Il Papa ha sottolineato che accanto alle responsabilità dei governanti “vi è, non meno grande, la responsabilità di tutti noi: un’immensa moltitudine che ripudia la guerra, coi fatti, non solo a parole”.
Leone XIV ha invitato a “convertire ciò che resta di violento nei nostri cuori e nelle nostre menti” per costruire “un Regno di pace che si edifica giorno per giorno, nelle case, nelle scuole, nei quartieri, nelle comunità civili e religiose, rubando terreno alla polemica e alla rassegnazione con l’amicizia e la cultura dell’incontro”. Il Papa ha esortato a tornare “a credere nell’amore, nella moderazione, nella buona politica”. Il Pontefice ha paragonato il rosario alla costruzione della pace: “La pace si fa spazio così, parola dopo parola, gesto dopo gesto, come una roccia si scava goccia dopo goccia”.
La Chiesa, ha concluso, “è un grande popolo a servizio della riconciliazione e della pace, che avanza senza tentennamenti, anche quando il rifiuto della logica bellica può costarle incomprensione e disprezzo”. Leone XIV ha chiuso la veglia con una preghiera a Cristo: “La follia della guerra abbia termine e la Terra sia curata e coltivata da chi ancora sa generare, sa custodire, sa amare la vita”.