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Fondazione Missio, a tu per tu con Elisabetta Vitali: “Essere testimoni coraggiosi e gioiosi del Vangelo”

La Fondazione Missio, nata nel 2005 come organismo pastorale, è fondata dalla Conferenza Episcopale Italiana per sostenere e promuovere la dimensione missionaria della comunità ecclesiale italiana, con particolare attenzione alla Missio ad Gentes e alle iniziative di animazione, formazione e cooperazione tra le Chiese” (Statuto art.2)
Dal 2023 la Fondazione Missio ha come Segretaria nazionale una studentessa universitaria, Elisabetta Vitali, marchigiana della Diocesi di Fano – Fossombrone – Cagli – Pergola la quale, nonostante la sua giovane età, vanta una lunga esperienza nel mondo missionario. Elisabetta non ama parlare di sé stessa, vuole piuttosto focalizzare l’attenzione sull’importanza degli ideali e delle azioni in riferimento al ruolo di animatrice missionaria nella Chiesa.

Quando e perché ha scelto di collaborare con la Fondazione?
Mi è stato chiesto di collaborare con la Fondazione Missio nell’estate 2023. Da qualche mese era stato avviato il processo di alternanza della segreteria nazionale di Missio Giovani, in quanto l’ex segretario Giovanni Rocca era alla fine del suo secondo mandato. Secondo il regolamento di Missio Giovani, il nuovo/a segretario/a di Missio Giovani doveva essere scelto tra i componenti della Consulta Nazionale di Missio Giovani, formata dai responsabili regionali. Dopo una lunga riflessione mi è stato chiesto di impegnarmi in questo ruolo: è stato un periodo di grande discernimento per me, ma alla fine ho accettato volentieri di entrare in quest’avventura.

Lei è la seconda donna scelta per un tale incarico. Possiamo pensare che il mondo cattolico abbia fatto un ulteriore passo di apertura verso le donne?
Credo sia un segno importante di una Chiesa attenta che riconosce il valore delle donne, il loro sguardo e il loro modo di fare le cose. Lo vedo come un piccolo passo verso un maggior coinvolgimento e una maggiore responsabilizzazione delle donne nella Chiesa. Speriamo che la Chiesa continui in questo modo.

Lo scopo della Fondazione è quello di sensibilizzare le persone riguardo al cammino missionario che “deve essere di tutti”. Ma cosa vuol dire per lei “essere missionario?”
Essere missionari per me significa prima di tutto fare spazio dentro sé stessi per essere capaci di accogliere l’altro e l’Altro. È fare un passo oltre, uscire da sé, abbandonare le proprie convinzioni e le proprie certezze per incontrarlo davvero, senza pregiudizi o preconcetti. È stare e condividere la quotidianità nei contesti e con le persone con cui stiamo.
L’essere missionari non è una prerogativa di qualcuno, ma è intrinseco al nostro Battesimo.

Si può essere missionari anche a casa nostra, in un contesto di società multietnica e multiculturale?
In quanto battezzati siamo inviati, siamo missionari: Papa Francesco ce lo ricorda spesso. Siamo chiamati ad annunciare la buona novella a tutti, dal vicino di casa fino alle persone che abitano in posti lontani da noi. Nella nostra società molto contraddittoria, il messaggio evangelico può portare speranza e vita nuova. Lo stile missionario ci può aiutare nella condivisione delle diversità.

Quali progetti ha promosso finora? Può dirci qualcosa in merito?
Avendo iniziato il mio incarico da qualche mese, non ho ancora promosso dei progetti. Ne sto portando avanti alcuni già iniziati, che si stanno a mano a mano concretizzando. Ci sono anche tante nuove idee e vedremo come poterle sviluppare e concretizzare in questi anni.

La Chiesa Cattolica riesce oggi a mostrarsi agli occhi degli “stranieri” accogliente ed universale, così come si professa?
Secondo la mia esperienza, credo che molto dipenda dalle comunità e dalle persone che ne fanno parte. È in ognuno di noi, che siamo parte della Chiesa, che si può incarnare il Vangelo e ognuno di noi può quindi mostrare il volto accogliente della Chiesa verso chi non la conosce o ne è rimasto deluso o escluso.

Quale è numericamente l’adesione dei giovani alla dimensione missionaria? Riescono ad essere buoni missionari? Se si, chi sono questi giovani?
Al contrario della narrazione che spesso riscontriamo nel pensare comune, sono molti i giovani che hanno un forte slancio missionario o che custodiscono in loro un desiderio di missione a volte solo da riconoscere e svelare.
Non penso sia utile parlare di numeri, ma piuttosto favorire la consapevolezza che i giovani ci sono e sono tanti. È necessario però prendersi anche cura di loro, ascoltarli e accompagnarli nel loro cammino di fede e nella loro vocazione che – chissà! – forse potrà anche portarli in missione.

Quali sono i futuri propositi della Fondazione Missio?
Come Missio Giovani stiamo lavorando per la crescita e la diffusione della convenzione per giovani, grazie alla quale i giovani possono partire per un anno in missione. Inoltre, sono in cantiere le esperienze estive per giovani per i prossimi anni e nuove proposte anche per la fascia di adolescenti dai 16 ai 18 anni.

Ringrazio per la disponibilità, ma prima di congedarmi vorrei chiederle se ha un messaggio da condividere con i lettori della Diocesi di San Benedetto del Tronto – Ripatransone – Montalto.
Si, un invito ad essere testimoni coraggiosi e gioiosi del Vangelo in ogni contesto di vita, dalla scuola al lavoro, attraverso piccoli gesti quotidiani, e ad essere comunità accoglienti, capaci di accompagnare i giovani nella loro crescita personale e di fede, dando loro responsabilità all’interno della comunità e fidandosi di loro.

Giovane, preparata e carismatica, Elisabetta Vitali si dimostra all’altezza del ruolo di leader della Fondazione ed il mio augurio è quello di essere sempre di ispirazione per gli altri nell’impegno per il bene comune.

Ana Fron: