Un documento che si pone nell’orizzonte della misericordia, dello sguardo amorevole della Chiesa su tutti i figli di Dio, senza tuttavia derogare dagli insegnamenti del Magistero”.

Così il card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, ha definito la recente Dichiarazione del Dicastero della Dottrina della Fede, “Fiducia supplicans”, che introduce la possibilità di una benedizione per le coppie dello stesso sesso.

Come viene chiarito nella Presentazione, infatti, “non vi è alcuna messa in discussione del significato del sacramento del matrimonio”, ha precisato il cardinale, che introducendo i lavori del Consiglio permanente dei vescovi italiani, in corso a Roma fino al 24 gennaio, ha citato la presentazione del documento, in cui si legge: “Resta ferma sulla dottrina tradizionale della Chiesa circa il matrimonio, non ammettendo nessun tipo di rito liturgico o benedizioni simili a un rito liturgico che possano creare confusione”.

A questo proposito, Zuppi ha ricordato il recente intervento del card. Betori su Avvenire, in cui l’arcivescovo di Firenze chiarisce: “Non si tratta di un ampliamento del concetto di matrimonio ma di un’applicazione concreta della convinzione di fede che l’amore di Dio non ha confini e proprio il suo operare è alla base del superamento delle situazioni difficili in cui versa l’uomo. Le benedizioni sono una risorsa pastorale piuttosto che un rischio o un problema”, un gesto che “non pretende di sancire né di legittimare nulla”, in cui “le persone possono sperimentare la vicinanza del Padre”.

E ancora: “Pensare in questi termini la verità e il suo annuncio non toglie nulla alla sua integrità, ma rende consapevoli dello stretto nesso tra volontà salvifica di Dio e condizione storica dell’uomo”. “È il valore pastorale della verità cristiana, che è sempre finalizzata alla salvezza”, ha commentato il presidente della Cei: “Dio vuole che tutti siano salvi: è quindi compito della Chiesa interessarsi di tutti e di ciascuno. Non possiamo dimenticare che tutti i battezzati godono della piena dignità dei figli di Dio e, come tali, sono nostri fratelli e nostre sorelle”.

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