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FOTO Vescovo Palmieri: “La terza guerra mondiale è scoppiata. Sopravviveremo solo se impareremo a vivere la pace”

DIOCESI – Le comunità parrocchiali delle diocesi del Piceno hanno vissuto nei giorni scorsi un tempo di preghiera nell’ambito della Catena Eucaristica per la pace promossa dei Vescovi Europei, accogliendo l’invito del vescovo mons. Gianpiero Palmieri. Da mercoledì 4 marzo le parrocchie hanno animato Sante Messe e veglie Eucaristiche per invocare il dono della pace nei luoghi segnati dai conflitti e dalle tensioni internazionali.

Il momento centrale si è svolto domenica 8 marzo, quando le diocesi di Ascoli Piceno e San Benedetto del Tronto – Ripatransone – Montalto si sono riunite con il loro Pastore per la celebrazione eucaristica nella chiesa di Regina Pacis a Centobuchi di Monteprandone. La Santa Messa, presieduta dal vescovo Palmieri e concelebrata da Don Lorenzo Bruni e da Don Luigino Scarponi, è stata un segno di comunione e di affidamento al Signore della storia in un tempo segnato da guerre e divisioni.

La celebrazione è stata animata dalla corale parrocchiale.

Nell’omelia il vescovo ha invitato i fedeli a lasciarsi provocare dal Vangelo dell’incontro tra Gesù e la samaritana, sottolineando come Cristo abbatta le barriere che separano i popoli. «Gesù rompe le barriere nel modo più semplice possibile: chiedendo da bere. Mostra la sua vulnerabilità e il bisogno dell’altro, aprendo un dialogo che riguarda la vita e la fede», ha spiegato.

Mons. Palmieri ha ricordato come l’incontro con Cristo cambi radicalmente lo sguardo sull’altro: «Gesù non vede in quella donna una straniera o una peccatrice, ma una figlia di Dio. E le rivela una verità sorprendente: il vero tempio di Dio è il cuore dell’uomo».

Da questo dialogo nasce una trasformazione profonda: «La parola di Gesù è come acqua viva che fa sgorgare nel cuore una sorgente nuova: la sorgente dello Spirito Santo, che dona pace e gioia e rende la parola di Dio viva dentro di noi».

Il vescovo ha collegato questa pagina evangelica alla situazione drammatica del mondo contemporaneo. «Papa Francesco diceva spesso: stiamo vivendo la terza guerra mondiale, ma la stiamo vivendo a pezzi. Ecco, non è più a pezzi. La terza guerra mondiale è scoppiata e ci sembra che si stia aprendo un abisso.», ha affermato con preoccupazione.

Con forza ha richiamato i cristiani alla loro responsabilità spirituale: «La cosa più brutta è quando il cristiano non prega per la pace, ma perché vinca una delle parti. Il Dio di Gesù non è il Dio delle guerre».

La guerra, ha ribadito, non può essere considerata una soluzione: «Non esistono guerre buone. Esistono solo guerre orribili che seminano distruzione. Per questo dobbiamo rifiutarle e lavorare instancabilmente per la pace».

Durante l’omelia mons. Palmieri ha condiviso anche le testimonianze di sacerdoti e amici che vivono nelle zone del conflitto, in particolare a Gerusalemme e in Libano, racconti che mostrano quanto la guerra colpisca soprattutto i più fragili e le comunità cristiane.

Da qui l’invito alla preghiera e alla responsabilità comune: «Il nostro destino, che ci piaccia o no, è la pace. Sopravviveremo su questo pianeta solo se impareremo a vivere la pace».

La catena di preghiera continuerà nei prossimi giorni anche in comunione con l’iniziativa promossa dalla Conferenza Episcopale Italiana, che ha indetto per venerdì 13 marzo una Giornata di preghiera e digiuno per la pace, accogliendo l’appello di Papa Leone a «fermare la spirale della violenza prima che diventi una voragine irreparabile».

L’invito è stato rilanciato anche dal vescovo Palmieri alle comunità delle due diocesi, perché si uniscano spiritualmente e chiedano al Signore «il dono della pace per l’umanità ferita». I vescovi italiani ribadiscono infatti che la guerra non può mai essere la risposta, e che solo il dialogo, la diplomazia e la ricerca del bene comune possono aprire una strada di futuro per i popoli.

In questo tempo segnato da tensioni e paure, la preghiera delle comunità cristiane del Piceno vuole così diventare un segno di speranza e di fiducia: perché, come ha ricordato il vescovo Palmieri al termine dell’omelia, «può vincere soltanto la pace, perché è il futuro».

Redazione: