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Partenza senza arrivo

Di Ana Fron, Rubrica “Immigrazione”

Leggi la prima puntata: Quanti immigrati ci sono nel territorio della diocesi?
Leggi la seconda puntata: Immigrati e cure mediche – Informazioni utili
Leggi la terza puntata: Diocesi di San Benedetto, gli immigrati residenti sono 13.588, le nazionalità presenti nei vari comuni
Leggi la quarta puntata: Ana Fron: “La gratitudine”
Leggi la quinta puntata: Le badanti e la loro condizione di vita

La recente vicenda del naufragio nel mare crotonese, ci indigna e ci sconvolge. Bambini, donne, uomini, intenti a sfuggire alla miseria di qualche campo profughi, salpati su un barcone fatiscente hanno trovato la morte, fracassati dalla potenza di un mare forza 5 sulle rive italiane.
Immaginando di poter migliorare la propria condizione di vita intraprendono un viaggio “della speranza”, non prevedendo di andare piuttosto incontro a grandi rischi o addirittura alla fine.
Sarebbe più opportuno viaggiare su una nave di linea, su un treno o su un aereo. Con un biglietto pagato alla compagnia di viaggio, con un visto accordato dalle ambasciate europee dei paesi di origine, ma questo è molto difficile. Direi quasi impossibile. Nessuno vuole i poveri disgraziati. Perché è così che vediamo, ahimè, gli immigrati sprovvisti di beni materiali. Come se, essere giovani e volenterosi, in un mondo di anziani sia una disgrazia e non un bene da ricercare.
In presenza di ondate di gente in fuga dalle guerre o dalla fame ci premuriamo a organizzare qua e là campi profughi, magari dando soldi a qualcuno per incentivare l’ospitalità. Ci mettiamo la coscienza a posto, dicendoci che abbiamo fatto del nostro meglio. Ma, cosa sappiamo veramente di come sia la vita in un campo profughi? Siamo certi che ci siano condizioni dignitose di vita? Come è il cibo? Ce n’è a sufficienza per evitare le malattie? I bambini e i giovani vanno a scuola? In realtà, no! Non si vive per niente bene. Si rimane in attesa di un miracolo, perché lì non c’è altro da attendere.
Dunque, fuggire diventa un’alternativa per tutti; una fuga rischiosa, caotica, organizzata dai trafficanti. Trafficanti senza scrupoli, con l’unico intento di arricchirsi, togliendo gli ultimi soldi dalle mani degli affamati.
Qualcuno dice che la cosa da fare è impedire le partenze con Esercito e Marina. Ma sarebbe fattibile? Pattugliando una zona si impedirebbero le partenze da quel luogo, ma i disperati troverebbero altre vie, forse altrettanto pericolose. Il Mediterraneo davanti al nord Africa è costantemente sorvegliato e i barconi hanno deciso di intraprendere la rotta Turchia – sud Italia. È una rotta lunga, difficile e a volte finisce male come il viaggio che ha avuto una fine tragica all’altezza di Steccato Cutro, nella mattinata del 26 febbraio; quando abbiamo avuto più di 60 morti e un numero imprecisato di dispersi.
Per evitare le partenze non bastano le pattuglie, leggi di ingresso severe o punizioni per gli irregolari, bisogna pensare ad un’altra soluzione, ad un piano migratorio condiviso con l’Europa e creare la possibilità di arrivare per vie legali.
I profughi, poi andrebbero accolti in maniera dignitosa per la durata delle calamità che ne hanno determinato la condizione. E, a chi pone il problema della mancanza di fondi rammento che i finanziamenti che vengono erogati a stati per trattenere i migranti nei campi lager basterebbero per ospitarli in Europa.

Redazione: