terzo capitolo il Papa affronta direttamente il tema dell’intelligenza artificiale e del paradigma tecnocratico. L’IA viene riconosciuta come strumento dalle enormi potenzialità positive, capace di aiutare la medicina, l’educazione e la comunicazione. Tuttavia, il rischio è che il potere tecnologico si concentri nelle mani di pochi soggetti economici privati, generando nuove forme di controllo e di dominio globale. Per questo Leone XIV richiama con forza la necessità di responsabilità etica, trasparenza e governo condiviso delle tecnologie emergenti.
In questo contesto, l’enciclica critica anche le correnti transumaniste e postumaniste, che sognano un superamento tecnico dell’essere umano. Per il Papa la fragilità non è un difetto da eliminare, ma una dimensione costitutiva dell’uomo. Il vero compimento dell’umanità non è il potenziamento tecnologico illimitato, ma la grazia: il vero “più che umano” è la santità.
Il quarto capitolo si concentra sulla custodia dell’umano nella trasformazione digitale. Vengono affrontati temi come la manipolazione dell’informazione, la crisi della verità, la comunicazione digitale, la scuola, il lavoro e le nuove dipendenze tecnologiche. Leone XIV parla della necessità di una “ecologia della comunicazione”, capace di custodire il pensiero critico e la libertà interiore. Il lavoro umano rimane centrale e non può essere ridotto a semplice funzione produttiva sostituibile da algoritmi e automazione.
Nel quinto capitolo l’enciclica assume un tono fortemente profetico e geopolitico. Il Papa denuncia la “cultura della potenza”, la normalizzazione della guerra e il rischio di un utilizzo militare dell’intelligenza artificiale. Le nuove tecnologie possono infatti amplificare enormemente la capacità distruttiva dell’uomo. Per questo Leone XIV rilancia il grande ideale della “civiltà dell’amore”, già caro a San Paolo VI: una società fondata sulla pace, sulla giustizia, sul dialogo e sul riconoscimento della dignità di ogni popolo.
L’uomo e il mistero dell’Incarnazione come paradigma di senso
La conclusione dell’enciclica ritorna infine al mistero centrale del cristianesimo: il Verbo si è fatto carne. In Cristo, Dio ha assunto l’umano e ne ha mostrato la grandezza definitiva. Nessuna macchina, nessun algoritmo e nessuna tecnica potranno mai sostituire il mistero della coscienza, della libertà, dell’amore e della relazione. Per questo il vero progresso non consiste semplicemente nello sviluppo delle tecnologie, ma nella capacità di custodire la dignità della persona e la fraternità tra gli uomini.
La ricerca del senso dell’esistenza sarà sempre prerogativa del pensiero umano, nessuna idolatria tecnica potrà colmare questa sete innata.
L’enciclica si chiude con un forte richiamo simbolico e spirituale al Magnificat di Maria di Nazareth. Come Maria canta la grandezza di Dio che innalza gli umili e disperde i superbi, così anche oggi la Chiesa è chiamata a custodire la speranza dentro un tempo attraversato da paure e trasformazioni radicali. La tecnologia, allora, potrà essere “autenticamente umana” soltanto quando saprà restare al servizio della persona, della comunione tra i popoli, senza mai offuscare l’innato anelito alla trascendenza.
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