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Mostra ad Acquaviva, intervista a Monica Alberti: “Mentre dipingo mi sento Inspirtata”

MONTEPRANDONE Monica Alberti è una pittrice nata a Roma, ma residente a Monteprandone, che da qualche tempo ha scoperto la passione per la pittura e ora, attraverso le sue opere, vuole far conoscere la figura di san Charbel, alla quale è molto devota.

“Monica, ci racconta in breve la sua storia?”
“La mia vita è stata segnata dalla malattia oncologica: ho avuto il cancro a 23 anni e, dopo essermi operata e aver sostenuto le relative terapie, per circa trent’anni non ho avuto problemi. Poi, nel 2023, la malattia si è ripresentata alla tonsilla. Ho passato un periodo di quaranta giorni difficilissimo che io ho rinominato la mia “Passione”, anche perché la chemioterapia, accompagnata dalla radioterapia, è iniziata il Giovedì Santo. Il periodo successivo si è caratterizzato da controlli vari e, dopo circa due o tre mesi, mi hanno diagnosticato un tumore al polmone sinistro. A questo punto mi sono rivolta al Signore dicendo: “Signore, non ce la faccio più, almeno non farmi tornare a Roma, ma trovami una strada qui nelle Marche”. Tutti i miei interventi e le relative terapie li avevo, infatti, sostenuti a Roma”.

“Come ha scoperto la figura di san Charbel?”
“Prima di fare l’intervento al polmone a Roma, dove era tutto pronto e l’équipe che mi tiene in cura mi stava aspettando, iniziai a sentirmi stanca di viaggiare e spostarmi, anche perché avevo già passato quaranta giorni lontana da casa per le varie terapie. Iniziai quindi a chiedere al Signore di farmi trovare una strada nelle Marche. Nel frattempo iniziava a presentarsi davanti a me, attraverso i social e quant’altro, l’immagine di san Charbel, che io all’epoca non conoscevo. Approfondendo la sua biografia fui attratta dalla sua profonda umiltà, preghiera e silenzio. Lo pregai chiedendogli di trovare un’altra strada: non riuscivo a tornare a Roma, fisicamente ero stremata. Iniziai a cercare i chirurghi che potessero far fronte al mio intervento, per la prima volta mi sarei affidata alle cure negli ospedali marchigiani. Cresceva in me la fiducia e mi imbattei nel nome del dott. Majed Refai, primario di chirurgia toracica dell’Ospedale regionale Torrette di Ancona. Presi appuntamento e, nella notte di attesa prima di incontrarlo, ripensavo al suo nome: questa caratteristica orientale mi faceva ripensare a san Charbel. Dopo la visita gli chiesi la nazionalità e lui, con un grande sorriso, mi rispose che era del Libano, proprio come san Charbel (il “Padre Pio del Libano”). Lì compresi che il santo mi aveva guidato da quel dottore e lì mi affidai senza paura alle sue cure”.

“Come nasce la sua passione per la pittura?”
“La passione per la pittura è nata dopo aver scoperto il tumore al polmone. Avevo bisogno di ritrovare un po’ di pace interiore, di tranquillità, quindi mi recai da una mia amica pittrice. Non sapendo cantare né suonare, ma a dire il vero non sapevo nemmeno dipingere, cercavo qualcosa che non mi facesse pensare continuamente alla mia malattia, qualcosa di bello che rendesse le mie giornate migliori. Aver sostenuto due tumori in quattro mesi mi ha resa una persona stanca sia fisicamente che mentalmente: avevo bisogno di qualcosa che mi alleggerisse la mente. Questa mia amica, in quel periodo, stava preparando una mostra e mi invitò a dipingere un quadro di san Charbel. Io ero molto perplessa perché, fino ad allora, non avevo mai disegnato nemmeno un fiore, una casetta, cioè cose semplici, figurarsi dipingere un volto. Avevo comunque capito che avrei dovuto farlo, perché lei insisteva così tanto che sembrava una richiesta non più terrena, ma qualcosa che venisse dall’alto, qualcosa di più profondo. Non sono una pittrice, mi sento invece di essere una piccola matita nelle mani di Gesù: dipingo veramente da poco tempo e riconosco che è un dono del Signore e di san Charbel. Il mio intento è far conoscere la sua figura a più persone possibili affinché lui doni pace, sollievo e speranza a tutti coloro che ne hanno bisogno, così come li ha donati a me. Da lì ho iniziato a dipingere i volti di altri santi: ora lo sento come una chiamata. Se disegno il volto di un determinato santo è perché in quel momento c’è qualcosa che mi spinge a disegnare proprio lui o lei. Non saprei dipingere su richiesta, ma solo attraverso un’ispirazione particolare. Io, prima di iniziare, prego tanto e sento che l’ispirazione mi arriva proprio dal santo che sto dipingendo. Sto attenta alle forme, all’espressione del viso e soprattutto ai colori. Mentre dipingo sento che il Signore mi ispira e guida la mia mano; quando ammiro l’opera finita resto meravigliata. Durante la lavorazione è come se avessi la vista coperta da un velo e, a opera terminata, quel velo cade”.

L’intervista si è conclusa con una riflessione toccante e profonda di Monica Alberti: “Il mio servizio è far conoscere san Charbel: vorrei che la sua immagine possa entrare in ogni casa e, nel mio piccolo, vorrei che lui desse forza a tutti i malati, soprattutto a quelli oncologici, perché il cancro fa entrare in un baratro dal quale, senza fede, non se ne esce facilmente. Il mio messaggio per tutti è quello di cercare quella luce in fondo al tunnel, vedere l’uscita dalla difficoltà anche quando sembra davvero impossibile. Io so cosa si prova in quel momento: si vede solo buio. Invito tutti a non pensare al buio, ma a guardare intensamente quella luce in fondo al tunnel. Il mio desiderio ora è quello di poter pubblicare un libro sulla mia storia e sull’incontro con il santo. Lo prego anche per questo sogno nel cassetto. Io, nel frattempo, metto tutto nelle mani del Signore e di san Charbel”.

Patrizia Neroni: