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Vescovo Bresciani: “Diciamo grazie al marito, alla moglie, ai genitori e ai figli. Un ‘grazie!’ sincero vale più di un Buon anno”

DIOCESI – “Fa parte della tradizione celebrare una santa messa di ringraziamento alla fine dell’anno civile ed è una bella tradizione per il profondo significato e valore che porta in sé”.

Con queste parole, domenica 31 dicembre, il Vescovo Carlo Bresciani ha aperto la sua riflessione in occasione della la Santa Messa per ringraziare Dio per tutti i beni che durante questo anno ha elargito ai suoi figli.
La liturgia, concelebrata dai sacerdoti della Cattedrale don Patrizio Spina, Vicario Generale e parroco, don Romualdo Scarponi e don Luciano Paci, parroci emeriti della Cattedrale.
Hanno prestato il proprio servizio all’altare il Diacono Walter Gandolfi, il Diacono Emanuele Imbrescia e i seminaristi della diocesi: Francesco Bollettini, Andrea D’Aprile, Simone Gasperi e Stefano Ruggeri.

Vescovo Bresciani: “Richiama non solo al dovere di saper ringraziare, cosa che è virtù umana fondamentale e non solo cristiana, ma tradizione che invita anche a saper cogliere nelle vicende della vita ciò che di bene abbiamo ricevuto da altri, a riconoscere cioè che ciascuno di noi riceve sempre molto e quotidianamente dagli altri, e in primo luogo da Dio.
Proviamo questa sera a fermarci per qualche istante per ripercorrere quanto abbiamo ricevuto nell’anno che si chiude. Certo abbiamo lavorato, abbiamo faticato e anche sofferto, abbiamo vissuto l’ansietà delle guerre scoppiate vicino a noi: tutte cose vere. Ma è solo questo il tutto che abbiamo vissuto?
Abbiamo ricevuto molto in famiglia, abbiamo ricevuto molto sul lavoro, nella società, abbiamo ricevuto vita e salute, abbiamo goduto di amicizie, non ci è mancato il necessario e Dio ci ha accompagnato in tutto questo. Non abbiamo forse molti motivi per avere un sentimento di gratitudine? So che oggi la gratitudine è moneta molto rara e quindi molto preziosa per chi la vive e per chi la riceve, ma appunto perché preziosa non dobbiamo lasciarcela scappare, anzi dobbiamo custodirla con cura e insegnare ai nostri figli a saperla coltivare, a saperla vivere: sarà una delle ricchezze più vere della loro vita.
L’idea che tutto ci è dovuto impoverisce non solo le relazioni, ma svuota la vita interiore creando un abisso di insoddisfazione che niente e nessuno può colmare, neppure avere a disposizione un’abbondanza di beni da consumare. Un ‘grazie’, detto con vera convinzione, è espressione di personalità interiormente ricca e pacificata ed è sufficiente a ricompensare ciò che altrimenti non sarebbe ricompensabile! Un tale grazie detto con sincerità vale più del dono di tante cose materiali.
Quanto invece l’ingratitudine ferisce le relazioni rendendole fredde e troppo strumentali. La mancanza di gratitudine è sintomo di un cuore chiuso, incapace di amare.
Noi questa sera vogliamo invece esprimere nella liturgia il nostro grazie a Dio per quanto ci ha donato nell’anno che stiamo per chiudere, chiedendo nel contempo la sua comprensione e misericordia se non abbiamo fatto un buon uso dei suoi doni, in primo luogo della vita e delle persone con le quali ci è stato dato di condividere anche solo un tratto del tempo dell’anno trascorso.
Come sempre nella liturgia sappiamo di aver poco o quasi nulla da offrire a Dio: di fatto offriamo, assieme a qualche sprazzo di tempo, solo pane e vino, poca cosa e anche questa non solo frutto del nostro lavoro, ma anche della terra e della vite che da Lui ci sono state donate, diciamo infatti che le abbiamo ricevute “dalla sua bontà”. Questo noi offriamo a Lui, si tratta di un piccolissimo e quasi insignificante segno di gratitudine. Non è la grandezza del dono che da Lui viene apprezzata, importante è ciò che per noi significa tutto questo: un grande grazie che viene dal cuore, grande anche se detto con le mani quasi vuote. Questo a Dio basta e Lui a questo nostro piccolo gesto risponde con un altro grande ed inestimabile dono: il suo corpo e il suo sangue, l’eucaristia. Egli trasforma il nostro piccolissimo dono in cibo di vita eterna e in bevanda di salvezza, così chiediamo nella preghiera dell’offertorio e questo Lui opera per noi.
È bello pensare che non c’è alcuna eucaristia senza il nostro piccolissimo dono, espressione di cuore grato a Lui. Pensiamo a questo quando partecipiamo alla santa messa. Pensiamo a come possiamo unirci a quel pane e a quel vino con il nostro piccolo dono di gratitudine. In ogni messa noi siamo convocati non solo per chiedere a Dio, ma soprattutto per dire a Lui il nostro grazie.
Questo vogliamo farlo in modo particolare questa sera: vorrei che lo facessimo senza eseguire alcun canto che accompagni l’offertorio, ma seguendo con attenzione, e sopratutto con il cuore, l’offerta del pane e del vino, chiedendoci nel contempo cosa mettiamo di nostro in quella offerta di gratitudine. Pane e vino sono il segno di tutto quanto noi abbiamo ricevuto e di tutto ciò per cui dobbiamo ringraziare Dio.
Ma poiché non noi abbiamo coltivato né il frumento per il pane, né la vite per il vino, quel pane e quel vino rimandano ad altri che hanno lavorato per noi e, con loro, tutti gli altri a cui dobbiamo gratitudine per ciò che sostiene e permette la nostra vita in questo mondo. Non basta che questa sera noi ringraziamo Dio, il nostro ringraziamento deve prendere un respiro più ampio e coinvolgere tutti quelli a cui dobbiamo qualcosa. Perché andando a casa non diciamo grazie a marito, moglie, genitori e figli e a tanti altri da cui abbiamo ricevuto magari anche solo un sorriso? Un ‘grazie!’ sincero vale più di un Buon anno.
Mentre con voi ringrazio Dio, questa sera ringrazio anche tutti voi carissimi: la vostra fede e la vostra presenza è per me un grande dono di Dio che mi conforta e mi sostiene.
Con Maria chiudiamo l’anno cantando interiormente il Magnificat, eccelsa preghiera di ringraziamento. Noi, a conclusione della santa messa, ringrazieremo insieme con il tradizionale canto del Te Deum: “Noi ti lodiamo Dio, ti proclamiamo, Signore … ogni giorno ti benediciamo, lodiamo il tuo nome per sempre”. Oggi e sempre!
Con questi sentimenti di gratitudine ci avviamo a iniziare un nuovo anno, dono di Dio. Prego per tutti voi perché sia veramente un anno di grazia.
Buona fine e buon principio dell’anno nuovo”.

Al termine della celebrazione è stato cantato dal Maestro Massimo Malavolta la preghiera di lode e affidamento al Signore: il Te Deum

Noi ti lodiamo, Dio,
ti proclamiamo Signore.
O eterno Padre,
tutta la terra ti adora.
A te cantano gli angeli
e tutte le potenze dei cieli:
Santo, Santo, Santo
il Signore Dio dell’universo.
I cieli e la terra sono pieni
della tua gloria.
Ti acclama
il coro degli apostoli
e la candida schiera dei martiri;
le voci dei profeti si uniscono
nella tua lode;
la santa Chiesa proclama
la tua gloria,
adora il tuo unico Figlio,
e lo Spirito Santo Paraclito.
O Cristo, re della gloria,
eterno Figlio del Padre,
tu nascesti
dalla Vergine Madre
per la salvezza dell’uomo.
Vincitore della morte,
hai aperto
ai credenti
il regno dei cieli.
Tu siedi alla destra di Dio,
nella gloria del Padre.
Verrai a giudicare il mondo
alla fine dei tempi.
Soccorri i tuoi figli, Signore,
che hai redento
col tuo sangue prezioso.
Accoglici nella tua gloria
nell’assemblea dei santi.
Salva il tuo popolo, Signore,
guida e proteggi i tuoi figli.
Ogni giorno
ti benediciamo,
lodiamo il tuo nome
per sempre.
Degnati oggi, Signore,
di custodirci senza peccato.
Sia sempre con noi
la tua misericordia: in te abbiamo sperato.
Pietà di noi,
Signore,
pietà di noi.
Tu sei la nostra speranza,
non saremo confusi in eterno.

Redazione: