SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Infermiere del 118 e volontario Unitalsi di San Benedetto, Nicolino Romani racconta oltre trent’anni di servizio accanto ai malati e ai pellegrini. Tra esperienze personali, formazione e fede, emerge una visione della cura che unisce competenza clinica e attenzione spirituale. E’ membro del Consiglio direttivo della sottosezione Unitalsi della Diocesi di San Benedetto del Tronto – Ripatransone – Montalto delle Marche, fa parte dell’Ufficio Diocesano della Pastorale della Salute della medesima diocesi.
Come è nato il suo impegno nell’Unitalsi?
Il mio impegno nell’Unitalsi è nato nel 1986, durante il primo anno del corso per infermieri professionali. Già frequentavo l’Azione Cattolica presso la comunità parrocchiale San Filippo Neri di San Benedetto del Tronto. La mia direttrice, Suor Ivana Liberati, nel mese di settembre mi propose un’esperienza concreta di aiuto a persone con disabilità che volevano intraprendere un pellegrinaggio alla grotta delle apparizioni di Lourdes. Da lì accettai quella proposta e mi aggregai al gruppo parrocchiale Unitalsi di San Filippo Neri. Ricordo con affetto molti volontari che si prodigavano ad assistere i nostri fratelli ammalati, tra cui Gianni Pompili, un geometra sempre disponibile per qualsiasi esigenza. L’impegno non era solo un dovere, ma una vera condivisione di vita. Gianni rappresentava perfettamente lo spirito dell’Unitalsi: mettere competenze e tempo a disposizione della fragilità. Iniziare questo percorso durante gli studi infermieristici ha dato un valore aggiunto enorme alla mia professione, trasformando la parte tecnica sanitaria in una vera accoglienza della persona malata.
Cosa rappresenta per lei il servizio ai malati e ai pellegrini?
Il servizio ai malati, come volontario Unitalsi e come infermiere, rappresenta per me una vera testimonianza di vita. I nostri fratelli hanno bisogni non solo fisici, ma soprattutto spirituali. In luoghi come Lourdes o Medjugorje, oltre alle guarigioni fisiche riconosciute dalla Chiesa cattolica, si percepiscono profonde guarigioni spirituali e conversioni. Qui si coglie l’unione tra la cura del corpo e quella dello spirito. Per chi svolge la mia professione, la dimensione clinica rischia spesso di prevalere, ma l’esperienza nell’Unitalsi dimostra quanto la guarigione spirituale sia vitale. Luoghi come la Grotta di Massabielle o la Collina delle Apparizioni non sono solo mete di viaggio, ma spazi in cui si respira un’aria diversa. Il confine tra chi assiste e chi è assistito spesso sfuma: l’infermiere non porta solo cure, ma diventa testimone di una conversione del cuore che è, a tutti gli effetti, il miracolo più frequente. Questa visione integrale della persona, corpo e anima, trasforma il lavoro in una missione.
In che modo la sua esperienza come infermiere del 118 incide sul ruolo in Unitalsi?
Il mio percorso come infermiere, soprattutto nell’ambito dell’emergenza, ha inciso molto sul ruolo di volontario. Durante i pellegrinaggi, sia sul “Treno Bianco” sia in aereo, molti pellegrini presentano problematiche sanitarie e talvolta è necessario intervenire in situazioni emergenziali. Sapere cosa fare e avere una preparazione adeguata è fondamentale per assistere al meglio i nostri fratelli e sorelle sofferenti. L’esperienza in area critica consente di mantenere lucidità anche in contesti non ospedalieri. Questa combinazione tra preparazione tecnica e sensibilità umana garantisce sicurezza ai pellegrini più fragili. In contesti come il treno, dove gli spazi sono ristretti e le risorse limitate, il sangue freddo dell’infermiere d’emergenza diventa una risorsa preziosa per tutto il gruppo.
Quali sono le principali difficoltà durante i pellegrinaggi?
Le principali difficoltà sono di tipo organizzativo. Si muove una macchina complessa che parte dalla sede centrale, passa per le sezioni regionali e arriva alle sottosezioni diocesane. I viaggi, soprattutto in treno, possono durare circa 24 ore, ma in alcuni casi anche 48. Questo richiede una pianificazione impeccabile e la capacità di prevedere eventuali criticità. Il pellegrinaggio diventa così una vera prova fisica e psicologica. Il treno si trasforma in un “ospedale viaggiante”, dove la prevenzione del rischio e la capacità di adattamento sono fondamentali.
C’è un’esperienza che l’ha segnata particolarmente?
In oltre trent’anni di servizio ho vissuto molte esperienze significative, soprattutto dal punto di vista spirituale, che hanno rafforzato la mia fede. Mi colpisce vedere tanti giovani che assistono con amore i disabili e che crescono nella fede grazie a questi viaggi. Ricordo una ragazza che ha iniziato a 16 anni e che oggi, dopo vent’anni, è diventata medico: la chiamiamo “la dottoressa peluche”. Continua a prestare servizio con competenza e dedizione. Questa storia dimostra come il servizio possa trasformare una vita e generare frutti duraturi. Ma a volte sono proprio i malati a lasciare il segno più profondo. Come testimonia Marco, uno dei pellegrini accompagnati a Lourdes:
“La realizzazione di un sogno” – Testimonianza di Marco
Raccontare un sogno che si avvera non è cosa semplice, perché è qualcosa di molto intimo e personale. Desidero però condividerlo con chi ha contribuito alla sua realizzazione, materializzando la speranza che covava nel mio cuore. Sono giunto a Lourdes carico di speranza, che non è stata disattesa. La prima grazia, per un malato di SLA in fase definita terminale dalla scienza medica, è stata quella del viaggio in ambulanza che dal mio paese, Martinsicuro in Abruzzo, mi ha condotto nella vostra residenza. Qui ho ricevuto sin dall’arrivo un’accoglienza mai lontanamente immaginata. Si è quindi materializzata la seconda grazia: essere visto come persona, prima ancora che come malato. Le mie fragilità sono diventate, grazie a voi, punti di forza, alimentati da una speranza divenuta realtà. Per tutto ciò che avete contribuito a realizzare desidero ringraziarvi tutti: da chi mi ha assistito direttamente a chi si è prodigato per gli aspetti organizzativi, fino a chi mi ha semplicemente regalato un sorriso. Ho trovato una nuova famiglia, prima ancora delle cure. Ho trascorso giorni intensi e indimenticabili. Chiudo queste righe con un arrivederci, con il desiderio di poter un giorno contribuire anche io alla realizzazione dei sogni di altre persone. 26/09/2025, Lourdes
Una testimonianza che racchiude il senso più autentico del servizio: non solo cura, ma relazione, dignità e speranza.
Qual è il suo contributo nel consiglio direttivo e nella pastorale della salute?
Come consiglio direttivo ci occupiamo di sensibilizzare, soprattutto i giovani, al volontariato e all’attenzione verso le fragilità, sia fisiche sia psichiche. Nel nostro gruppo è presente una guida spirituale, don Vincenzo Catani. Anche l’Ufficio diocesano della pastorale sanitaria è uno strumento aperto a tutti i sanitari che desiderano offrire il proprio servizio, in collaborazione con la Caritas. La presenza di figure come don Vincenzo Catani e don Roberto Melone garantisce continuità spirituale e trasforma il volontariato in una vera missione.
Di cosa ha trattato l’ultimo corso organizzato?
Il corso nasce dal cammino sinodale promosso da Mons. Giampiero Palmieri in particolare dai tavoli sulle nuove fragilità e disabilità. Abbiamo organizzato incontri formativi su: approccio psicologico al malato, tecniche di assistenza (deglutizione, mobilizzazione, igiene), primo soccorso, chiamata di emergenza, gestione delle emergenze e rianimazione cardiopolmonare con uso del defibrillatore (BLSD). Il riscontro è stato molto positivo: circa 50 partecipanti tra giovani e adulti. Prevediamo di riproporre questi incontri annualmente. Tra le iniziative future c’è il potenziamento dell’ufficio Unitalsi, anche per il supporto sanitario e il prestito di ausili. L’obiettivo è avvicinare i giovani al volontariato attraverso esperienze concrete.
Cos’è per lei l’Eucarestia?
Per me l’Eucaristia è pane dei peccatori, non premio dei santi. Ci dona il coraggio di uscire da noi stessi e di chinarci sulle fragilità altrui. Questa è la logica dell’Eucaristia: riceviamo Gesù che sana le nostre fragilità per amare gli altri. Signore Gesù, siamo qui davanti a Te per portarti i malati e i sofferenti. Donaci la guarigione del cuore e liberaci dal male. Aiuta la tua Chiesa a sostenere i più fragili e a riconoscere la dignità di ogni persona. Sostieni medici, infermieri e tutti coloro che si prendono cura dei sofferenti.






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