DIOCESI – Troppo spesso si pensa all’inclusione come ad un’opera di semplice assistenza, un “fare spazio” a chi ha esigenze diverse. Ma la vera inclusione va oltre: significa permettere ad ogni persona di essere protagonista, di vivere esperienze corali in cui nessuno si senta escluso.
E così è stato Domenica 17 Maggio 2026, per gli oltre 120 partecipanti alla 4ª Giornata Diocesana delle Persone in condizione di Disabilità e Neurodiversità, che hanno vissuto momenti di gioco, spiritualità e convivialità,
L’iniziativa, promossa dalla Commissione Pastorale dal nome “Passi inclusivi per camminare insieme nelle diocesi del Piceno”, quest’anno, per la prima volta, è stata condivisa anche ai fedeli della Diocesi di San Benedetto del Tronto – Ripatransone – Montalto, a partire dal luogo in cui è stata organizzata: la parrocchia San Giacomo della Marca in località Fosso dei Galli, a Porto d’Ascoli.
Alla Giornata hanno partecipato persone provenienti da Ancarano, Ascoli Piceno, Castel di Lama, Colonnella, Grottammare, Nereto, Offida, Roccafluvione, San Benedetto del Tronto, Sant’Egidio alla Vibrata, Sant’Omero e Spinetoli.
Insieme a loro anche il vescovo Gianpiero Palmieri, che ha preso parte al pranzo comunitario, don Giorgio Del Vecchio, responsabile della Commissione Pastorale, don Marco Farina, parroco della comunità che ha ospitato l’iniziativa, e don Stephen Sangeethan, che svolge il suo servizio pastorale presso Casa Manuela ad Offida.
Numerose le realtà organizzate del territorio che hanno preso parte alla Giornata:
- COSER/RD3 – La mia casa della coop. I Cirenei di Ascoli Piceno;
- Casa Manuela di Offida;
- Casa di Marco Rosati di Ascoli Piceno;
- Unitalsi di Ascoli Piceno;
- Gruppo Caritativo Interparrocchiale di Porto d’Ascoli;
- Associazione AGAVE di Sant’Egidio alla Vibrata;
- ANFFAS di Martinsicuro;
- Confad.eu caregivers familiari di Ascoli Piceno.
Vivere la Messa come riflesso di un abbraccio più grande
Numerosi i momenti di condivisione vissuti durante la 4ª Giornata Diocesana delle Persone in condizione di Disabilità e Neurodiversità: al mattino, subito dopo l’accoglienza, tutti i partecipanti sono stati coinvolti in alcuni laboratori durante i quali è stata preparata l’animazione liturgica della Messa celebrata poi alle ore 11:00; dopo la Celebrazione Eucaristica, che ha coinvolto anche numerose persone con disabilità e neurodiversità, presso i locali parrocchiali è stato consumato il pranzo, allietato dal canto e dalla musica di alcuni commensali; infine, nel pomeriggio, i partecipanti si sono cimentati in uno spettacolo di recitazione sul tema di vivere la vita da protagonisti, realizzando i propri sogni, a cui è seguita l’animazione a cura del Gruppo Clown della “Chimaera Association”.
Tra i vari momenti di gioia e condivisione della Giornata, quello più significativo, per la sua portata innovativa, è stato, senza dubbio, la Messa inclusiva.
Spesso la Liturgia risulta poco accessibile per chi ha disabilità cognitive o sensoriali. La Messa inclusiva di Domenica, invece, ha ripensato i gesti, le parole e i tempi di ogni momento, privilegiando linguaggi immediati ed esperienziali:
- il canto è stato accompagnato da gesti semplici, chiari e lenti; sono stati utilizzati strumenti musicali meno noti; il coro è stato formato da persone normotipiche e da persone con disabilità o neurodiversità;
- sono state attivate la Comunicazione Aumentativa e Alternativa (CAA) e la traduzione in LIS (Lingua dei Segni Italiana), eseguita da don Giorgio Del Vecchio;
- la pericope del Vangelo del giorno, oltre che essere letta da parroco don Marco Farina, che ha presieduto la Messa, è stata messa in scena da alcune persone con disabilità intellettiva e da altre norrmotipiche;
- alcuni dei doni portati durante l’Offertorio sono stati preparati dai partecipanti; alcune persone con disabilità o neurodiversità sono state protagoniste anche della questua e della lettura delle Preghiere dei Fedeli.
Il valore aggiunto della Celebrazione Eucaristica di Domenica è che non si è rivolta “solo” alle persone con disabilità, ma all’intera comunità, insegnando ai partecipanti ad andare a Messa in modo nuovo, tutti insieme, ciascuno con il dono della propria vita, delle proprie fragilità e delle proprie ricchezze.
La fragilità mette a nudo ogni persona, non solo chi la possiede direttamente, ma anche chi la vive dall’esterno, e permette di riscoprire, in maniera più autentica, il bisogno di Dio nella sua semplicità, ma al contempo nella sua pienezza. Domenica scorsa, i ragazzi e gli adulti con disabilità o neurodiversità sono state guide preziose per far riscoprire a tutti il cuore del messaggio evangelico, al di là di ogni abitudine acquisita.
Certamente superare i vecchi stereotipi non è facile e richiede un lungo cammino di crescita, ma l’esperienza di Domenica ha messo in chiaro che la Messa inclusiva non può – e non deve – rimanere un evento straordinario, bensì deve diventare la normalità della vita parrocchiale. Per fare questo è necessario avviare percorsi di catechesi accessibili e formare operatori dedicati: proprio quello che le Diocesi del Piceno stanno cercando di fare.
Ha detto il parroco don Marco Farina alla fine della Celebrazione Eucaristica: “Oggi sono stato affiancato da Gesù, nella lettura del Vangelo. E non è una frase retorica, ma una verità che mi fu spiegata nella mia prima catechesi, dopo aver deciso di diventare prete a 18 anni. Un presbitero di allora mi disse: ‘Sulla croce, la parte lunga è la I di Iesus; con la parte corta la I diventa la T e ci apre al tu. La persona di Gesù, infatti, con la sua morte, si trasforma nell’abbraccio della croce, che avvolge davvero tutti. Gesù è presente in tutti noi e anche nel volto dei nostri amici siamo chiamati a ritrovare il volto di Gesù“.
Solo così, la Messa domenicale diventerà il luogo per eccellenza dell’Amore vero, in cui ogni diversità è considerata un dono, in cui l’assemblea celebra davvero se stessa come un’unica grande famiglia, in cui nessuno è lasciato indietro, in cui l’abbraccio della comunità diventa il riflesso dell’abbraccio di Dio.
Aiutare le parrocchie
Al termine della Messa, ha preso la parola don Giorgio Del Vecchio, il quale ha voluto esprimere alcune parole di gratitudine:
“Ringraziamo prima di tutto lo Spirito Santo, perché fa nuove tutte le cose e ci permette di avere nel cuore il desiderio di incontrare il Signore e di farlo attraverso nuovi linguaggi. Lo sperimenteremo prossimamente con la Pentecoste, ma intanto ne abbiamo avuto un assaggio in questa Giornata. Se ci affidiamo allo Spirito Santo, nulla è impossibile a Dio, neanche la morte. Perciò davvero possiamo superare ogni difficoltà, ogni barriera.
Il secondo grazie è rivolto a papa Francesco, che ci ha ricordato che nessuno è escluso dall’incontro con il Signore e dalla comunità della Chiesa, qualsiasi sia la propria condizione personale, fisica, di orientamento, di etnia. Nessuno è escluso nella comunità dei credenti.
Poi vorremmo ringraziare il nostro vescovo Gianpiero, che ci permette da quattro anni di avere questa Commissione Pastorale diocesana, che vuole donare alle parrocchie di entrambi le Diocesi la possibilità di essere comunità senza barriere.
Infine un grazie alla parrocchia di San Giacomo della Marca che ci ha ospitato. Vedete, non sono i preti che fanno la Chiesa: è il popolo di Dio, è la comunità che fa la Chiesa. Quando tutti viviamo intorno all’altare: il prete, insieme a tutto il popolo di Dio, si riunisce intorno all’altare, ascolta la Parola, spezza il pane e lo condivide con chi ha bisogno. Ringraziamo allora questa comunità che ha avuto l’entusiasmo di dire: ‘Vogliamo viverla qui questa Giornata! Vogliamo esserci noi!’. Devo dire che è stata la prima volta che io e il mio staff non abbiamo fatto niente!”
“Ci auguriamo che queste Giornate di Pastorale Inclusiva abbiano vita breve – ha poi proseguito il presbitero -, perché significherebbe che abbiamo raggiunto l’obiettivo. Il nostro intento, infatti, è quello di aiutare le parrocchie a non aver paura di essere per tutti, di portare il Vangelo a tutti, di sapere che si può invocare lo Spirito Santo, il quale ci dona la forza e la creatività per fare nuove tutte le cose. n futuro quindi Voi avete visto che questa mattina non abbiamo compiuto un’impresa straordinaria, perché alla fine i ragazzi hanno fatto quello che normalmente si fa durante la Messa: alcuni hanno fatto parte dell’orchestra e del coro, altri hanno animato il Vangelo, qualcuno ha fatto i doni portati durante l’Offertorio, qualche altro è passato tra i banchi per la questua, qualcuno ha letto le Preghiere dei Fedeli. La ministerialità della Chiesa non è solo per i preti: ciascuno di noi ha un compito nella Chiesa, ciascuno di noi può mettere il suo talento a servizio della Messa e della comunità“.
Ha quindi concluso don Giorgio: “Io posso essere una persona non in condizione di disabilità o di neurodiversità, ma posso essere malato temporaneamente ed avere delle condizioni che mi limitano a poter fare qualcosa. Una persona che ha una disabilità o una neurodiversità non è malata: ha quindi una situazione che non le consente di fare qualcosa, ma ha una lunga lista di tantissime altre cose che può fare. Perciò, vi dico, non avete bisogno del permesso del parroco o del vescovo per fare qualcosa, perché siete tutti battezzati, avete tutti la chiave di ingresso della parrocchia, siete tutti figli di Dio: ciascuno di noi può servire Dio, la Chiesa e il prossimo con tutto quello che possiede“.
Riconoscere che ogni persona ha qualcosa di unico e prezioso da offrire
A seguire, Enrico Cosenza, parrocchiano della comunità San Giacomo della Marca e volontario del Gruppo Caritativo Interparrocchiale di Porto d’Ascoli, ha detto parole che hanno commosso e al contempo esortato a vivere la diversità con consapevolezza e umanità:
“Quante serate e quanti pomeriggi abbiano trascorso tra di noi, in parrocchia, per mettere in comune le nostre idee e proposte, affinché oggi si potesse vivere, tutti insieme, una giornata da trascorrere senza barriere e senza incomprensioni.
Il nostro augurio è di ritrovarci questa sera, dopo che i riflettori si saranno spenti ed ognuno degli ospiti sarà tornato alla propria casa, e, guardandoci negli occhi gli uni e gli altri, poterci dire: ‘Si, è stata davvero una magnifica giornata!’. Per gli altri, per voi che siete venuti, ma soprattutto per noi, che ci siamo impegnati senza risparmio. Perché anche in questa occasione, noi per primi, abbiamo fatto esperienza che è donando che si riceve.
La giornata di oggi, per noi e per la nostra parrocchia, è una tappa, bellissima ed importantissima, di un percorso che abbiamo iniziato alcuni anni fa e che, passo dopo passo, ci sta facendo scoprire che la disabilità e la neurodiversità non sono una barriera insormontabile, così come non sono le abilità che ognuno di noi possiede – e i riferisco a tutti, nessuno escluso – a definire il valore di ciò che siamo, bensì sono il nostro coraggio e la nostra umanità a renderci uomini e donne, persone vere.
Abbracciare la diversità significa riconoscere che ogni persona ha qualcosa di unico e di prezioso da offrire agli altri. Se siete stati attenti alle mie parole, vi sarete accorti che ho usato il termine diversità e non disabilità, perchè, in fondo in fondo, siamo si diversi ognuno dall’altro, ma soprattutto disabili lo siamo un po’ tutti e le peggiori disabilità che possiamo avere sono proprio quelle che meno si vedono.
E allora, grazie di vero cuore, a nome della nostra parrocchia, per averci fatto, oggi, il grande dono della vostra presenza ed aver condiviso con noi le vostre ricchezze”.
Sono già trascorsi due giorni dalla 4ª Giornata Diocesana delle Persone in condizione di Disabilità e Neurodiversità, ma ho il cuore ancora pieno di gioia: è stata una Domenica in cui l’altare si è fatto più vicino, in cui la Messa è stata davvero la sorgente di un Amore che, attraverso la comunità, si è fatto carne, accoglienza e condivisione. Aspettiamo con trepidazione il giorno in cui ogni Domenica sarà come la Domenica appena trascorsa. E poi il giorno in cui ogni giorno sarà come ogni Domenica.













































































































0 commenti