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Sorelle Clarisse: “…perchè io vivo e voi vivrete”

DIOCESI – Pubblichiamo la Lectio delle Sorelle Clarisse del Monastero Santa Speranza di San Benedetto del Tronto.

Anche in questa domenica l’evangelista Giovanni ci offre uno stralcio del lungo discorso di addio che Gesù fa ai suoi discepoli prima della sua passione, morte e resurrezione.

E se domenica scorsa l’attenzione era centrata sul cammino da fare per arrivare là dove Gesù stesso ci ha preparato un posto, oggi, al centro, c’è la rassicurazione sul fatto che, in questo cammino, non saremo soli.

«Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paraclito perché rimanga con voi per sempre…».

Gesù, innanzitutto, stabilisce un rapporto concreto tra l’amore e i comandamenti: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti…»; anche alla fine del brano evangelico di oggi ripeterà «Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama».

Di fronte a queste parole, occorre che stiamo attenti a non pensare che l’amore consista semplicemente nello stare alle regole. Accogliere i comandamenti non è un esser bravi a seguire le leggi del Signore né tantomeno una costrizione.

Dio non vuole ricattarci, non chiede l’adempimento di obblighi, l’esecuzione di ordini, il sottostare a leggi o l’espletare pie pratiche religiose, ma Dio desidera “solo” vivere una relazione intima con l’uomo…e aspetta, ogni giorno, il nostro “sì” di amore come risposta al suo “Sì” di amore.

Accogliere e seguire i comandamenti del Signore è amare come ama Lui.

Per aiutarci in questo percorso, amare come ama Lui, il Signore promette un dono: a quelli che lo amano è promesso lo Spirito di verità. Questo Spirito è lo stesso che ha mosso Gesù, che ne ha ispirato le idee e le parole, che lo ha spinto ad amare e a dare se stesso. Questo Spirito, come ci dice Gesù, è Spirito di verità, cioè è aiuto perché possiamo avere la forza, il coraggio ma anche la sapienza di saper fare verità nel nostro cuore, di mettere a nudo la verità di ciò che ci anima e alimenta le nostre relazioni di amore…per arrivare ad amare come il Signore.

Questo stesso Spirito ora viene dato a noi, rimane presso di noi ed è in noi. Non solo un esserci accanto, presso, vicino, ma “essere in”, cioè dentro, immersi, uniti.

Questa è la speranza di cui si parla nella seconda lettura.

Scrive, infatti, San Pietro nella sua prima lettera: «…adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi».

Pietro ci esorta ad essere narratori di speranza!

Sempre: in ogni ambito e momento della vita!

A chiunque: non a qualcuno ma a tutti!

Pronti a rispondere: responsabili di una testimonianza che solo noi possiamo dare al mondo!

La speranza di cui siamo chiamati ad essere narratori responsabili è proprio un Dio che, come ci dice Gesù nel Vangelo, è «con voi per sempre», un Dio che «rimane presso di voi e sarà in voi». Continua Gesù: «…verrò da voi […]. Voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi».

È la speranza/certezza di un Dio che ci abita, che ci ama, che non ci lascia orfani, che non ci “butta nella mischia” che è la vita quasi fosse un corso di sopravvivenza da affrontare.

È la speranza/certezza che la presenza di Cristo non è da conquistare, non è da raggiungere, non è lontana, È già data, è dentro, è indissolubile, non verrà mai meno. Perché il nostro Dio è il Dio della vita e non vuole, per noi, altro che vita: «…perché io vivo e voi vivrete».

Redazione: