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Appello dei vescovi: “L’Europa riscopra la sua anima”

(Foto SIR)

Di Riccardo Benotti

“È bello diventare pellegrini di speranza. Ed è bello continuare ad esserlo, insieme!”. Parte da queste parole di Papa Leone XIV, pronunciate a conclusione del Giubileo della Speranza, l’appello firmato dai presidenti delle Conferenze episcopali di Italia, Francia, Germania e Polonia. Il documento, intitolato “Cristiani per l’Europa. La forza della speranza” e diffuso oggi, richiama l’urgenza di una rinnovata responsabilità dei credenti per il futuro del continente. “Viviamo in un mondo lacerato e polarizzato da guerre e violenza”, scrivono i vescovi: “Molti nostri concittadini sono angosciati e disorientati. L’ordine internazionale è minacciato”. Di fronte a questo scenario, l’Europa è chiamata a “riscoprire la sua anima” per offrire “il suo indispensabile apporto al bene comune”. A firmare l’appello sono il card. Jean-Marc Aveline, arcivescovo di Marsiglia e presidente della Conferenza episcopale francese, il card. Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, mons. Georg Bätzing, vescovo di Limburgo e presidente della Conferenza episcopale tedesca, e mons. Tadeusz Wojda, arcivescovo di Danzica e presidente dei vescovi polacchi.

I padri fondatori e la responsabilità cristiana

Robert Schuman, Konrad Adenauer e Alcide De Gasperi furono tra i protagonisti della ricostruzione europea dopo la Seconda guerra mondiale. Provenienti da tradizioni cattoliche radicate, concepirono l’integrazione del continente non come progetto ideologico, ma come scelta politica ispirata alla riconciliazione, alla solidarietà e alla centralità della persona. La loro visione contribuì alla nascita delle prime istituzioni sovranazionali, ponendo le basi dell’attuale Unione europea.

Il richiamo ai padri fondatori e alla Dichiarazione Schuman
Il documento ripercorre le radici cristiane del progetto europeo, ricordando che “dopo le civiltà ellenistica e romana, il cristianesimo è stato uno dei fondamenti essenziali del nostro continente” e “ha plasmato in larga misura il volto di un’Europa umanista, solidale e aperta al mondo”.

“Ispirati dalla loro fede cristiana, non erano ingenui sognatori, ma gli architetti di un edificio magnifico, seppur fragile”.

sottolineano, citando san Giovanni Paolo II: “Poiché amavano Cristo, amavano anche l’umanità e si impegnarono per unirla”. L’appello riprende le parole della Dichiarazione che nel 1950 portò alla creazione della Ceca, primo passo verso l’Unione europea: “L’Europa non si farà in un colpo solo, né attraverso una costruzione d’insieme; essa si farà attraverso realizzazioni concrete, creanti anzitutto una solidarietà di fatto”. Centrale anche il monito contro i nazionalismi, con le parole di De Gasperi: “Il nazionalismo esacerbato è una forma di idolatria: colloca la nazione al posto di Dio e contro l’umanità”. “L’Europa unita non è nata contro le patrie, ma contro i nazionalismi che le hanno distrutte”, ricordava lo statista trentino. I vescovi avvertono: “L’Europa non può essere ridotta a un mercato economico e finanziario, pena il tradimento della visione iniziale dei suoi padri fondatori”.

L’impegno dei cristiani per la fraternità universale
Il testo guarda al presente con realismo: “Un quadro internazionale sta morendo e uno nuovo deve ancora nascere”. L’Europa, “nel rispetto dello stato di diritto e rifiutando le logiche esclusiviste dell’isolazionismo e della violenza”, dovrà optare “per la risoluzione sovranazionale dei conflitti” e restare “sempre pronta a riprendere il dialogo, anche in casi di conflitto, e adoperarsi per la riconciliazione e la pace”. I vescovi riprendono le parole di Papa Francesco sul “cambiamento epocale” in atto, citando il discorso per il Premio Carlo Magno del 2016: “Le ceneri delle macerie non poterono estinguere la speranza e la ricerca dell’altro, che arsero nel cuore dei padri fondatori del progetto europeo”. Francesco indicava anche il compito della Chiesa:

“Alla rinascita di un’Europa affaticata, ma ancora ricca di energie e di potenzialità, può e deve contribuire la Chiesa”, attraverso “l’annuncio del Vangelo, che oggi più che mai si traduce nell’andare incontro alle ferite dell’uomo, portando la presenza forte e semplice di Gesù”.

L’appello si chiude con un invito all’impegno concreto: “Il mondo ha bisogno dell’Europa”, scrivono i quattro presidenti, richiamando le parole di Robert Schuman: “Vissuta come impegno disinteressato al servizio della città, al servizio dell’uomo, la politica può diventare un impegno d’amore verso il proprio simile”. In nome della loro fede, concludono, “i cristiani sono chiamati a condividere con tutti gli abitanti del continente europeo la loro speranza di una fraternità universale”.

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