SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Sabato 28 febbraio si è svolto il primo appuntamento dedicato alla scoperta della storia della Cattedrale Madonna della Marina, un incontro partecipato e ricco di spunti che ha permesso ai presenti di approfondire le vicende e le trasformazioni di uno dei luoghi simbolo della città. Riprendiamo i passaggi più significativi dell’intervento del professor Nicola Rosetti, che proprio all’interno della Cattedrale ha guidato il pubblico in un affascinante percorso tra arte, fede e memoria.
Il ciclo di incontri proseguirà sabato 14 marzo alle ore 16.00: al centro del prossimo appuntamento ci saranno gli altari laterali della Cattedrale, nuovi tasselli di una storia ancora tutta da scoprire.
Nel 1615 fu costruita la chiesa della Madonna della Spiaggia che era situata all’imbocco dell’attuale Via Crispi, con la facciata rivolta verso la Nazionale. L’edificio a navata unica era lungo 24 metri (ed era dunque poco più piccolo della chiesa San Benedetto Martire), aveva un altare maggiore su cui si trovava un affresco con la Vergine fra i Santi Rocco e Sebastiano e quattro altari laterali.
Il 27 novembre 1820 la chiesa divenne la seconda parrocchia cittadina e fu nominato primo parroco padre Gioacchino Pizzi dei chierici regolari (poi passato al clero diocesano) che resse la parrocchia fino alla sua morte avvenuta il 26 novembre 1837. Egli fu anche il fondatore dell’Ospedale Madonna del Soccorso attivo dal 1853 al 1961.
Nel 1844 fu acquistato il terreno per edificare la nuova chiesa e il progetto fu affidato al bolognese Gaetano Ferri, ma siccome era dispendioso, venne chiamato l’ascolano Ignazio Cantalamessa che riutilizzò con delle varianti il modello della chiesa madre di Porto San Giorgio con tre navate e un abside.
La prima pietra dell’erigenda chiesa fu posta il 16 maggio 1844, ma ancora nel 1860 i muri perimetrali erano stati alzati solo di un metro. Nel 1895, grazie a una raccolta di offerte della popolazione svolta nei 4 anni precedenti, per interesse del parroco don Francesco Sciocchetti, le mura furono innalzate di altri 7 metri.
Nel 1901 Giuseppe Rossi portò a termine i lavori, facendo terminare la chiesa laddove il primitivo progetto di Gaetano Ferri prevedeva l’innesto della crociera con le tre navate. La chiesa venne finalmente inaugurata il 4 aprile 1908. Il parroco don Giuseppe Rossi, successore di don Francesco Sciocchetti, fece costruire la scalinata di ingresso e la facciata (che rimase incompiuta) su disegno di Sanzio Giovanelli e nel 1926 fece realizzare il pavimento in graniglia su disegno dell’Ingegner Grifi.
Negli anni ’70 furono compiuti importanti lavori: la facciata fu portata a termine; si decise di prolungare la chiesa, dotandola di un ampio presbiterio e, infine, venne innalzato il campanile.
La nostra visita parte dalla Piazza dedicata a Luciano Nardone, Comandante della Stazione di San Benedetto del Tronto, qui fucilato dai nazisti il 28 novembre 1943 insieme al carabiniere Isaia Ceci, nel tentativo di difendere gli alimenti destinati alla popolazione. Al centro della piazza, che ha subito un restyling alla fine degli anni ’90 del Novecento, si trova una fontana di Guido Cirilli, allievo di Giuseppe Sacconi, costruita nel 1914 e originariamente collocata ai piedi del Torrione del Paese Alto.
Come abbiamo già detto, quando la futura cattedrale fu inaugurata nel 1908, la facciata era spoglia e poteva essere qualcosa di simile a San Lorenzo a Firenze: infatti, quando si costruiva una chiesa, lo scopo principale era quello di edificare un luogo nel quale si potesse celebrare l’Eucaristia e aveva poca importanza lasciare incompiuta la parte anteriore. Fu solo ai primi del Novecento che si iniziò a coprire il prospetto con del travertino ascolano, giungendo a un risultato simile a quello ottenuto a San Petronio a Bologna.
Si dovrà aspettare fino agli anni ’70 per vedere portata l’opera a termine. Accediamo alla chiesa attraverso le porte laterali, realizzate da Paolo Annibali. Sui due battenti della Porta della Misericordia sono state istallate delle sculture in rilievo ispirate a particolari scene della Bibbia che proclamano la misericordia di Dio verso gli uomini. Si tratta di un totale di otto pannelli che possiamo così raggruppare: i primi mettono in luce due momenti cardine della Storia della Salvezza, ovvero la Creazione e la Redenzione, e sembrano echeggiare in qualche modo la Liturgia della Notte di Natale nella quale il sacerdote prega dicendo: «O Dio, che in modo mirabile ci hai creati a tua immagine, e in modo più mirabile ci hai rinnovati e redenti…».; i successivi quattro pannelli mostrano altrettanti incontri salvifici di Gesù con uomini e donne del suo tempo; mentre gli ultimi hanno a tema due parabole di misericordia. Le scene vanno lette da sinistra verso destra, proprio come se stessimo leggendo una pagina della Sacra Scrittura.
Fermiamo la nostra attenzione sui primi due pannelli: la creazione dell’uomo e della donna e la liberazione dalla schiavitù d’Egitto. Nel primo Adamo è disteso, appoggiato su una roccia e dorme profondamente. Dal suo fianco il Creatore chiama alla vita Eva. L’artista ha concepito i due come un tutt’uno, esprimendo così a livello antropologico la loro profonda unità e complementarità e a livello teologico la loro somiglianza con Dio.
Nell’altro pannello vediamo Mosè collocato fra un turbinio di acque, mentre afferra con vigore la verga donatagli da Dio. L’immagine richiama allo stesso tempo l’origine del nome Mosè, ovvero “Salvato dalle acque”, e la missione affidatagli da Dio, cioè quella di salvare il popolo ebraico, facendolo passare attraverso le acque del Mar Rosso.
Vengono poi rappresentati quattro episodi di incontri salvifici narrati nel Nuovo Testamento. Il primo di questi è l’incontro fra il pubblicano Zaccheo e Gesù. L’uomo, a causa della sua bassa statura e della folla che lo circondava, è salito su un albero di sicomoro per vedere Gesù. Il Signore, notatolo, lo invita a scendere e gli annuncia che mangerà a casa sua. Zaccheo è rappresentato mentre accoglie l’invito di Gesù e sta scendendo dalla pianta per raggiungerlo.
Protagonisti del secondo incontro salvifico sono Gesù e Pietro. Il capo degli apostoli, facendo seguito all’invito di Gesù, lo sta raggiungendo camminando sulle acque, ma avendo dubitato sprofonda e il Signore gli tende la mano per salvarlo. Come nel pannello superiore, la scena ha a che fare con l’acqua e Gesù, è presentato come una sorta di nuovo Mosè.
Nel terzo incontro salvifico è raffigurato l’episodio della della Samaritana al pozzo. La donna è in piedi e regge una brocca, simbolo della sua misura, delle proprie strutture mentali, non conscia dell’acqua viva che estingue la sete che il Signore le sta per offrire. Al centro si colloca il pozzo di Giacobbe, di forma esagonale, che richiama allo stesso tempo il limite dell’essere umano e il desiderio di quel compimento che solo Cristo può donare. Gesù è seduto e conversa con lei, un atteggiamento che desterà scalpore nei suoi discepoli, come annota l’evangelista Giovanni.
Nel quarto incontro salvifico è rappresentato il dialogo fra Gesù e il buon ladrone. Nella scena, piena di pathos, si vede il buon ladrone che dal basso anela verso il Crocifisso nell’ultima speranza di ottenere il paradiso. La pericope lucana non specifica quale dei due fosse il buon ladrone – anzi, l’evangelista Marco afferma che entrambi lo schernivano – ma la tradizione, anche iconografica, ha sempre collocato a destra quello destinato al paradiso. La sua mano lambisce la ferita del costato di Cristo, dalla quale sgorgano sangue ed acqua, come afferma il solo evangelista Giovanni.
La narrazione si conclude con le due parabole di misericordia entrambe narrate dall’evangelista Luca, giustamente chiamato da Dante scriba mansuetudinis Christi. Si tratta della parabola del Padre Misericordioso e di quella del Buon Pastore. Nella prima il protagonista della parabola abbraccia il figlio pentito, mentre nell’altra il Buon Pastore prende sulle sue spalle la pecorella smarrita e la riconduce all’ovile.
Per quanto riguarda la Porta della Madonna si può subito osservare che ha la stessa impostazione e lo stesso stile della Porta della Misericordia: otto pannelli raccontano la storia della vita della Madonna. Essi ci aiutano a cogliere con estrema sintesi l’opera della Vergine nella Storia della Salvezza e a comprendere che Maria è veramente colei di cui tutte le generazioni diranno “beata”. Come nella precedente porta, i pannelli vanno letti da sinistra verso destra.
Il primo pannello prende spunto dal secondo capitolo del vangelo di Luca e mostra l’Angelo Gabriele davanti alla Madonna. L’angelo ha la testa velata e con il dito indica il cielo mostrando a Maria qual è il progetto di Dio. La Madonna non ha particolari attributi iconografici: è raffigurata come una donna normale, senza il tradizionale velo e con i capelli sciolti. È Maria, ma potrebbe essere qualsiasi altra donna che in lei può rispecchiarsi. Anzi, potrebbe essere la rappresentazione di qualsiasi essere umano che si rende docile e disponibile alla volontà di Dio, pronunciando il suo “Sì”. Infatti incrocia le braccia, come a volere accogliere quanto proclamato dall’angelo, secondo una gestualità molto convenzionale che nell’arte viene chiamata “umiliatio”. Avviene così il mistero dell’Incarnazione col quale il Figlio di Dio si rende vicino agli uomini. Celebriamo l’Annunciazione il 25 marzo.
Nel secondo pannello Maria visita Elisabetta, sua anziana parente che vediamo rappresentata sulla sinistra. La Madonna china leggermente il capo come segno di umiltà e servizio. Benché sia da poco diventata la Madre di Dio, invece che farsi servire, si mette lei stessa a servire l’anziana parente. Celebriamo la Visitazione il 31 maggio.
Nel terzo pannello vediamo la nascita di Gesù. L’immagine è scarna. Non c’è Giuseppe, non ci sono i pastori, non c’è la stalla o la stella cometa: c’è solo una donna con in braccio un bambino. Ancora una volta un evento della storia sacra è rappresentato in tutta la sua normalità e ci fa percepire la Madonna come una sorella, come una donna che come tante altre ha vissuto la gioia della maternità. Nelle icone più antiche come quelle di Santa Maria Antiqua, del Pantheon e di Santa Maria Maggiore Maria tiene in braccio Gesù e lo sembra volerlo tutto per sé, in un gesto che esprime la sua relazione unica col Figlio di Dio. Celebriamo il Natale il 25 dicembre.
Nel quarto pannello è rappresentata la fuga in Egitto. L’iconografia è tradizionale: la Madonna col bambino cavalca un asino, sapientemente diretto da Giuseppe che appare per la prima e unica volta. Tanto nella porta della Madonna quanto nei Vangeli, la presenza di Giuseppe è discreta, quasi ai margini della narrazione. È l’uomo del silenzio (nei quattro vangeli non prende mai la parola in modo diretto), che accetta pazientemente la volontà di Dio.
Nel quinto pannello la Vergine abbraccia il figlio morto. È evidente il parallelismo col pannello soprastante: Maria è madre nella gioia e nel dolore. Notiamo che il volto di Maria è invecchiato e qui possiamo dire che Annibali abbia seguito la lezione di Caravaggio piuttosto che quella di Michelangelo: se infatti l’artista fiorentino aveva rappresentato Maria giovane, perché non poteva essere corrotta dalla vecchiaia colei che non era stata scalfita dal peccato e che era figlia di suo Figlio secondo le parole di Dante, Caravaggio nella sua Deposizione ha rappresentato la Vergine in modo realistico. Benché l’immagine della Pietà sia celeberrima, proprio grazie alla rappresentazione Michelangiolesca, la scena non appartiene alla narrazione evangelica e si afferma innanzitutto a partire dal medioevo nel nord Europa. Celebriamo la morte del Signore il Venerdì Santo.
Nel sesto pannello l’artista ha raffigurato la Pentecoste. Maria, membro eminente della primitiva comunità cristiana, è al centro circondata da sei apostoli (dovrebbero essere dodici). Lo Spirito Santo scende su di lei sotto forma di colomba e di fasci di luce: il testo degli Atti degli apostoli parla solo di lingue di fuoco, mentre troviamo la colomba al momento del Battesimo di Gesù. Celebriamo la Pentecoste 50 giorni dopo la Pasqua.
Nel settimo pannello vediamo la morte di Maria. La Vergine è stesa sul letto, mentre l’apostolo Giovanni si duole per la sua morte, mentre Cristo si prepara ad accoglierla in paradiso. Nonostante l’evento luttuoso, si percepisce come la morte non sia l’ultima parola su Maria, che anzi è prossima a un destino di gloria.
Nell’ottavo e ultimo pannello Maria viene assunta in Cielo in anima e corpo. Celebriamo l’Assunzione di Maria il 15 agosto.