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Solennità di Pasqua, Vescovo Palmieri: “Esultiamo, perché siamo un popolo di salvati! Ecco i tre segni.”

DIOCESI – “Esultiamo, perché la pietra scartata dai costruttori è divenuta la pietra d’angolo. Ecco l’opera del Signore: una meraviglia ai nostri occhi! Rallegriamoci, perché, grazie a Lui, siamo un popolo di salvati!“.

Con queste parole, cariche di gioia e speranza, mons. Gianpiero Palmieri, vescovo delle Diocesi del Piceno, ha aperto le Celebrazioni Eucaristiche da lui presiedute ieri, 5 Aprile 2026, nella solennità della Pasqua di Resurrezione di nostro Signore: alle ore 11:00 presso la cattedrale Santa Maria Madre di Dio e Sant’Emidio ad Ascoli Piceno e alle ore 18:30 presso la cattedrale Santa Maria della Marina a San Benedetto del Tronto.

Interpretare il presente con fiducia

Celebrare la Pasqua non come un ricordo, ma come un evento vivo ed efficace, capace di raggiungere e trasformare il presente: è questa la priorità oggi, ha detto mons. Palmieri durante l’omelia. In un tempo segnato da tante ingiustizie e violenze perpetrate dai potenti  e da una grande difficoltà a trasmettere speranza ai più giovani, la Pasqua ci dona forza, fiducia e coraggio.

Ha affermato il vescovo Gianpiero:

La paura è accovacciata alla nostra porta, pronta a mordere il cuore, quando sentiamo certe ingiustizie ci raggiungono ogni giorno. Allora, abbiamo bisogno della Pasqua proprio per non cedere alla paura“.

Abbiamo bisogno di “un filo che ci permetta di interpretare il presente con un po’ di fiducia, un po’ più di ottimismo. Stringiamo le nuove due mani dei nostri figli, dei nostri bambini, dei nostri ragazzi, cercando parole che possano rassicurarli, eppure sentiamo la fatica di fare tutto questo. Per questo abbiamo bisogno di celebrare la Pasqua, di incontrare il Signore ora, per stringerlo con tutte le nostre forze”.

Abbracciare una speranza concreta

Ha spiegato mons. Palmieri che incontrare il Signore Risorto, come fecero le donne del Vangelo, significa abbracciare una speranza concreta. Gesù, infatti, ha plasmato la nostra cultura e il nostro modo di vivere:

Gesù è il fondamento del nostro vivere insieme. Con Lui abbiamo imparato a ringraziare Dio per il dono di ogni creatura, come Francesco d’Assisi, e abbiamo imparato a vivere come fratelli. Grazie a Gesù, infatti, abbiamo imparato che il mondo può diventare il regno di Dio, luogo di giustizia, pace e fraternità universale”.

Gesù ci ha insegnato a rifiutare la logica del potere e della violenza e ci ha fatto scoprire la dignità della coscienza e della libertà umana. “Per questo non riusciamo più a vivere secondo logiche di dominio e divisione – ha detto – : il Vangelo ha trasformato il nostro cuore, la nostra società, la nostra cultura!. La Pasqua, dunque, è performativa: non è solo un ricordo, ma agisce, dona forza, permette di vincere la paura e di sperar, anche in un momento difficile come quello che stiamo vivendo”.

I tre segni di un popolo di salvati

Ha proseguito il vescovo Gianpiero:

“A me piace tanto l’immagine che papa Benedetto XVI ha dato della Pasqua, quella di un grande Big Bang: così come una grande esplosione ha dato origine del mondo al momento della creazione, così avviene nel sepolcro di Gesù il giorno della Resurrezione, una nuova creazione del mondo. Perché quest’uomo che muore non è solo un uomo e basta, è Dio che assurdamente affronta la morte e, morendo, la distrugge. Allora dal sepolcro di Gesù si sprigiona un’energia nuova: è l’energia dello Spirito Santo, è l’energia che rinnova il mondo, che lo fa nuovo, che lo trasforma, che lo trasfigura”.

Mons. Palmieri ha poi paragonato la Resurrezione ad “un sasso buttato nell’acqua che genera un movimento tra le onde, le quali iniziano a propagarsi intorno. Io vorrei sottolineare in particolare tre onde dello Spirito che, alla luce della Pasqua, ci raggiungono”. Tre proprio come i segni del Battesimo messi in bella evidenza sull’altare: il cero, l’acqua battesimale e il Vangelo.

Il cero, segno del fuoco dello Spirito che dona a tutti il desiderio del bene

“La prima onda raggiunge ogni uomo, anche se pensa di non essere credente. E dona il desiderio del bene, il desiderio della pace, il desiderio della giustizia. Sono desideri  universali. Gli uomini, che si aprono alla misteriosa e universale azione dello Spirito, credono davvero alla pace, alla giustizia e alla fraternità universale e lottano per realizzarla. Lo Spirito non dà un vago sentire, un vago desiderio, no: il Risorto dà una passione che è dei santi, dei giusti, di tutti quelli che lottano per quei valori straordinari che il Vangelo ci ha messo nel cuore. Ed ecco che in ogni angolo della terra, figli di ogni uomo, di ogni cultura e religione, ci sono figli del Re, gente che lotta per il regno di Dio”.

Il catino, segno dell’acqua dello Spirito donato nel Battesimo

La seconda onda raggiunge noi, i cristiani, i battezzati. Quelli che, quando sentono Gesù parlare, come succede ai discepoli di Emmaus, sentono il cuore ardere. Quelli che, camminando con Gesù, scoprono l’amore, la bellezza di spezzare il pane e convivere nel Regno insieme con Lui. Quelli che sentono che nei Sacramenti della Chiesa che Egli è presente ed è lì. Quelli che vivono l’esperienza della fede, l’esperienza del Battesimo. Il Battesimo ci dona la gioia di essere figli di Cristo, soldati di Cristo, come la gioia dei catecumeni che ieri sera hanno ricevuto i Sacramenti dell’iniziazione cristiana”.

 

Il Vangelo, segno dell’annuncio nel mondo

La terza onda ci raggiunge come Chiesa e ci mette in bocca e nel cuore il desiderio di annunciare a tutti, in parole e opere, ma soprattutto ci insegna a riconoscere il Signore nel mondo, dove la gente lavora, piange, gioisce, si riunisce. Lì nella Galilea delle genti. I discepoli non incontrano Gesù nel cenacolo, ma lungo la strada. Se non riusciamo a vedere bene il Signore fuori, non lo vediamo bene neanche qui”.

Ha quindi concluso mons. Palmieri: “Con la Pasqua il Signore ci chiama a vivere accampati al Vangelo anche in questo momento difficile della storia, Lui che è il padrone della storia. Il Risorto ci invita ad avere coraggio, forti del dono dello Spirito del Risorto!”.

 

 

Carletta Di Blasio: