DIOCESI – Per la rubricaLa Speranza oltre il limite”, curata da Marco Marini, pubblichiamo oggi una sua riflessione sul significato e sul vero valore della libertà.

 

Il 25 Aprile non è per me una sfilata di retorica, ma il simbolo della mia condizione quotidiana. C’è chi pensa che la libertà sia camminare; io dico che la libertà è restare in piedi mentalmente quando tutto il resto vorrebbe farti crollare.

La SLA è un nemico sleale. È un occupante che ha preso possesso dei miei muscoli, che ha sabotato i miei nervi, che tenta di cingere d’assedio la mia voce. Ma un territorio occupato non è un territorio conquistato.

Resistenza non è negare la realtà, ma decidere di abitarla con dignità. È trovare modi nuovi per comunicare quando le parole mancano. È difendere lo spazio del pensiero, che resta l’ultimo avamposto di libertà assoluta. La mia sedia non è una resa, è la mia trincea. Ogni parola che compongo, ogni pensiero che scaglio fuori, è un atto di sabotaggio contro la malattia. Non c’è spazio per la commiserazione: in questa guerra, io sono il comandante della mia dignità.

Spesso si pensa alla libertà come alla possibilità di andare ovunque. Eppure, la mia condizione mi insegna che la libertà più alta è quella dello spirito. Possono immobilizzare le mie membra, ma non possono recintare i miei sogni, i miei ricordi o il mio amore per chi mi sta accanto. Oggi festeggio la liberazione dal pregiudizio di chi vede solo la sedia a rotelle o il ventilatore, dimenticando l’uomo che c’è dietro. Celebro la libertà di sentirmi ancora parte di una comunità, di una famiglia, di una storia comune.

“La mia Liberazione è la ribellione contro il silenzio. È l’urlo di chi, pur non avendo fiato, continua a farsi sentire”.
Oggi celebro chi non si piega. Celebro la forza di chi combatte contro un destino che sembra già scritto, ma che io continuo a correggere a modo mio, giorno dopo giorno, centimetro dopo centimetro.

Il 25 Aprile ci insegna che la libertà si paga cara e si difende ogni ora. La mia battaglia non è diversa: è una resistenza fatta di nervi d’acciaio e di una volontà che non conosce confini. Il 25 Aprile ci ricorda che nessuna prigionia è eterna e che la solidarietà è l’arma più potente.

La mia “Liberazione” la trovo ogni giorno negli occhi di chi mi assiste, nella tecnologia che mi permette di scrivere queste righe e nella forza di non arrendermi all’ombra. Finché c’è pensiero, c’è rivolta. Finché c’è coscienza, io sono un uomo libero.

Buona Festa della Liberazione a tutti, perché la libertà è un diritto del corpo, ma è soprattutto un dovere dell’anima.
Buona Liberazione a chi lotta. Sempre.

Marco Marini

Cenni biografici

Marco Marini è un ingegnere informatico di 56 anni, residente a Martinsicuro, marito e padre, che da due anni è affetto da sclerosi laterale amiotrofica (SLA) , una malattia neurodegenerativa che colpisce le cellule nervose che controllano i muscoli, causando una progressiva perdita di forza muscolare e paralisi, pur lasciando intatte le facoltà cognitive.

Nonostante tutto il resto del corpo sia paralizzato, Marco comunica con il mondo attraverso gli occhi. Grazie ad una moderna e supertecnologica strumentazione, riesce a dare voce ai suoi pensieri fissando con gli occhi le lettere delle parole che vuole pronunciare. E così, lentamente, sullo schermo appaiono i suoi pensieri e sul suo viso un bel sorriso, l’unico altro mezzo che ha per comunicare le sue emozioni.

La redazione de L’Ancora lo ringrazia per aver accettato l’invito di curare una rubrica, condividendo con i nostri lettori e le nostre lettrici le sue parole profonde ed ispirate. 

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