Di Daniele Piccini – Vatican News
Papa Leone XIV arriva a piedi, in una piccola processione partita dall’oratorio, sul sagrato della chiesa dell’Ascensione di Nostro Signore Gesù Cristo per presiedere la Messa. Centinaia di persone lo circondano. Alla memoria torna quella foto in bianco e nero, appesa nei locali della parrocchia, di questo stesso piazzale, indietro nel 1963, quando la comunità accoglieva Giovanni XXIII. Il cielo nuvoloso smorza oggi, allo stesso modo, i colori della talare del Papa.
Luce e buio, colore e grigiore, si intrecciano nelle inquietudini suscitate dalle cronache internazionali e nelle pieghe di un quartiere fragile, alla periferia di Roma. Sono il filo conduttore dell’omelia che il Pontefice pronuncia durante la Messa pomeridiana. All’altare, a concelebrare con Leone XIV ci sono il vicario per la Diocesi di Roma, cardinale Baldo Reina; monsignor Alessandro Zenobbi, vescovo del settore est; i tre sacerdoti Dehoniani cui la parrocchia è affidata: il parroco, padre Daniele Canali, il viceparroco, padre Stefano Sardini, e padre Dino Cusmai; insieme a padre Elia Ercolino, provinciale dei Dehoniani del sud Italia e padre Renzo Brena, consigliere Generale dei Dehoniani.
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Lasciare la propria zona di comfort, come Abramo
Le letture di oggi parlano di Abramo, la cui storia si narra nel libro della Genesi. È un uomo in viaggio, proprio come “ognuno di noi”, spiega il Papa nell’omelia. Ha lasciato “la terra e la casa che custodiscono le memorie del suo passato”. “Dio ci chiama e ci domanda talvolta di lasciare tutto”, aggiunge il Pontefice. Una chiamata che ci sottrae da ogni sicurezza.
Allora si può essere tentati di fuggire la precarietà come vertigine che sconvolge, mentre è proprio dal suo interno che si può apprezzare una promessa di grandezza inattesa. Accade ogni giorno – perché il mondo ragiona così – che prendiamo le misure di ogni cosa, ci affanniamo ad avere tutto sotto controllo. Ma in questo modo perdiamo l’occasione di scoprire il vero tesoro, la perla preziosa, come ci insegna il Vangelo, che a sorpresa Dio ha nascosto nel nostro campo.
Ciò che è capitato al Padre della Fede – prima la “perdita” e poi l’approdo in una “nuova terra in cui tutto diventa benedizione” – descrive un codice, un modello, anche per i cristiani di oggi.
Anche noi, se dalla fede ci lasciamo chiamare al cammino, a rischiare nuove decisioni di vita e di amore, smetteremo di temere di perdere qualcosa, perché sentiremo di crescere in una ricchezza che nessuno può rubare.
Seguire la via paradossale della Croce
Allo stesso modo, anche i discepoli di Gesù dovranno “misurarsi con un viaggio, quello che li avrebbe portati a Gerusalemme”, la “Città santa”, dove il Maestro avrebbe compiuto la sua missione, donando la vita sulla croce”, argomenta Leone XIV.
Sappiamo quanta resistenza fecero Pietro e tutti gli altri a seguirlo. Ma dovevano capire che si può essere benedizione solo superando l’istinto di difendere sé stessi e accogliendo quanto Gesù affida al gesto eucaristico: la volontà di offrire il proprio corpo come pane da mangiare, di vivere e morire per dare vita.
Quando Gesù invita Pietro, Giacomo e Giovanni ad accompagnarlo sulla montagna, gli apostoli “hanno ancora negli orecchi quelle parole difficili da sentire; hanno ancora in mente l’immagine per loro inaccettabile del Messia condannato a morte”, descrive ancora il Papa.
È questa oscurità interiore dei discepoli che Gesù infrange quando, sulla cima del monte, si mostra ai loro occhi trasfigurato in una luce abbagliante, inimmaginabile. E in questa visione gloriosa appaiono accanto a Lui anche Mosè ed Elia, testimoni del fatto che in Gesù si compiono tutte le Scritture.
La parrocchia, un servizio alla luce
Poi, prosegue ancora il Vangelo di Matteo commentato dal Papa nell’omelia, “una voce esce dalla nube”, “sembra un’implorazione”: “Questi è il Figlio mio, l’amato, ascoltatelo”. Una voce, aggiunge il Pontefice, che risuona “oggi per noi”: “Ascoltate Gesù!”.
Vi prego, sorelle e fratelli, ascoltiamolo! Lui viaggia con noi, ancora oggi, per insegnarci in questa città la logica dell’amore incondizionato, dell’abbandono di ogni difesa che diventa offesa. Ascoltiamolo, entriamo nella sua luce per diventare luce del mondo, a cominciare dal quartiere che abitiamo. Tutta la vita della parrocchia e dei suoi gruppi esiste per questo: è un servizio alla luce, un servizio alla gioia.
Il Papa evidenzia che questa Parola profetica si compie oggi anche per la parrocchia dell’Ascensione di Nostro Signore Gesù Cristo, proprio qui, nel quartiere del Quarticciolo.
Anche la vostra parrocchia riceve da questo Vangelo una missione. A fronte dei numerosi e complessi problemi di questo territorio, che incombono sui giorni del vostro abitare qui, a voi è affidata la pedagogia dello sguardo di fede, che trasfigura di speranza ogni cosa, mettendo in circolo passione, condivisione, creatività come cura delle tante ferite di questo quartiere.
“Nonostante i problemi del contesto territoriale”, prosegue il Pontefice, la realtà ecclesiale del Quarticciolo è una comunità viva e vivace, “che testimonia il Vangelo con coraggio”: come suggerisce anche uno striscione che di solito campeggia nell’abside della chiesa, oggi gremita di fedeli per ascoltare le parole del loro vescovo.
Sotto il motto programmatico “Facciamo Comunità”, questa Parrocchia ha intrapreso un cammino per rafforzare il senso di appartenenza e l’accoglienza, con le braccia aperte, di tutti, davvero di tutti! Sono contento e vi incoraggio: andate avanti in questo cammino di apertura al territorio e di cura delle sue ferite. E spero che altri si uniscano a voi per essere qui al Quarticciolo lievito di bene e di giustizia.
Il male sfigura la vita, il Vangelo la trasfigura
Il Papa loda poi l’iniziativa dei gruppi “Magis”, creati dal parroco padre Daniele Canali, e ispirati agli “Esercizi spirituali” di sant’Ignazio di Loyola, che il Papa definisce “uno stimolo per gli adolescenti a superare la mediocrità scegliendo una vita coraggiosa, autentica e buona, che trova in Gesù il suo ‘Magis’ per eccellenza”. Una pastorale ispirata anche dalle parole che lo stesso Leone XIV rivolse ai giovani durante il loro Giubileo, lo scorso agosto, sulla spianata di Tor Vergata: “Abbiate il coraggio di fare scelte difficili”. Una frase che i ragazzi del Magis hanno scritto, in alto, in un muro della sala parrocchiale in cui si riuniscono, con l’obiettivo di farne continuamente memoria.
“Voi siete segni di speranza”, incoraggia ancora il Pontefice.
La luce della Trasfigurazione è già presente in questa comunità, perché qui opera il Signore e perché in tanti credete nella sua dolce potenza che tutto trasforma.
Non scoraggiarsi e non perdere motivazione
Leone esorta infine la comunità, proprio davanti alla “tentazione dello scoraggiamento”, della “perdita di motivazioni” e di “slancio”, “di fronte al mistero del male”, quando ci accorgiamo “che tante cose intorno a noi non vanno”, a “testimoniare la nostra identità di cristiani”, “persone che vogliono rendere percepibile il Regno di Dio nei luoghi e nei tempi in cui vivono”.
È il mio augurio per tutti voi, per questa comunità parrocchiale e per i tanti fratelli e le tante sorelle che ancora non hanno riconosciuto in Gesù la vera luce e la vera gioia. Di fronte a tutto ciò che sfigura l’uomo e la vita, noi continuiamo ad annunciare e testimoniare il Vangelo, che trasfigura e dona vita.
La luce della testimonianza
La Messa si conclude quando il cielo sta per diventare buio. Dopo essersi intrattenuto con il Consiglio pastorale il Papa rivolge, sul sagrato della chiesa, un’ultima parola di saluto alle migliaia di persone che, dietro le transenne, a loro volta, vogliono ricambiare l'”arrivederci”.
Dicono che le persone che escono di notte lo possono fare perché portano la luce dentro e in ognuno di noi Cristo, nella fede, ci ha regalato la luce: la luce che ci accompagna giorno e notte e che ci aiuta a essere anche testimonianza. Grazie a voi per la testimonianza che date in questo quartiere. Continuate con questo coraggio, con questa convinzione a essere “luce del mondo, sale della terra”. Dio vi benedica sempre! Grazie, grazie a tutti voi!
Il buio e l’umidità – una vecchia eredità dell’antica marrana che prima costeggiava il quartiere – sono ormai padroni del Quarticciolo. Rimane però la luce portata da Papa Leone XIV in questa comunità, che oggi ha vissuto un assaggio della Veglia Pasquale del Sabato Santo, quando nelle tenebre irrompe la luce di Cristo. Nei pressi del sagrato, un padre tiene per mano un bambino. Hanno sentito le ultimissime parole di Leone XIV. I due sono in piedi sul marciapiede, avvolti dalla folla di persone che prende la via di casa. Loro però restano immobili a fissare l’auto targata SCV allontanarsi. All’improvviso il piccolo alza la testa e dice al padre: “Il Papa ha detto che siamo luce”. “Sì – conferma il papà – noi siamo la luce”.