In questo quadro, “è emerso con forza anche il ruolo della cultura e dei luoghi culturali – dai musei ai poli artistici – non solo come strumenti di educazione, ma come spazi capaci di tradurre la complessità della transizione ecologica in esperienze accessibili e coinvolgenti, favorendo una relazione più immediata e profonda tra bisogni umani e natura. Una dimensione che contribuisce a superare la percezione della sostenibilità come distante, costosa o complessa, rendendola invece parte integrante della vita quotidiana”.
Per quattro giorni, Treviso è stata una vera e propria “redazione globale diffusa”, accogliendo oltre 100 giornalisti provenienti da 40 Paesi, insieme a istituzioni, imprese, accademici e protagonisti del mondo della cultura, chiamati a confrontarsi sul tema “Building Future Together – Un’umanità nuova con sete di futuro”.
Un ruolo centrale è stato attribuito anche alle città, “chiamate a diventare laboratori concreti di transizione attraverso processi di decarbonizzazione, soluzioni basate sulla natura e valorizzazione dei servizi ecosistemici”.
Ampio spazio è stato dedicato anche al rapporto tra salute e ambiente. In questo contesto, “è emerso il valore terapeutico della natura: dalle esperienze di forest bathing, che dimostrano come il contatto con gli ecosistemi naturali favorisca il benessere psicofisico e contribuisca alla qualità della vita, fino al riconoscimento del ruolo delle foreste come veri e propri ‘sistemi di cura’ per le persone e per il pianeta”.
Allo stesso tempo, il Forum ha affrontato il tema dell’eco-ansia, sempre più diffusa soprattutto tra i giovani, sottolineando “come questa condizione rappresenti una risposta comprensibile alle crisi ambientali in corso e come possa trasformarsi, se accompagnata, in una leva di consapevolezza, partecipazione e azione collettiva, evitando derive di paralisi o rassegnazione”.