Di Ana Fron
Si è svolto il “2nd Continental Online Championship for Prisoners 2026 Europe Male”. Alla competizione hanno partecipato, in collegamento online, 31 istituti penitenziari europei provenienti da Albania, Grecia, Repubblica Ceca, Belgio, Germania, Italia, Lettonia, Norvegia, Spagna, Romania, Inghilterra, Irlanda, Armenia, Polonia, Croazia e Serbia. Ogni Paese è stato rappresentato da due istituti, supervisionati da arbitri ufficiali. Per l’Italia hanno preso parte al torneo la casa circondariale di Teramo e quella di Cagliari.
La manifestazione è stata realizzata nell’ambito del progetto “Chess for Freedom” della Commissione Sociale della FIDE, la Federazione Internazionale degli Scacchi, organismo che coordina e promuove l’attività scacchistica a livello mondiale attraverso tornei, progetti educativi e iniziative sociali. Tra gli ospiti e i responsabili organizzativi presenti figuravano: André Vögtlin, presidente della Commissione Sociale della FIDE; Mikhail Korenman, coordinatore del progetto “Chess for Freedom” e membro della stessa Commissione; Lāsma Kokoreviča, ispettore senior del Dipartimento di Risocializzazione dell’Amministrazione Penitenziaria Lettone; Dana Reizniece, vicepresidente della FIDE; Rodrigo Barbeito, sociologo e responsabile dei progetti internazionali del Club Magic dell’Extremadura; Mirko Trasciatti, coordinatore del progetto “Scacchi in carcere” per la Commissione Sociale della FSI e membro della stessa; Antonio Amatulli, segretario della Commissione Sociale della FSI.
L’iniziativa ha rappresentato il coronamento di un percorso dedicato all’introduzione e alla pratica degli scacchi all’interno degli istituti penitenziari. Nel carcere di Teramo il corso è iniziato il 25 luglio dello scorso anno, coinvolgendo circa trenta detenuti. Sono stati selezionati sei giocatori per rappresentare Teramo al campionato europeo, distinguendosi per costanza, impegno, passione e capacità di gioco.
Dopo il collegamento con tutti gli istituti partecipanti, i quattro giocatori titolari si sono sistemati ciascuno davanti al proprio computer, in attesa dell’inizio della competizione. Pur trattandosi di incontri individuali, il punteggio finale teneva conto del risultato complessivo della squadra. Il torneo si è articolato in sette round: ai primi turni il sistema informatico assegnava casualmente gli avversari e, successivamente, ridefiniva gli abbinamenti sulla base dei risultati ottenuti. La squadra di Teramo, identificata con il nickname “Italy1”, ha affrontato nell’ordine Cagliari (“Italy2”), Serbia, Albania, Croazia, Spagna, Grecia e infine Romania.
L’aula informatica dell’istituto, nonostante la presenza di organizzatori, operatori e partecipanti, durante le partite era immersa in un silenzio assoluto. Gli scacchi richiedono concentrazione, lucidità e capacità di controllo emotivo. I partecipanti hanno affrontato ogni partita con spirito di osservazione, studiando le mosse degli avversari e cercando la strategia migliore.
Per i detenuti coinvolti, il gioco ha rappresentato molto più di una semplice competizione sportiva. Gli scacchi insegnano disciplina mentale e capacità di gestione dell’ansia. Per qualche ora, preoccupazioni personali, pensieri legati alla detenzione, alla famiglia o al futuro hanno lasciato spazio esclusivamente alla partita, alle mosse da calcolare, alla ricerca dello scacco matto. Durante il torneo sono emerse personalità differenti: chi più riflessivo, chi più impulsivo, chi perseverante e chi particolarmente competitivo. Tutti, però, hanno dimostrato rispetto delle regole e forte spirito di squadra.
Anche chi non era impegnato direttamente nelle partite ha seguito la competizione con partecipazione e discrezione, sostenendo i compagni senza disturbare il gioco. Accanto ai detenuti era presente anche l’istruttore Guido Piantieri, membro della Federazione Scacchistica Italiana, che nel tempo ha contribuito a sviluppare le capacità tecniche dei partecipanti e a trasmettere loro una passione crescente per gli scacchi.
Nel corso della giornata è intervenuta anche la direttrice dell’istituto, la dott.ssa Lucia Avantaggiato, che ha espresso il proprio sostegno alla squadra e promesso un riconoscimento in caso di vittoria. La sua presenza ha rafforzato il senso di appartenenza e di condivisione vissuto dai partecipanti, uniti dall’esperienza comune e dall’impegno nel progetto.
Al termine di molte ore di gioco, durante le quali i partecipanti hanno persino rinunciato al pranzo per mantenere la massima concentrazione sulla competizione, la squadra di Teramo si è classificata al 17° posto. Il podio è stato conquistato da Ucraina, Serbia e Armenia. Si tratta di un risultato significativo, considerando l’alto livello tecnico del torneo e la qualità degli avversari incontrati.
A fine gara i ragazzi hanno commentato con sincerità e un po’ di rammarico: “Avremmo potuto fare di più, se solo avessimo avuto più tempo”. Le partite, infatti, duravano in media una decina di minuti. Nonostante ciò, agli occhi degli organizzatori e degli operatori presenti, i partecipanti hanno dato prova di grande impegno, determinazione e capacità di mettersi in gioco.
La competizione non è stata soltanto un evento sportivo, ma un’importante esperienza di inclusione, condivisione e crescita personale. Il progetto “Chess for Freedom” ha permesso di creare un collegamento tra realtà penitenziarie di diversi Paesi europei, favorendo l’incontro tra persone, storie e culture differenti attraverso il linguaggio universale degli scacchi.
Per alcune ore, nelle carceri europee coinvolte, le differenze di nazionalità e provenienza sono passate in secondo piano, lasciando spazio alle persone, alle loro capacità e al divertimento.
Un’esperienza resa possibile dall’impegno dei detenuti, degli operatori penitenziari e del personale dell’Area trattamentale sempre in prima linea per soddisfare le esigenze dei detenuti, della Banca Tercas per la Federazione Scacchistica italiana in cui la Direzione della Casa Circondariale ha creduto fin da subito, di tutti coloro che credono nel valore rieducativo e sociale di attività come questa.
In un momento storico in cui, come evidenziano i più recenti rapporti dell’Associazione Antigone, il sistema penitenziario italiano continua a fare i conti con sovraffollamento, isolamento, carenza di attività trattamentali e profonde difficoltà umane e sociali, iniziative come “Chess for Freedom” assumono un valore che va ben oltre l’aspetto sportivo. Le condizioni di vita in carcere, spesso segnate da privazioni, tensioni e fragilità psicologiche, ricordano quanto sia necessario costruire occasioni concrete di crescita, relazione e dignità personale.
Per i detenuti coinvolti, il torneo ha rappresentato anche un raro momento di normalità: la possibilità di sentirsi parte di una squadra, di confrontarsi con persone di altri Paesi, di essere riconosciuti non per il reato commesso ma per l’impegno, la concentrazione e le capacità dimostrate davanti a una scacchiera. Esperienze di questo tipo restituiscono senso al percorso detentivo e richiamano direttamente il principio sancito dall’articolo 27 della Costituzione, secondo cui la pena deve tendere alla rieducazione della persona e non può ridursi a mera punizione.
“Chess for Freedom” ha dimostrato come anche dietro le sbarre possano nascere occasioni autentiche di responsabilizzazione, dialogo e riscatto. Ed è proprio attraverso progetti capaci di valorizzare le persone, le loro attitudini e il loro desiderio di mettersi in gioco che il carcere può avvicinarsi maggiormente alla funzione umana e rieducativa prevista dalla nostra Costituzione.