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San Francesco, mons. Accrocca (Assisi): “seguire il Signore significa farlo con umiltà, carità e letizia, senza cercare vanagloria o mettersi ‘piume in testa’”

(Foto Sacro Convento di San Francesco – Assisi)

“Ritorna l’invito a compiere le opere non per essere ammirati dagli uomini. Questo richiamo forte lo abbiamo ascoltato il giorno delle Ceneri e lo ritroviamo in questo discorso severo del Signore. Potremmo dire che un commento a questo insegnamento è l’ammonizione sesta di San Francesco”. Lo ha sottolineato mons. Felice Accrocca, arcivescovo vescovo eletto di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e di Foligno, nella celebrazione presieduta ieri mattina nella chiesa superiore della basilica di San Francesco, ad Assisi, in occasione della venerazione delle spoglie mortali del Santo.
“San Francesco afferma: ‘Grande vergogna per noi se i santi hanno compiuto le opere e noi vorremmo ricevere gloria e onore solo raccontandole’. Che il Serafico Padre ci aiuti, allora, a vivere la sequela di Cristo in modo autentico, senza infingimenti, senza fasi di esaltazione, ma con grande umiltà. Siamo chiamati a non farci chiamare né padri né maestri, perché uno solo è il Maestro: Cristo. Francesco lo sa bene, tanto che per sé non utilizza mai la metafora paterna, ma sempre quella materna, proprio per sottolineare questo aspetto”, ha evidenziato il presule.
“I suoi compagni – ha aggiunto – raccontano che Francesco evitava di farsi chiamare padre perché, come dice il Vangelo, nessuno deve farsi chiamare tale. Per questo, scrivendo a Frate Leone, afferma: ‘Dico a te come una madre’. Francesco esorta i frati ad amarsi come una madre ama, nutre e cura il proprio figlio”.
“Ecco, seguire il Signore – ha concluso mons. Accrocca – significa farlo con umiltà, carità e letizia, senza cercare vanagloria o mettersi ‘piume in testa’. Che il Signore ci aiuti davvero a vivere una sequela umile e coraggiosa, e che San Francesco interceda per noi”.

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