SAN BENEDETTO DEL TRONTO – “Dopo anni di attesa, lavoro, cura e desiderio, possiamo finalmente annunciare con immensa gioia il ritorno alla piena voce del Grande Organo della Cattedrale Santa Maria della Marina di San Benedetto del Tronto“. A parlare è Massimo Malavolta, Maestro della Cappella Musicale della Cattedrale e supervisore dei lavori di restauro, che descrive così il compimento del lungo intervento sullo strumento.
“Si tratta di un organo tra i più significativi del territorio nazionale, con i suoi 51 registri e una storia preziosa che attraversa Loreto, la grande tradizione organaria italiana, la memoria di Balbiani, Callido e Vegezzi-Bossi – aggiunge il Maestro – Un patrimonio che oggi torna a vivere nella sua pienezza liturgica, artistica e spirituale. Il recente restauro di Pietro Corna restituisce infatti alla comunità un bene sonoro, culturale e sacro: legno, metallo, aria e memoria tornano a farsi canto e preghiera che attraversa lo spazio della Cattedrale”.
Per celebrare questo ritorno, la Diocesi di San Benedetto del Tronto – Ripatransone – Montalto delle Marche ha programmato i “Concerti Inaugurali del Grande Organo” nella Cattedrale Santa Maria della Marina. Tre appuntamenti scandiranno la riapertura sonora dello strumento: il 15 maggio 2026 alle ore 21:15 con Sophie-véronique Cauchefer da Parigi, il 13 giugno 2026 alle 21:15 con Stefano Pellini e Filippo Sorcinelli dall’Italia, e il 10 luglio 2026 alle 21:15 con Konstantin Reymaier da Vienna.
Un ciclo di concerti affidato a interpreti di livello internazionale, pensato per restituire all’ascolto la voce di uno strumento che appartiene alla storia, alla fede, alla città e alla bellezza.
Il significato del recupero è stato sottolineato anche dal parroco della Cattedrale, don Patrizio Spina, che ha affidato una riflessione personale sul valore della musica e sul percorso che ha portato al restauro: “Non sono un gran conoscitore di musica e purtroppo non l’ho mai voluta studiare. Riconosco però la bellezza che essa sa infondere nella persona e so per esperienza che tale bellezza supera ogni tipo di barriera e ha il dono di guarire, facendo gioire il cuore. Per contro, mi è sempre piaciuto cantare fin da bambino e mi dissero che ero alquanto intonato: a motivo di ciò è stato sempre molto importante, nelle comunità ove sono stato chiamato, “preoccuparmi”, chiedendo aiuto ad esperti del settore, degli strumenti che vi erano a disposizione, per poter cantare e cosi rendere lode al Creatore.
Il prestigioso Organo a canne della nostra Cattedrale ha una bella storia e potrei dire, una bella storia “ferita”. Per certi aspetti simile a quelle di alcune nostre vite. Quando venni qui in Cattedrale, la ferita di questo formidabile Organo a canne era talmente palpabile che era difficile non “sognare” una cura, per guarirlo e restituirgli la Bellezza vibrante del suono. Sognare una cura, dove sognare è il termine adatto, perché – sprovvisti di mezzi e poveri di risorse – il tutto sembrava pressoché impossibile. E invece, grazie alla collaborazione di tanti, i cui nomi sono scritti nel cuore della Cattedrale, il sogno è diventato realtà ed oggi, grazie alla generosità della Comunità cristiana, gustiamo di nuovo la bellezza del nostro Organo restaurato.
Da soli si va veloci e senza tempo: insieme si va più lontani e a tempo, senza stonature. A lode di Dio”.
Un ritorno, dunque, che non riguarda solo uno strumento musicale, ma un’intera comunità che ritrova una voce storica della propria identità.





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