ASCOLI PICENO – Si è tenuta ieri, lunedì 20 aprile, presso l’episcopio di Ascoli Piceno, la conferenza stampa di presentazione del convegno dal titolo Rapporti tra Chiesa e Fascismo nel Piceno (’43-’44) – Gli scritti inediti e i mosaici nella cripta della Cattedrale di Ascoli Piceno.
Il convegno si terrà giovedì 23 aprile, presso l’auditorium Emidio Neroni di Ascoli Piceno, con inizio alle ore 17.
Alla conferenza stampa erano presenti il vescovo Gianpiero Palmieri, don Vincenzo Catani, l’architetto Michele Picciolo e il dottor Giuseppe Di Bello, che interverranno come relatori insieme alla professoressa Barbara Rucci e al professor Andrea Riccardi.
Vescovo Palmieri: «Monsignor Squintani voleva che la storia fosse raccontata bene»
Vescovo Palmieri: «Il convegno nasce dal desiderio di pubblicare le lettere che i vescovi scrissero alla Santa Sede in relazione al periodo del ’43. Quest’ultima, infatti, sollecitò i vescovi a redigere un resoconto sugli eventi del ’43-’44; dichiarazioni inizialmente riservate che saranno finalmente rese disponibili.
L’attenzione dei vescovi si concentra sui sacerdoti che, in quel periodo, furono sottoposti al controllo del regime del Ventennio e che nel ’43 furono protagonisti di operazioni molto importanti. Abbiamo scelto di organizzare questo convegno alla vigilia della festa del 25 Aprile proprio per raccontare queste vicende».
Il vescovo ha poi ricordato la figura del compianto vescovo di Ascoli Piceno, monsignor Ambrogio Squintani: «Sono molti gli episodi raccontati nelle sue relazioni. La sua preoccupazione principale era che la storia venisse tramandata in modo corretto e, per questo, decise di affidarne il racconto non solo ai libri, ma anche a un mosaico, oggi presente nella cripta della Cattedrale di Ascoli.
Nel mosaico compare un monito, scritto in latino: “Vescovo mio successore, di quello che vedi non diminuire nulla, non cambiare nulla, non togliere nulla se vuoi avere i favori di Sant’Emidio”.
Il mosaico fu realizzato nel 1954, mentre le lettere sono più vicine agli eventi del ’43-’44».
Giuseppe Di Bello: alla scoperta del documento inedito di mons. Squintani
Collegato da remoto, il dottor Giuseppe Di Bello ha illustrato i contenuti del proprio intervento:
«Il mio contributo riguarderà il ritrovamento di un documento finora inedito, rinvenuto nell’Archivio Apostolico Vaticano, nel fondo della Segreteria di Stato, in particolare nel sottofondo della Commissione Soccorsi.
Per quanto riguarda Ascoli, il periodo bellico più cruento e decisivo è quello compreso tra l’8 settembre 1943 e il 16 giugno 1944, data in cui i tedeschi si ritirano dal territorio ascolano.
All’interno della Commissione Soccorsi si trova una relazione molto dettagliata sugli avvenimenti di guerra, scritta il 17 agosto 1944 da monsignor Ambrogio Squintani. Si tratta di un documento importante sia per la ricchezza di particolari, sia perché descrive l’impegno delle comunità religiose della montagna, che si dimostrarono molto vicine ai fedeli maggiormente colpiti dagli effetti della guerra.
Dal resoconto emergono anche notizie inedite sulla ritirata dei tedeschi: questi ultimi volevano far saltare non solo il ponte sul Castellano, ma persino la centrale telefonica di Ascoli, in piazza Roma. Tuttavia, l’allora vescovo riuscì a farli desistere facendo leva sul fatto che Ascoli fosse una città ospedaliera e che non fosse opportuno costruire avamposti militari in città».
Don Vincenzo Catani: «I preti sanno morire ed amare, ecco il titolo del mio intervento»
Successivamente è intervenuto don Vincenzo Catani: «La relazione tra Fascismo e Chiesa, all’inizio, fu sicuramente complessa e contraddittoria; tuttavia, i sacerdoti ebbero la saggezza di mettere da parte i contrasti politici per concentrarsi sull’aiuto concreto alle persone che più ne avevano bisogno, che fossero partigiani, ebrei o fascisti pentiti. Del resto, il sangue è rosso per tutti.
Un dato significativo riguarda il numero di preti e religiosi uccisi nel periodo ’43-’45: furono 729, cifra riportata nel Martirologio del clero italiano.
Tra le figure su cui mi soffermerò vi è un sacerdote della diocesi di Ripatransone-Montalto, che diede la propria vita per salvare circa un centinaio di ragazze e novizie sfollate da Torino e accolte da monsignor Ferri, vescovo ricordato per la dignità e la forte vicinanza a chi, in tempo di guerra, era in difficoltà. Egli venne anche incriminato dai nazisti per aver fatto collocare sotto la Cattedrale di Montalto una lapide con una scritta contro la guerra».
Michele Picciolo: «I pannelli dei mosaici possono richiamare alla Via Crucis»
A chiudere la conferenza è stato l’architetto Michele Picciolo: «Mi occuperò dei mosaici, in particolare della loro possibile doppia lettura, religiosa e civile. In questo mosaico vedo una Via Crucis vissuta dalla città di Ascoli nel biennio ’43-’44: alcune scene richiamano infatti momenti della Passione.
I mosaici nacquero anche a seguito di una diatriba tra il Capitolo e il vescovo. Il Capitolo aveva deciso di coinvolgere artisti ascolani per realizzare dipinti da trasferire ad affresco sulle pareti della cripta e, a questo scopo, erano state raccolte oltre 700 mila lire per il voto fatto pubblicamente in piazza a Sant’Emidio.
Nel frattempo, la Sovrintendenza approvò un progetto di ampliamento della cripta, che prevedeva l’allungamento e lo sbancamento della struttura. Questa decisione suscitò forti critiche nei confronti del vescovo e provocò una divisione nell’opinione pubblica.
Monsignor Squintani ruppe quindi l’accordo con gli artisti locali e chiamò Pietro Gaudenzi, pittore di grande fama, affidandogli la realizzazione dei cartoni preparatori, poi eseguiti dai mosaicisti della scuola del Vaticano.
Il primo pannello fu collocato nel 1947 e raffigura la processione di ringraziamento, richiamando simbolicamente l’ingresso di Gesù a Gerusalemme. Il secondo pannello, realizzato nel 1948, rappresenta invece la processione di penitenza».






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