SAN BENEDETTO DEL TRONTO – “Questa onda di dolore – un’onda infinita – è quella che c’è nel vostro cuore, cari Nicoletta e Maurizio. Quest’onda di dolore ci coinvolge tutti, piccoli, grandi. Di fronte a questo dolore, noi preghiamo la potenza di Gesù Risorto e Matteo, che ora è accanto a Lui, di pregare per noi, di darci la forza di attraversare tutto questo e di rimanere appassionati della vita, amanti della vita. Signore, noi non comprendiamo, ma ancora una volta ci rivolgiamo a Te”.

Con queste parole, cariche di commozione e di interrogativi, l’arcivescovo Gianpiero Palmieri ha aperto la Santa Messa durante la quale oggi, 16 Aprile 2026, alle ore 15:30, presso la chiesa di San Pio X, in San Benedetto del Tronto, è stato celebrato il funerale del piccolo Matteo Brandimarti, morto a 12 anni dopo essere stato risucchiato dal bocchettone di una vasca idromassaggio ed essere rimasto bloccato sotto l’acqua in una spa in un hotel di Pennabilli, dove stava trascorrendo le vacanze pasquali con i suoi genitori.

La Messa, officiata alle ore alle ore 15:30, è stata concelebrata da don Ulderico Ceroni e don Vincenzo Catani, rispettivamente parroco ed ex parroco della comunità di San Pio X.

Presenti la commissaria straordinaria prefettizia del Comune di San Benedetto del Tronto, Rita Stentella, e il sindaco del Comune di Pennabili, Mauro Giannini.

Una vita che è per sempre

Durante l’omelia, il vescovo Gianpiero, pur evidenziando il grande dolore dei genitori, “forse il più grande che si possa sperimentare“, ha sottolineato, però, che “allo stesso tempo, ora su Matteo risplende il Vangelo della Pasqua, della vita nuova”, richiamando la gioia battesimale:

“Quando voi avete portato al fonte battesimale con gioia vostro figlio, era contenuto in quel gesto tutta la vita di Matteo, compreso questo giorno. Quel gesto molto forte di essere immersi nell’acqua significa morire e rinascere. Un gesto che, però, dice la dignità di chi siamo noi. Ogni uomo, ogni essere umano, anche Matteo, è prezioso agli occhi di Dio. Ognuno di noi può capire che è insopportabile che Dio lasci fare alle cause naturali o meccaniche o umane e strapparci il bene più prezioso. Eppure il Battesimo che Matteo ha ricevuto ci dice che non c’è esistenza umana che Dio non prenda tra le braccia. Gesù Risorto, infatti, non sopporta che uno dei suoi Figli  sia perduto per sempre. Quando Dio dona l’esistenza, è per sempre“.

Una vita che è stata vissuta pienamente

Un libro della vita, che si chiude già ai primi capitoli racconta umanamente di sogni infranti e di un futuro che non ci sarà, qui su questa terra. Racconta di un’assurdità e di un’ingiustizia che non si riescono a sopportare. Racconta di silenzi profondi che si riempiono di domande senza risposta e che lasciano spazio ad un vuoto che sembra incolmabile. Mons. Palmieri invece ha spiegato che, con gli occhi della fede, questo libro della vita di Matteo racconta di una vita che è stata vissuta pienamente.

Ha detto mons. Palmieri:

E allora l’esistenza di Matteo è piena? Sì, perché ha vissuto tante esperienze. Matteo ha vissuto l’amore vostro, di voi genitori e voi parenti. Ha vissuto l’amore dei suoi compagni di classe. Ha vissuto l’amicizia, la bellezza di giocare insieme, di ridere e scherzare, di sfidarsi, litigare e riconciliarsi. Matteo ha vissuto il suo rapporto col Signore in questa comunità: ha imparato a conoscerlo, a riconoscerne la voce, a sentire che anche lui formava un solo corpo con Lui nell’Eucalistia. Matteo ha sperimentato la gioia e il dolore. E l’ha fatto alla misura di un ragazzo, ma l’ha fatto, l’ha fatto realmente. Allora Matteo ha sperimentato che la vita è promettente, che la vita è degna di essere vissuta, perché è fatta di tante cose belle. Matteo ha sperimentato tutto quello che gli serviva per poter incontrare Dio, per poter credere in Lui e ora per potersi occupare di noi“.

Una vita donata che porta molto frutto

Il vescovo Palmieri ha infine chiuso la sua omelia accennando al grande gesto di generosità dei genitori di donare gli organi del loro unico figlio:

La vita di Matteo è la vita e la morte. Come quel chicco di grano di cui parla Gesù e che produce molto frutto, voi, Nicoletta e Maurizio, avete compiuto una scelta straordinaria che è solo il segno di una vita più grande, più bella, accanto a Dio, dove ora Matteo si trova e prega per noi. Noi che siamo da quest’altra parte della soglia della morte e che certe volte facciamo tanta fatica a fidarci di Dio. Matteo, invece, ci incoraggia a vivere pienamente la nostra vita e a fare della nostra vita – e persino del nostro corpo – un dono“.

I genitori di Matteo hanno compiuto un altro gesto di generosità. Per la morte del loro figlioletto, infatti, non hanno voluto fiori, ma opere di bene: le offerte della questua saranno destinate al reparto di Rianimazione dell’Ospedale di Rimini.

Il saluto della comunità

Il piccolo Matteo non lascia solo la mamma Nicoletta, il papà Maurizio, il nonno Giuseppe, la nonna Graziella, gli zii Enrico, Raimondo e Lina, i cugini Angelica, Bianca e Lorenzo, ma anche un’intera comunità che si è stretta attorno ai familiari per dare loro conforto ed affetto in questo momento di grande dolore.

Al termine della Celebrazione Eucaristica, infatti, alcuni parenti ed amici hanno voluto tracciare un ricordo del piccolo Matteo e dare a lui un ultimo saluto.

Una rappresentante dell’AIDO (Associazione Italiana Donatori degli Organi) ha pronunciato parole di gratitudine verso i genitori per il grande gesto di generosità che ha permesso a sei bambini di vivere.

Un amico di famiglia ha letto una lettera a nome della madre Nicoletta, che ha voluto ricordare la curiosità del figlio, “la saggezza innata che lasciava tutti a bocca aperta”. “Ti abbiamo desiderato, cercato ed amato” – detto – “e resterai per sempre con noi”.

Una maestra della Scuola Primaria ha ricordato il carattere mite del piccolo Matteo: “bBono, gentile, educato, rispettoso, collaborativo, accogliente e fiducioso, Matte si affidava a noi maestre, sempre, anche quando le cose non andavano come dovevano andare. Non è mai andato in conflitto con nessuno”.

Anche una docente della Scuola Secondaria di Primo Grado, richiamando le parole sull’amicizia pronunciate dal Piccolo Principe, ha detto: “Tu, Matteo, ci hai addomesticato, entrando in classe in punta di piedi a Settembre, con il tuo sorriso leale, da ragazzino buono, vivendo un’amicizia sincera con i tuoi compagni, la complicità e l’altruismo”.

Un’amica di famiglia ha poi letto una lettera scritta a Matteo da una sua piccola amica, Gaia, la quale ha scritto: “Nessuno al mondo potrà mai sostituirti”. A seguire alcuni compagni di classe di Matteo hanno letto un pensiero.

Ultimo ad intervenire è stato il parroco don Ulderico Ceroni, il quale ha ricordato i momenti più belli vissuti con Matteo, in particolare in occasione della sua Prima Comunione ed ha annunciato a tutti che il coro dei piccoli, di cui Matteo faceva parte e che ha animato la Messa, prenderà il suo nome: diventerà “Il piccolo coro Matteo Brandimarti”

Una vita che continua

Tra palloncini lanciati in cielo e messaggi affidati al vento, la salma di Matteo ha lasciato la chiesa di San Pio X per essere tumulata presso il cimitero civico di San Benedetto del Tronto.

Come ha detto il vescovo Gianpiero al termine della Messa, “Matteo non rimane solo nel nostro cuore, Matteo rimane nel cuore di Dio e ci insegna a rimanere attaccati alla vita“.

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