ASCOLI PICENO – Si è tenuta sabato 14 marzo, presso la Cattedrale di Sant’Emidio in Ascoli Piceno, alle 18:00, la celebrazione di ringraziamento al Signore per il riconoscimento, da parte della Chiesa, delle virtù eroiche della Venerabile Madre Tecla Antonia Relucenti.
A presiedere la celebrazione il vescovo Gianpiero Palmieri, a concelebrare l’Arcivescovo emerito di Pesaro, Piero Coccia e don Luigi Nardi, parroco della Cattedrale di Ascoli Piceno, ed altri sacerdoti.
Presenti la Congregazione delle Suore Pie Operaie dell’Immacolata Concezione, il sindaco del Comune di Ascoli Piceno, Marco Fioravanti, il vicesindaco, Massimiliano Brugni, l’Assessore alla Pubblica Istruzione, Donatella Ferretti e molti fedeli. Ad animare il rito il coro Amici del Marcucci, guidato dai maestri Di Basilio e Di Flavio
Saluto di Suor Maria Paola Giobbi
Suor Maria Paola Giobbi, Superiora Generale della Congregazione delle Suore Pie Operaie dell’Immacolata Concezione, ha salutato i presenti: «Benvenuti a questa celebrazione, siamo qui per ringraziare il Signore per il riconoscimento, da parte della Chiesa, delle virtù eroiche di Madre Tecla Antonia Relucenti, donna ascolana e co-fondatrice, insieme al Venerabile Francesco Antonio Marcucci, della nostra Congregazione.
La gioia di questo evento si armonizza, provvidenzialmente, con lo spirito della liturgia della Quarta Domenica di Quaresima. Siamo chiamati ad esultare perché il Signore è vicino e ci riempie delle sue consolazioni e sorprese. I celebranti vestono di rosa, colore che simboleggia gioia e speranza e che preannuncia la Pasqua ormai vicina. Chiediamo a Maria Santissima di aiutarci a vivere intensamente questa liturgia».
Lettura del Decreto del Dicastero della Dottrina dei Santi relativo alle Virtù esercitate da Maria Tecla Relucenti
Prende la parola il vescovo Palmieri per la lettura del Decreto del Dicastero della Dottrina dei Santi in merito alle virtù eroiche della Venerabile Tecla Relucenti: «La vicenda della Serva di Dio, Maria Tecla Relucenti, è strettamente legata a quella del venerabile, Francesco Antonio Marcucci, con il quale collaborò per la formazione della Congregazione delle Suore Pie Operaie dell’Immacolata Concezione.
Cresciuta in un contesto socio-economico precario e in trasformazione, si lasciò contagiare dalla nuova visione di donna consacrata che offre la propria vita non solo alla contemplazione, ma anche all’educazione, attendendo alla sua missione con lo studio e la preghiera; in tal modo, Tecla offrì nuove opportunità di formazione alle fanciulle e alle donne affinché potessero diventare più libere e pronte ad affrontare la vita.
Con coraggio ed umiltà percorse la via del dialogo con le consorelle, con le persone del circondario e della città, aprendo le porte della Casa Religiosa alle liturgie Mariane, alle predicazioni e alle catechesi domenicali. Trasse la sua forza nella Fede in Dio, nell’amore a Gesù Eucarestia e nell’Immacolata, sua Madre. Al termine della sua vita, la Serva di Dio lasciò alle consorelle quattro pensieri: che tutte avessero lo Spirito della Santa Osservanza, la sottomissione del proprio giudizio, la mortificazione della propria lingua e la carità tra di loro.
Nata ad Ascoli Piceno il 23 settembre 1704, secondogenita di cinque figli, fu battezzata nel Battistero della Cattedrale, sua parrocchia, lo stesso giorno della sua nascita. In famiglia ricevette una sana formazione, umana e cristiana, che trasmetterà ai fratelli più piccoli. Dopo aver conosciuto il Servo di Dio, il Venerabile Francesco Antonio Marcucci, più giovane di lei di 13 anni, la Serva di Dio decise di aiutarlo spiritualmente fino alla sua ordinazione sacerdotale, avvenuta nel 1741. Da quel momento, chiese lei al sacerdote di diventare suo confessore e padre spirituale.
Il 17 agosto 1744 il Marcucci ricevette il permesso dal vescovo di Ascoli Piceno, mons. Paolo Tommaso Marani, e l’8 dicembre, dello stesso anno, diede vita alla Congregazione delle Suore Pie Operaie dell’Immacolata Concezione, della quale la Serva di Dio ne fu Superiora a vita; per di più ella, insieme a tre consorelle, vestì il nuovo abito bianco con il manto azzurro in onore dell’Immacolata. Don Marcucci preparò culturalmente, Madre Tecla e le consorelle, a diventare maestre e la Superiora, a 40 anni, accettò di affrontare lo studio.
Qualche anno dopo, quando il fondatore aprì un’accademia, per promuovere la preparazione culturale delle giovani suore e delle laiche, ne affidò la direzione alla Serva di Dio. Il 6 marzo 1745 venne aperta la prima scuola femminile cattolica per 24 fanciulle, 12 nobili e 12 popolane, che furono accolte e educate nelle scienze e nella fede.
Il 14 marzo 1745 iniziò anche il catechismo domenicale, il fondatore affidò questo compito a Madre Tecla e, per aiutarla, le scrisse le prime 10 lezioni di catechismo.
Don Marcucci considerò sempre Madre Tecla Relucenti “sua figlia primogenita, oltre che madre, colonna e fondatrice della Congregazione” e la coinvolse nella stesura delle Costituzioni per le Suore Pie Operaie dell’Immacolata.
Di salute delicata, la Serva di Dio, negli ultimi anni, sopportò con forza la malattia fino a spegnersi, l’11 luglio 1769, ad Ascoli Piceno.
In virtù della fama di Santità, l’Inchiesta diocesana si svolse presso la Curia ecclesiastica di Ascoli Piceno dall’11 luglio 2020 al 20 febbraio 2021, la cui validità giuridica venne riconosciuta, con il Decreto del Dicastero delle Cause dei Santi, il 12 maggio 2021.
Sua Santità Leone XIV, accogliendo e confermando i voti del Dicastero delle Cause dei Santi, ha oggi dichiarato: “Constano le Virtù teologali: fede, speranza e carità verso Dio e verso il prossimo; nonché le virtù cardinali: prudenza, giustizia, fortezza e temperanza e le virtù in grado eroico della Serva di Dio, Maria Tecla Antonia Relucenti, co-fondatrice delle Suore Pie Operaie dell’Immacolata Concezione”. Il Sommo Pontefice ha poi disposto che il presente decreto venga pubblicato negli Atti del Dicastero delle Cause dei Santi».
Omelia del vescovo Palmieri: “La Fede è un fatto di sguardi”
A conclusione delle letture e del Vangelo del giorno, prende la parola il vescovo Palmieri per l’omelia: «Il Vangelo di oggi ci fa capire una cosa, la Fede è un fatto di sguardi: si tratta, in primo luogo, di riconoscervi la presenza e l’azione di Dio. Purtroppo, delle volte, lo sguardo è così ripiegato su sé stesso che non riconosce più la presenza di Dio, soprattutto nel proprio cuore. La fede è riconoscere la presenza del Signore e degli altri, ma perché questo possa avvenire è necessario guarire il cuore; dietro i cinque sensi, infatti, c’è il cuore dell’uomo, il suo mondo interiore, che, come dicevo, delle volte è come se fosse incapace di vedere, ascoltare, gustare, toccare e respirare.
Nel Vangelo di oggi possiamo vedere che Gesù si preoccupa del cuore: prima di tutto riconosce che quest’uomo, nonostante la cecità, vede benissimo; infatti, egli coglie che, al di là della guarigione, ha davanti qualcuno che viene da Dio. Egli, all’inizio, lo chiama, poi dice che è un profeta e, successivamente, una volta guarito, si chiede se venisse direttamente da Dio colui che lo ha curato; infine, comprende che si tratta del Signore, ed è allora che si prostra. Questo cieco vede benissimo, il suo cuore, semplice e autentico, s’interroga e scopre la presenza di Dio in Gesù.
Abbiamo poi i farisei, essi credono di vedere, ma in realtà sono accecati, poiché il loro cuore è indurito dalle loro stesse convinzioni religiose: un uomo cieco dalla nascita è, per loro, un uomo punito da Dio. Essi sono incapaci di cogliere la loro cecità ed è Gesù stesso, alla fine del Vangelo, a farglielo notare dicendo: “se voi aveste detto “noi non vediamo” non avreste alcun peccato, invece, voi dichiarate di “vederci benissimo” ed ecco che questo rivela la durezza del vostro cuore”. Questo brano ci dice che la Fede è un camminare nell’illuminazione. Pensate al battesimo: esso è il sacramento dell’illuminazione e ciò che gradualmente ci permette di vedere l’essenza di Dio è lo Spirito Santo.
Pensiamo ai Santi: non sono supereroi, ma persone a cui Dio ha dato la vista e che, ad un certo punto, hanno deciso, talmente era forte la gioia nel loro cuore, di far saltare i criteri abituali di valutazione delle cose. Un grande esempio è San Francesco: egli si spogliò nudo e diede i propri vestiti al padre. Da questa azione, sicuramente provocatoria, possiamo notare che Francesco abbia mutato il proprio sguardo.
Esemplare è anche Teresa d’Avila: ella, stufa della vita nel monastero dell’Incarnazione, dove tutti la consideravano una santa, decise di diventare poverissima e, scalza, assieme ad altre undici compagne, se ne andò in un rudere, finalmente libera.
Infine, altro esempio calzante è proprio quello di Tecla Relucenti, che si mette a fare la madre spirituale di un prete molto più giovane di lei. In seguito, sempre con questo giovane sacerdote, decise di creare una congregazione che si occupasse dell’educazione delle donne affinché potessero avere un livello culturale pari e maggiore a volte a quello degli uomini.
Madre Tecla, Francesco, Teresa ed il Marcucci ci vedono benissimo: Dio ha guarito il loro sguardo facendo in modo che essi migliorassero il mondo facendosi esempio e testimoni della Sua Parola».
Il ringraziamento finale di Suor Paola
Alla fine della celebrazione viene recitata la Preghiera per ottenere la glorificazione della Venerabile Maria Tecla Relucenti e, subito dopo, viene chiamata all’altare Suor Paola: «L’augurio per tutti noi è che la luce di questa Venerabile, che la Chiesa pone davanti a noi, sia davvero una luce sul nostro cammino, oltre che un’amica che interceda per noi, proprio come noi abbiamo fatto con questa preghiera. Sarebbe davvero bello che il miracolo che noi ci aspettiamo per portarla sull’altare provenisse dalla terra da cui proviene: per il Marcucci stiamo studiando un miracolo proveniente dal Brasile e speriamo che vada bene; invece, per quanto riguarda Madre Tecla, speriamo ci sia un miracolo nella sua città e chiediamo che lei possa benedire tutto il mondo e le due Diocesi di appartenenza».
È stata una bellissima celebrazione, curata ed animata nei minimi dettagli. Il nostro giornale si unisce all’augurio di Suor Paola affinché il Servo e la Serva di Dio ottengano ulteriori riconoscimenti e meriti.