Ieri, 28 Aprile 2026, l’arcivescova anglicana britannica Sarah Elizabeth Mullally, la prima donna a ricoprire l’incarico di arcivescova di Canterbury, ha visitato la Comunità di Sant’Egidio a Roma.
Un lungo incontro che è cominciato poco dopo le 10:00 alla Casa dell’Amicizia, nei locali del San Gallicano, dove ha potuto conoscere le attività della Comunità a sostegno dei più fragili, dai senza fissa dimora alle famiglie in difficoltà, nonché uno scambio con i responsabili dei programmi attivi in Africa, come Dream per la cura dell’Aids e di altre patologie. “Siete riusciti a fare qualcosa di impensabile. Il lavoro che fate è molto prezioso”, ha commentato.
Subito dopo la primate anglicana – informa una nota della Comunità di Sant’Egidio – si è recata a Palazzo Leopardi, in piazza Santa Maria in Trastevere, dove si è intrattenuta con alcune famiglie di rifugiati, provenienti da Gaza, dall’Afghanistan e da altri Paesi, e ha fatto visita alle classi della Scuola di lingua e cultura italiana per gli immigrati.
“Ho avuto l’opportunità di incontrare tante persone fragili – ha affermato l’arcivescova– ed è stata per me un’esperienza di umiltà. Ciascuno di voi ha affrontato incredibili difficoltà nella vita. Quello che vi viene offerto è l’amicizia, ma anche la possibilità di iniziare una nuova storia”.
Sarah Elizabeth Mullally ha anche visitato la basilica di Santa Maria in Trastevere, fermandosi in raccoglimento davanti alla cappella dedicata al beato Floribert Bwana Chui, il giovane congolese della Comunità ucciso per essersi opposto ad un tentativo di corruzione.
Infine ha raggiunto Sant’Egidio per un colloquio con i responsabili della Comunità.
“A volte – ha detto al termine – mi chiedono, come capo di una Chiesa, dove vedo la speranza, e oggi nel lavoro di Sant’Egidio per i più fragili ho visto la speranza. Sono anche onorata di avere visitato la Sala della Pace a Sant”Egidio, dove la Comunità è riuscita a far cessare la guerra in Mozambico. Sapere che esistono persone disposte a creare e ricreare spazi di ospitalità, una tavola attorno alla quale chi è in disaccordo possa incontrarsi, è di grande importanza. Per questo siamo profondamente grati”.
“In questo ultimo periodo – ha commentato il presidente della Comunità, Marco Impagliazzo – c’è molta vicinanza sui temi della pace tra cattolici e anglicani, particolarmente in Africa dove la Comunione anglicana ha una presenza piuttosto forte insieme alla Chiesa cattolica, un legame che si è rafforzato dopo il viaggio di Papa Leone XIV in Africa. C’è poi un ecumenismo della carità, cioè una grande unità a partire dall’amicizia con i più poveri e vulnerabili, anche nelle nostre società occidentali: una vocazione all’accoglienza, al sostegno, alla solidarietà”.