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Quanti immigrati ci sono nel territorio della diocesi?

Di Ana Fron, Rubrica “Immigrazione”

DIOCESI – La questione migratoria che tratta della sorte dell’essere umano, l’altro come me come dice la filosofia, è tanto rilevante nella nostra società quanto delicata e complessa, dunque, non ci lascia indifferenti.
Arrivano gli stranieri! In massa! Li riceviamo oppure no? Se si, in che modo? Quali diritti e doveri li spettano?
Siamo dunque coinvolti nella ricerca della soluzione perfetta; di una risposta consona, alla nostra morale cristiana che grida all’accoglienza, e alla nostra natura umana che sa di dover essere solidali per una questione, se non altro, di sopravvivenza.
Tuttavia, l’altro io rappresenta anche la diversità che fa paura e la paura per così dire ci tiene in vita, ci protegge ed ecco, incappiamo nel paradosso “vorrei ma non posso”.
Sappiamo che siamo: “esseri sociali” sin da Aristotele, e abbiamo sperimentato nella storia la nostra capacità di sopravvivenza solo se uniti, dunque, siamo coscienti che ci conviene preservare questa forza ma, il timore della diversità ci costringe alla prudenza e spesso al rifiuto dell’altro.
Allora come può essere affrontato il controverso tema dell’accoglienza dei migranti? Ci provano: la politica, la Chiesa, le varie società laiche in giro per il mondo. A volte si trova la soluzione giusta, altre volte no. Non è mai semplice, anche perché l’Immigrazione non è un fenomeno eventuale. Il movimento demografico è un processo ininterrotto, progressivo. Possono esserci nella storia ondate più alte ma il mare ha sempre onde, anche quando è calmo. Le persone si muovono sempre, e non solo per motivi di forza maggiore come guerre e calamità naturali, ma anche per amore, per scambi commerciali, culturali/studio, perché si vuole cambiare paesaggio, modificare stile di vita, per adozioni di figli, ecc.
Conosco tanti lavoratori richiesti in Italia, senza dei quali non si potrebbe fare a meno. Conosco genitori italiani che hanno adottato figli all’estero, giovani che hanno trovato l’amore in Italia e che hanno formato famiglie in pianta stabile. So dei preti, e persino una suora sudcoreana, si faceva chiamare Angela, protestante autoconvertita al cattolicesimo perché innamorata di questa dottrina; tutti loro venuti in Italia per studiare.

Allora quale trattamento vogliamo offrirle? Protraiamo la paura nei loro confronti, causando sterilità sociale? Se no, in che modo possiamo superare il timore anche inconscio, che comunque può arrestarsi nelle nostre teste?

Facciamo uno sforzo nella direzione della soluzione del problema, lasciando alla politica il discorso legislativo. Pensiamo a quale potrebbe essere il giusto approccio che noi, cittadini, possiamo avere nel risolvere il paradosso dell’accoglienza. Spendiamo dunque qualche parola sul significato, a volte manipolabile, dell’accogliere, facendoci guidare su quanto scritto nell’art 3 della Costituzione “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese. L’art. 2 “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità”.
Il fulcro dei due articoli, che precisa il punto di partenza per una giusta accoglienza, è dunque il riconoscere e garantire a tutti i cittadini della Repubblica pari dignità, uguaglianza davanti alla legge e il rispetto delle diversità.
Una volta messi in pratica tali diritti si deve intraprendere un lavoro conoscitivo, perché, come ha affermato il grande filosofo Socrate, “il sapere rende liberi”. Liberi da paure, da ciò che potrebbe essere radicato in ognuno di noi, senza intelligenza, per l’effetto dei pregiudizi.
Chi e quanti sono gli immigrati nel mio paese? Perché hanno scelto di vivere nella mia località? In quali condizioni vivono? Quali sono le loro professioni? Hanno dei figli? Se si, cosa studiano?

Quali progetti futuri hanno? Che lingue parlano? Come è la loro cultura? Quali scambi culturali ci sono nel mio paese? Quali servizi offre loro lo stato? Quale beneficio trae il mio paese dal loro soggiorno?

Queste sono solo alcune delle domande che ci possiamo fare per arrivare a delle risposte, a volte sorprendentemente piacevoli come per esempio, il dato sulla ricchezza prodotta dall’immigrazione regolare nell’economia italiana, nel 2022, è arrivato a 134,4 miliardi, circa il 9% del PIL. Ancora, secondo dati Inps, in Italia ci sono attualmente 920 mila colf che accudiscono i nostri anziani, permettendo ai famigliari di questi anziani di svolgere il loro lavoro.
Guardare intorno a noi con attenzione vuol dire dunque liberarci dalla paura dell’altro e costruire una società giusta, sana; libera da tensioni.
Ed è proprio questo l’intento della rubrica Immigrazione, che oggi presenta il primo articolo; quello di ricercare ed informare sull’andamento dell’Immigrazione nella Diocesi di San Benedetto, Ripatransone e Montalto delle Marche. Provando a supportare le popolazioni straniere e non, nel intrecciato mondo dei servizi esistenti sul territorio. Collaborando, laddove ci sia richiesta e necessità, a districare nodi culturali, per un buon svolgimento della vita sociale nella diocesi.
Alcuni numeri sugli stranieri nella diocesi – intesi come residenti stranieri senza cittadinanza italiana. Dati del 1 gennaio 2022 da elaborazioni dati Istat

A San Benedetto del Tronto – 3.196 e rappresentano il 6,8% della popolazione residente.

Monteprandone ci sono 1.155 – il 9,0% della popolazione residente.

Acquaviva Picena ci sono 163 – il 4,4% della popolazione residente.

Grottammare ci sono 951 – il 6,0% della popolazione residente.

Martinsicuro ci sono 2.381 – il 14,7% della popolazione residente

Colonnella ci sono 308 – l’8,5% della popolazione residente.

Cupra Marittima ci sono 415 – il 7,7% della popolazione residente

Ripatransone ci sono 234 – il 5,8% della popolazione residente.

Sant’Egidio alla Vibrata ci sono 988 – il 10,1% della popolazione residente.

Cossignano ci sono 44 – il 5,1% della popolazione residente.

Castignano ci sono 117 – il 4,5% della popolazione residente

Rotella ci sono 62 – il 7,6% della popolazione residente.

Montalto delle Marche ci sono 98 – il 5,1% della popolazione residente.

Montedinove ci sono 48 – il 10,2% della popolazione residente.

Force ci sono 77 – il 6,6% della popolazione residente.

Comunanza ci sono 245 – l’8,3% della popolazione residente.

Montemonaco ci sono 45 – l’8,5% della popolazione residente

Montelparo ci sono 67 – il 9,4% della popolazione residente

Civitella del Tronto ci sono 274 – il 6,0% della popolazione residente

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