DIOCESI – La Redazione del giornale L’Ancora augura a tutti i lavoratori e le lavoratrici un Buon 1° Maggio! Il lavoro è dignità, crescita e futuro. Che questa giornata possa quindi celebrare l’impegno di ognuno e rinnovare l’impegno collettivo per un lavoro sicuro, dignitoso e valorizzato!
In questa speciale ricorrenza abbiamo chiesto a Franco Veccia, delegato regionale Marche dell’Ufficio di Pastorale Sociale, del Lavoro e della Cura del Creato, una riflessione sul Messaggio dei Vescovi per la Festa dei Lavoratori e delle Lavoratrici, calata nel contesto della nostra realtà locale, picena e marchigiana.
Di Franco Veccia
Il lavoro e l’edificazione della pace: è questo il tema del Messaggio dei Vescovi per la Giornata del 1° Maggio 2026, in un tempo come il nostro caratterizzato da conflitti bellici che ci interrogano e ci fanno riflettere sulle conseguenze che questi hanno sul lavoro e sulle condizioni inedite in cui l’attività umana oggi si trova.
C’è un problema che si annuncia come urgente in questo momento storico: il fatto che il lavoro umano si intrecci sempre più con il tema della pace e della guerra. Ma tra l’azione collettiva per la pace e quella della guerra c’è una differenza fondamentale: il lavoro crea, la guerra distrugge. Il lavoro, quindi, ci ricorda che la guerra è l’inganno più grande e che costruire, cooperare, creare valore condiviso è l’unica vera strada per difendere l’umanità, promuovere la giustizia e custodire la nostra Casa Comune.
II tema della pace nel lavoro non riguarda soltanto principi universali e negoziati internazionali, ma scelte concrete interiori e locali: il tipo di lavoro che vogliamo, le finalità delle imprese, l’uso delle competenze professionali, le conseguenze sociali ed economiche delle attività produttive, il rispetto dei contratti nazionali del lavoro. In ogni nostra scelta, personale e collettiva, siamo chiamati a porci una domanda fondamentale: il nostro lavoro contribuisce a costruire pace oppure rischia di alimentare ingiustizia e conflitto?
In questi giorni, apprendiamo dalla stampa dell’operazione dell’Ispettorato del Lavoro, effettuata in collaborazione con le Forze dell’Ordine, avvenuta in varie attività del territorio ascolano: un’operazione vasta che ha registrato la verifica ed il controllo di diverse attività in diverse settori e che – da quanto leggiamo – ha fatto emergere criticità e lavoro nero in tante attività del territorio piceno.
Lo sfruttamento di lavoratrici e lavoratori è, purtroppo, ancora all’ordine del giorno in tanti settori e in tutto il territorio provinciale. La scoperta di 3 lavoratori in nero, sui 7 controllati, di cui leggiamo, ci dà la misura di quanto ancora sia diffusa la pratica deprecabile del lavoro nero.
Nei giorni scorsi abbiamo anche appreso i dati preoccupanti relativi alla cassa integrazione nella Provincia di Ascoli Piceno, con un aumento nel primo trimestre che arriva a +491%, e ora dobbiamo leggere anche di questo. Nella nostra provincia la situazione del mondo del lavoro è una emergenza. Non possiamo più attendere: le Istituzioni convochino le parti sociali e si apra una discussione su come difendere il territorio dai preoccupanti fenomeni di sfruttamento e dalla crisi che cresce e che purtroppo, con il caro benzina ed energia, è destinata a peggiorare ancora. Occorre una visione condivisa, una Alleanza e un Patto del Lavoro, che rimettano al centro la persona, il lavoro dignitoso e la partecipazione. Solo così il nostro territorio provinciale potrà affrontare le sfide sociali e della pace del nostro tempo.
Siamo chiamati a ricordarci nel quotidiano che la speranza non è un semplice ottimismo umano o la vaga aspettativa che le cose vadano bene; è una virtù teologale, un dono gratuito che nasce dalla certezza dell’amore di Dio. Per noi cristiani legare questa speranza al lavoro significa considerare l’impresa non un mero strumento di profitto, bensì un corpo sociale composto da persone, relazioni e competenze. Significa trasformare l’attività quotidiana da semplice necessità di sostentamento a luogo di incontro con il Divino e di cooperazione al suo disegno di salvezza. Quando parliamo di futuro e di speranza, siamo chiamati a tener presente che la speranza dà la direzione, il lavoro costruisce il cammino.