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FOTO Ascoli, una sala gremita per la presentazione del libro di Riccardo Castagni “Caro diario. L’anima oltre la corrente”

ASCOLI PICENO – Caro diario, mi chiamo Susanna, ho 14 anni e vivo a Viola, un piccolo comune di 6000 abitanti, con una meravigliosa madre, Roberta, e papà Michele. Sono ancora tante le cose che potrei dirti, ma preferisco approfondire la conoscenza giorno per giorno, ma tranquillo, non ti risparmierò nulla; sei stato scelto per farti carico di tutti i miei problemi e sarai partecipe di tutti i miei film mentali”.

Con l’introduzione del diario di Susanna, letta dall’attrice Maria Grazia Isolini, si è aperto l’incontro, tenuto ieri, 24 marzo, dalle ore 18, presso la Sala Vittoria della Pinacoteca Civica di Ascoli Piceno, riguardante la presentazione del libro Caro diario. L’anima oltre la corrente, scritto dall’Agente Scelto della Polizia di Stato, Riccardo Castagni.

Relatori di questa conferenza, oltre ai sopracitati Castagni ed Isolini, sono stati Aldo Fusco, Questore della Provincia di Ascoli Piceno, la psicologa Raffaella Bartolini, Francesco Pezzuoli, professore presso l’Università di Camerino, ed infine, in qualità di moderatrice, Elena Costa, direttrice di Costa Edizioni.

Presenti all’incontro anche il Sindaco del Comune di Ascoli Piceno, Marco Fioravanti, il Vicesindaco, Massimiliano Brugni, diversi membri della Polizia di Stato di Ascoli Piceno; insomma, tutti riuniti per compartecipare al meraviglioso traguardo raggiunto dal giovane Agente.

Elena Costa: il battesimo dell’opera

Ad introdurre l’incontro è stata Elena Costa, direttrice di Costa Edizioni, la casa editrice che ha curato il libro di Riccardo Castagni: «Caro diario. L’anima oltre la corrente è un libro “fresco” e con una narrazione fluida: la protagonista è una giovane adolescente di 14 anni, Susanna, che, in un momento particolare della propria vita, inizia a scrivere su un diario segreto, dove confida tutti i propri segreti e stati d’animo.

Questa è la prima opera di Riccardo e nasce un po’ di tempo fa: la protagonista, Susanna, inizia a scrivere il diario nel 2019, continuando anche nel periodo della pandemia, le tematiche affrontate da Susanna sono diverse: ansia, depressione, social network e bullismo».

Costa ed i relatori procedono a battezzare il testo: lasciano cadere dei petali di rosa sul libro. Si tratta di una tradizione del Sud-America, oltre che un rito abituale per Costa Edizione, atta a garantire la fortuna del libro ed il benessere dell’autore.

Riccardo Castagni: “Questo è un libro di speranza: nulla è irrisolvibile”

Invitato a parlare, Castagni risponde, nello specifico a questa domanda: perché hai scelto una ragazza per parlare di bullismo, ansia, violenza e depressione?

«Ho scelto una ragazza perché ho immaginato di parlare con una possibile figlia e di dirle esattamente tutto quello che ho messo in questo libro, affinché, tramite queste parole, riesca a trovare uno spunto di riflessione per affrontare le sofferenze che la vita ci manda e per trovare un modo per gestire determinate situazioni, come l’ansia o il lutto. Questo è un libro di speranza: per quanto una situazione possa sembrare dura, difficile o eterna, in realtà c’è sempre una soluzione. Inoltre, credo che le donne abbiano una marcia in più: la donna ha una sensibilità ed un’emotività davvero elevata e, per questo, punto molto su di loro».

Un personaggio del libro, che sta particolarmente a cuore all’autore, è l’angelo custode. Esso nasce come una risposta alla chiusura ed alla solitudine a cui le persone si sottopongono qualora stessero vivendo un momento complicato; infatti, l’angelo ha lo scopo di salvare queste persone ed è questo l’espediente narrativo, creato dall’autore, per indicare l’azione del chiedere aiuto.

Castagni chiude il suo intervento invitando chiunque si senta solo a chiedere aiuto; infatti, è molto importante che ci sia questa consapevolezza: non siete soli.

Raffaella Bartolini: “I ragazzi sono persone fragili che devono crearsi e gestirsi la propria identità”

Dopo Castagni è il turno della dottoressa Bartolini: «Questa è un’opera che parla di disagio giovanile e di adolescenza, attraverso lo scorrere di vita della protagonista. L’adolescenza è un periodo di profonda formazione per i giovani: essi imparano a vivere anticipando, o tardando determinate esperienze; nondimeno è il periodo in cui il ragazzo è chiamato a raggiungere tanti traguardi ed ecco che, perciò, si trovano di fronte a problematiche quali ansia, depressione, rapporti tossici, bullismo e pensieri suicidi. I ragazzi sono persone fragili che devono crearsi e gestirsi la propria identità».

La dottoressa ha continuato l’intervento parlando dell’importanza dell’autostima: essa prende forma nel corso dell’infanzia per poi svilupparsi con l’adolescenza ed è proprio in questo periodo dev’essere tutelata; infatti, c’è sempre il rischio che, alla prima caduta, il ragazzo perda stimoli e voglia nel fare le cose rifugiandosi dietro al “non essere capace”. Invece, è necessario arrivare ad una consapevolezza: capire il perché di un problema e chiedere aiuto, senza vergogna.

Aldo Fusco: “il personaggio di Susanna rappresenta una generazione in sofferenza”

Prende la parola il Questore della Provincia di Ascoli Piceno, Aldo Fusco, il quale racconta di non aver conosciuto da subito l’autore; tuttavia, dopo averci scambiato qualche parola, subito inquadrò la sua sensibilità e l’amore verso il prossimo, qualità che ha saputo riversare all’interno dell’opera, verso la quale il Questore spende parole di stima: « La generazione dei giovani del 2019, inquadrata nel personaggio di Susanna, è stata caratterizzata dalla pandemia, che ha impedito comunicazioni e progresso; per di più, ha interrotto un processo di crescita, introducendo un’esperienza drammatica. È una generazione che ha dovuto fare i conti con una situazione davvero pesante ed è in uno stato di profonda sofferenza, che l’autore è riuscito sapientemente a descrivere».

Fusco ha proseguito incitando la sua generazione a fare da accompagnatori ai giovani.           Nel corso dei suoi anni di servizio, ha spesso affrontato casi in cui erano coinvolti ragazzi giovanissimi, i quali spesso vivevano situazioni di profondo abbandono e solitudine e non erano minimamente seguiti. Il Questore, riagganciandosi al discorso della dottoressa Bartolini, invita gli adulti a seguire i giovani, poiché sono fragili ed hanno bisogno della forza e dell’esperienza degli adulti, che, di rimando, devono essere comprensivi, non giudicanti.

Marco Fioravanti: “Il messaggio di speranza di quest’opera sta nel suo raccontare senza giudicare”

Invitato a salire sul palchetto, prende la parola il Sindaco del Comune di Ascoli Piceno, Marco Fioravanti: «Ho conosciuto Riccardo con una e-mail, ma tanto mi è bastato per capire l’uomo che c’era dietro ed ho pensato ad un libro, che ho letto un po’ di tempo fa, Il potere delle parole. Io credo che questa presentazione offra ai giovani un messaggio di speranza; infatti, l’opera tocca temi profondi, ma non lo fa con giudizio: le debolezze le abbiamo tutti, ma le teniamo per noi oppure, per non pensarci, attacchiamo gli altri».

Fioravanti conclude affermando l’importanza di questo libro anche per la situazione attuale: in questi momenti in cui prevalgono l’io e l’indifferenza, la cura migliore sarebbe mettersi in ascolto l’uno dell’alto, evitando, dunque, di chiudersi a guscio.

Francesco Pozzuoli: “L’adolescenza è il periodo della noia e delle domande, un uso sregolato dei social lo impedisce”

Ultimo intervento dell’incontro è stato quello del professor Francesco Pozzuoli: «I social sono davvero utili: permettono di far conoscere le proprie idee al mondo, di comunicare con la comunità che sia parrocchiale, universitaria o lavorativa, e fa sentire le persone più connesse; questo è fantastico. Riccardo non demonizza la tecnologia, ma mostra due facce inverse dello stesso strumento attraverso il personaggio della protagonista: da un lato più razionale, dall’altro più impulsivo».

Quanto detto dal docente apre a questa riflessione: quando i social vengono usati in modo sbagliato rischiano di alienarci e ciò non va bene; infatti, l’adolescenza dovrebbe essere il periodo fondamentale per farsi le domande e per sperimentare la noia, invece, avere a che fare con questi stimoli costanti, lo impedisce.

È stato un convegno davvero interessante e costruttivo ed auguriamo a Riccardo una felice e serena continuazione di questo brillante percorso.

Alessandro Palumbi: Nato ad Ascoli Piceno il 05/11/2001, ho conseguito la laurea triennale in Lettere Classiche presso l'università degli studi di Macerata e sto per concludere il percorso di laurea magistrale in Filologia Classica