GROTTAMMARE – “Giacomo Pomili. Il Tarpato” s’intitola così il volume realizzato da Giuseppe Santori, meglio conosciuto come Pino, per ricordare il grande artista grottammarese. “Il Tarpato”, è così che firmava i suoi quadri, era un uomo umile, semplice e solitario, non aveva fatto studi artistici, pertanto possedeva un’innata sicurezza e padronanza dei pennelli, qualità che lo hanno reso un artista unico nel suo genere. Basti pensare che le sue opere hanno avuto molti riconoscimenti in campo internazionale: “Il campidoglio d’oro” a Roma, “Le coppe d’argento” per la migliore pittura naïf a Malta (1974), “Il medaglione d’argento” del premio oscar nel ’75 di Roma. Pomili, tuttavia, ha sempre evitato le luci della ribalta e i facili guadagni, infatti, nel 1975 smette di partecipare a mostre e concorsi per esporre i suoi quadri nel suo locale in Piazza Peretti, a Grottammare. In queste pagine Santori, grazie anche alla collaborazione di Gilberto Carboni e Lucio Piunti, ha raccolto le opere dell’artista grottammarese, da lui acquistate nell’arco di quasi mezzo secolo.

Lei possiede una collezione di circa 70 quadri realizzati da Giacomo Pomili. Quando inizia a scoprire la sua arte?
Ero un giovane impiegato di banca, nei primi anni Ottanta. Tutte le mattine prendevo il treno per andare a lavoro a Pescara. Al mio fianco, in treno, c’era sempre con me il mio collega di lavoro Antimo Mascaretti. Lui era un grande conoscitore dell’arte, ogni volta mi parlava di qualche autore. A me piaceva ascoltarlo, ero incuriosito dai suoi racconti. Poi un giorno mi parlò del Tarpato: uomo schivo, quasi selvaggio. Lui dipingeva ad occhi chiusi, perché quello che voleva esprimere, i suoi racconti, li aveva dentro di sé.

Ricorda il primo dipinto che acquistò?
Grazie alla mediazione del mio collega Antimo riuscii ad acquistare il primo dipinto, un piccolo olio su tela. Posso dire che si trattava quasi di un miracolo considerando che Il Tarpato era estraneo ad ogni logica di mercato. Per lui le sue opere erano come figli, non voleva venderle a nessuno.

Da quel momento la sua passione per le opere di Giacomo Pomili si accese ancora di più.
Esattamente. Risale a quei tempi, ormai lontani, il primo seme della mia collezione che ho voluto raccogliere in questo volume.

A proposito della collezione di Giuseppe Santori, il saggista, artista e scritto Antimo Mascaretti, scrive in alcune pagine di questo volume: “Mi auguro e spero che Giuseppe stia già pensando, superando la arcinota, legittima “gelosia” d’ogni collezionista, per il futuro prossimo, ad una collocazione pubblica adeguata e all’altezza di tutta la sua raccolta in un unicum imprescindibile. Davvero questa collezione, e l’artista, finalmente spogliato degli equivoci, lo meriterebbero”.

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