DIOCESI – È stata un’aula magna “Rita Levi Montalcini” gremita quella che ieri, venerdì 8 maggio 2026, alle ore 18.30, ha ospitato, all’interno dell’Istituto “Fazzini-Mercantini” di Grottammare, il convegno “Pace disarmata e disarmante”, curato dagli Uffici di Pastorale Sociale, del Lavoro e della Cura del Creato delle Diocesi del Piceno in occasione dell’Earth Day 2026.
L’iniziativa, che ha registrato la partecipazione di numerose autorità militari, religiose e civili, rientrava anche nel progetto “Giro d’Italia per la Pace 2026”, promosso in occasione dell’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi, in collaborazione con la Consulta per la Fratellanza tra i Popoli.
L’espressione “Pace disarmata e disarmante” fa riferimento al primo discorso dalla loggia vaticana di Papa Leone XIV, subito dopo la sua elezione al soglio pontificio nel 2025, ma anche alle parole pronunciate da Papa Francesco durante l’omelia di Pasqua del 2020, ed è stata il tema centrale dell’iniziativa interdiocesana.
Il primo a prendere la parola è stato il vescovo Gianpiero Palmieri: “Il cammino del Mediterraneo ha radici antiche come ponte di pace e continua ad esserlo, incoraggiato prima da Papa Francesco e ora da Papa Leone. Il nostro territorio, quello delle due diocesi, è bellissimo: si affaccia sul Mediterraneo ed è chiamato all’apertura, ad aprire il cuore. L’incontro con l’altro è la nostra salvezza, sulla scia della Chiesa italiana che sottolinea l’importanza del Mediterraneo. Vi invito a leggere il ‘Mare Nostrum’ come simbolo di accoglienza e dialogo, oltre ogni ostacolo ed emarginazione. La comunità del Piceno si è ritrovata per affermare con forza una visione fondata sulla cura, sulla pace, sulla giustizia e sulla fratellanza tra i popoli. Gesù piange due volte nel Vangelo: per Lazzaro, a causa della sua morte, ed entrando a Gerusalemme, quando dice: ‘Non hai conosciuto la via della pace’. In questo caso il pianto di Gesù è il pianto di Dio per gli uomini che non vogliono la pace e si autodistruggono. Ma, dice la Bibbia, il pianto può essere trasformato in sorgente. Possiamo costruire mille ponti e trasformare la valle del pianto in una sorgente di acqua viva. Ringrazio tutti i relatori, così come Flavio Lotti, promotore della Marcia Perugia-Assisi e coordinatore della Tavola della Pace. Ringrazio Grottammare per l’accoglienza e tutti i presenti a questo convegno”.
Queste le parole del sindaco Alessandro Rocchi: “Ringrazio il vescovo per aver scelto Grottammare per questa iniziativa. Siamo onorati. Spero che questo sia un momento di riflessione per tutti noi”.
Marco Tamburro, consigliere delegato alla disabilità, terza età e partecipazione, ha sottolineato: “Siamo felici di questo evento: serve a dimostrare che noi non siamo indifferenti”.
Filomeno Lopes, scrittore e giornalista di Radio Vaticana, originario della Guinea e moderatore dell’incontro, ha dichiarato: “La pace è un tema femminile. Richiama il grembo, il primo sentimento che ogni bambino prova. Alla sera della vita ce ne ricordiamo. Quando si perde questo contatto, si arriva al contrario della pace. Essa è un simbolo positivo per l’umanità. Per noi africani è un simbolo più che un concetto. Non è possibile senza il disarmo, anche culturale: un disarmo della cultura dominante. Se vuoi la pace, prepara te stesso. Ognuno di noi può fare qualcosa. La pace, per noi africani, è come un albero dalle profonde radici, il baobab. Nessuna mano appartenente a una sola cultura può abbracciarlo, vista la grandezza del suo tronco, ma servono tante mani unite, una vera catena umana”.
Il primo a portare la propria testimonianza è stato don Mattia Ferrari, cappellano di Mediterranea Saving Humans e presente sulle navi da soccorso, il quale ha affermato: “Grazie per quello che fate e per averci invitato. Dal 2017 i respingimenti sono diventati ufficiali, ad esempio lungo la costa libica. Ma nel Mediterraneo esiste una mafia che lucra sui migranti e sul traffico di droga. In quattro mesi abbiamo registrato mille persone disperse in mare. Mediterranea è stata suscitata dallo Spirito Santo: lo Spirito Santo, ricordate, parte dal basso, facendo nascere nel cuore delle persone nuove iniziative. Dal Mediterraneo si eleva il grido dei poveri. Papa Francesco ha parlato di pace disarmata e disarmante, ma anche umile e perseverante: noi ci ispiriamo a queste parole”.
A seguire è stato proiettato un contributo video di Pietro Sebastiani, direttore dell’University Africa Center della Lumsa ed ex direttore generale per la Cooperazione allo sviluppo del Ministero degli Esteri, assente per motivi di lavoro, il quale ha spiegato come l’Africa rappresenti il futuro e non debba essere vista come un problema: “L’Africa rappresenta il futuro del mondo: ha una popolazione in grande crescita e un’età media di 18 anni. L’Africa è cento volte più grande dell’Italia: un continente immenso”.
L’intervento successivo è stato quello della giovane Vittoriana Sanitate, membro del Consiglio dei Giovani del Mediterraneo: “Sono una delle tre rappresentanti del Consiglio. Noi apparteniamo a città che si affacciano sul Mediterraneo e cerchiamo di costruire la pace. Vogliamo creare ponti tra un Paese e l’altro”. Ha poi raccontato esperienze di incontro con giovani del Libano e di altri Paesi segnati dai conflitti, sottolineando la crescita umana nata da tali confronti e dimostrando come una convivenza possibile tra popoli diversi possa realmente esistere.
Patrizia Giunti, presidente della Fondazione italiana “Giorgio La Pira”, è stata poi protagonista di un intervento appassionato sulla figura di La Pira: “Il nostro impegno è rivolto alla costruzione di una rete di pace nel Mediterraneo. La Pira è una fiaccola che accompagna il terzo millennio. Portò la povera gente a essere considerata una categoria sociale. Fu tante cose: perfino un sindaco interventista. Si schierò a fianco degli operai e chiamò i leader del mondo a confrontarsi sul tema della pace. Fu tra i primi a parlare di dialogo interreligioso nel 1952. Nel 1961 convocò un convegno sull’Africa nera. La Pira fu profetico nel comprendere che il futuro sarebbe stato nell’Africa. La sua strategia fu l’incontro come via per il raggiungimento della pace. Il Mediterraneo ci tiene insieme, seppur diversi, e ogni diversità è una ricchezza, non una divisione”.
L’ultimo ospite a intervenire è stato don Vito Impellizeri, preside della Pontificia Facoltà Teologica di Sicilia, il quale ha affermato: “Grazie al vostro vescovo Gianpiero per aver promosso questa iniziativa. Vivo a Palermo e cerco di restituire Dio attraverso il pensiero, anche tramite la conoscenza delle altre religioni. Provo a sdoganare la teologia dalla tecnica. Essa si fonda anche sulla storia. Da qui nasce la ‘Teologia dal Mediterraneo’: Dio non si conosce, ma si ri-conosce attraverso la relazione. Alcuni sono cristiani per nascita, altri lo sono per scelta. Il rapporto tra il grembo e il sepolcro è quello tra morte e risurrezione. Il principio della salvezza passa attraverso la carne. Quando incontri il rapporto tra la Scrittura e la comunità, attraverso la carità, cambia il tuo modo di pensare. La Chiesa, ricordatelo sempre, è dalla parte di Dio, dove ci sono i crocifissi”.
La conclusione del convegno ha rilanciato il Mediterraneo come luogo di cooperazione, accoglienza e unità. È stato espresso un forte no al riarmo e un deciso sì agli investimenti sugli esseri umani, sull’ecologia e sull’ambiente, nella prospettiva di una speranza collettiva. Ci si è lasciati con l’obiettivo di diffondere una nuova cultura della pace, fondata sul senso di responsabilità, sul rispetto della dignità umana e della Terra.
Dopo il convegno, il vescovo Gianpiero ha invitato i presenti a uscire sul piazzale dell’edificio per una cena rapida e frugale, prima di ritrovarsi tutti in piazza Carducci alle ore 21.00 per concludere la giornata con la Marcia della Pace, che ha radunato una folla ingente. Degna conclusione di una giornata dedicata alla pace, al dialogo e alla fratellanza.