
Di M.Michela Nicolais
(da Pompei) “Un ardente desiderio di unità della Chiesa e di pace per il mondo”. Mons. Tommaso Caputo, arcivescovo-prelato di Pompei, riassume così i motivi che hanno spinto Leone XIV a scegliere la città mariana, insieme a Napoli, come méta del primo viaggio in Italia. Due le direttrici del viaggio, spiega al SIR il presule: la fede e la carità.
Papa Leone ha scelto di celebrare il primo anniversario di pontificato a Pompei, nel giorno della festa della Supplica alla Madonna, da lui menzionata fin dal giorno dell’elezione, dalla Loggia delle Benedizioni. Che significato assume questo gesto per la città mariana?
Il fatto che il Papa abbia deciso di celebrare il suo primo anniversario di Pontificato qui a Pompei è una grande gioia e un grande onore per tutti noi e ci investe di una grande responsabilità.
Si potrebbe pensare che Papa Leone XIV, fin dal giorno dell’elezione, mentre parlava dalla Loggia delle Benedizioni, abbia pensato di venire a Pompei,
tanto che, come ricorda anche lei, evidenziò che quello fosse il giorno della recita solenne della Supplica. Insomma, già l’8 maggio 2025, si è instaurato un vincolo specialissimo con Leone XIV, papa profondamente mariano.
I significati della visita sono tanti, ma credo che nel cuore del Santo Padre ci sia soprattutto un ardente desiderio di unità nella Chiesa e di pace per il mondo. Insieme al Papa chiederemo l’intercessione della Madonna del Rosario per queste intenzioni. E pregheremo dinanzi alla Facciata della Basilica, che San Bartolo Longo volle dedicare proprio alla pace universale. Sulla sommità vi è una statua della Madonna del Rosario, ai cui piedi è scritto, a caratteri cubitali, “PAX”.
Aggiungo che, con Papa Leone, celebreremo anche il 150° anniversario dalla posa della prima pietra del Santuario, una semplice cerimonia dell’8 maggio 1876. Negli anni quel tempio, sorto in una terra sconsolata e abitata da pochi contadini vessati dai briganti e dalla malaria, è diventato centro internazionale di spiritualità mariana esimbolo di pace e di fratellanza. Sembrava impossibile che questo potesse avvenire e invece, grazie a Dio, questa terra è stata trasformata e redenta. Questo ci conforta.
Vediamo nazioni coinvolte nella guerra, ma non dobbiamo lasciarci andare allo sconforto. La speranza della pace deve rimanere fiamma viva, sostenuta dalla nostra preghiera.
Qual è il clima che si respira, alla vigilia dell’arrivo del Santo Padre? Come ci si è preparati a questo storico appuntamento?
L’attesa cresce di ora in ora. Ci stiamo preparando anzitutto con la preghiera. Una speciale orazione viene recitata ogni giorno da tre mesi in tutte le parrocchie e nel Santuario. Si può inoltre immaginare il notevole sforzo logistico. Al riguardo, vi è una bella collaborazione con le autorità civili e militari, oltre al coinvolgimento dei collaboratori e di numerose associazioni di volontariato.
La visita di Papa Leone XIV seguirà due direttrici: la fede e la carità.
San Bartolo Longo disse un giorno che Valle di Pompei era il trionfo dell’una e dell’altra.
Il Rosario, che a Pompei trova da sempre “casa” in uno dei santuari mariani più frequentati e più cari alla devozione popolare, è stato al centro anche della recente Veglia di preghiera per la pace a San Pietro, in cui il Papa ha lanciato un ennesimo, forte appello per la cessazione delle guerre in tutto il mondo. Quale messaggio viene dalla preghiera mariana, in un tempo travagliato come il nostro?
Con il Rosario contempliamo il volto di Cristo Salvatore, nostra Pace, con gli occhi della Madre celeste. Il Rosario è un compendio del Vangelo e parla a noi oggi come ha parlato all’umanità dei primi secoli, del Medioevo o del Novecento. La Parola di Dio è sempre nuova e ci dice che solo l’amore salva e che Dio è sempre Signore della vita.
Non c’è una sola parola del Rosario, e dunque del Vangelo, che non sia una parola di amore, una parola di pace, una parola contro la pazzia della guerra, che lascia sul campo solo morte e distruzione.
Bartolo Longo, canonizzato dal Santo Padre il 19 ottobre scorso e da lui definito “benefattore dell’umanità”, non è stato solo il fondatore del Santuario, ma anche della città mariana. In che modo ci si può ispirare a lui per una presenza laicale cristianamente ispirata, all’altezza delle sfide complesse dell’oggi?
L’essere stato un laico è un tratto distintivo di San Bartolo, che qui a Pompei, insieme alla moglie Marianna Farnararo De Fusco, costruì, intorno al Santuario e all’Orfanotrofio e all’Istituto per i figli dei carcerati, strade, servizi, la stazione ferroviaria, la sede delle Poste, le case operaie. Sorse una linea tramviaria. Un cristiano vero, un santo non vive in una dimensione parallela come se non appartenesse al mondo. Dio stesso si è incarnato e, in Gesù, ha camminato nelle strade dell’uomo. Il credente, e a maggior ragione un santo, non solo vive la vita comune dei suoi fratelli e delle sue sorelle, ma con la sua presenza e la sua opera è capace di trasformare in meglio la città terrena. Noi cristiani sappiamo che, per ogni azione, c’è una premessa: la preghiera. Senza la sintonia con la volontà di Dio si realizza ben poco di valido e di santo. Per lasciarsi ispirare da San Bartolo occorrerebbe conoscerne la storia personale, la sua conversione, il suo pensiero, le sue opere. Ancora prima la sua fede. Una fede che non ha lasciato il mondo come lo ha trovato.
Pompei, insieme a Napoli, sarà il luogo del primo viaggio apostolico di Leone XIV in Italia. È un appello alla responsabilità?
È una benedizione per l’intera Campania, che è davvero una terra speciale di infinita bellezza. Non mancano certo problemi antichi e gravi. Pensiamo alle difficoltà economiche di tante famiglie, al lavoro precario, al lavoro povero, questioni evidenziate in tanti Dossier della Caritas regionale. Non dimentichiamo che, il 23 maggio, Papa Leone XIV sarà anche in visita ad Acerra dove la sua presenza darà forza all’opera di riscatto di quella terra, avamposto nella difesa del creato.
Papa Leone ci confermerà nella fede, ravviverà la nostra speranza, ci incoraggerà nel continuare a dare testimonianza concreta alla carità.
Se la responsabilità di ogni cristiano, chiamato a lavorare per il bene della collettività in comunione e fraternità con gli altri, è insita nella sua fede, la visita del Vicario di Cristo è ragione per trovare nuovo slancio alla propria vita e alla propria opera.
In Leone XIV sarà Gesù stesso a attraversare le strade di Pompei e questo evento storico non potrà lasciare indifferenti. Sarà un’occasione per sostare e fare il punto sulla nostra esistenza.
Quali sono gli auspici che porta nel cuore per questa visita?
Il Papa è il primo missionario nella Chiesa. L’incontro con lui deve renderci tutti missionari e spingerci per le strade del mondo ad annunciare la Buona Novella e a metterla in pratica nell’amore verso tutti, soprattutto gli ultimi, secondo l’esempio di San Bartolo Longo L’auspicio è che, al termine della visita di Papa Leone XIV, possiamo tornare, più determinati, alla vita di ogni giorno guidati dall’amore di Dio e dalla presenza materna di Maria, per testimoniare la gioia del Vangelo e per impegnarci nella guarigione delle fragilità che ci circondano. La presenza e la benedizione del Papa porteranno così i frutti più belli.




0 commenti